Dichiarazione del compagno Georges Ibrahim Abdallah in occasione della Settimana di mobilitazione per la liberazione di Ahmad Sa’adat

Georges Ibrahim Abdallah, il combattente comunista per la Palestina arabo libanese, detenuto da 34 anni in Francia, ha rilasciato una dichiarazione sollecitando una più forte mobilitazione a sostegno della liberazione del leader palestinese Ahmad Sa’adat e dei suoi compagni palestinesi prigionieri nelle carceri israeliane. Questo messaggio audio registrato nella prigione di Lannemezan in Francia è avvenuto in coincidenza con l’evento a Berlino, dove si è lanciata la Settimana di mobilitazione per liberare Ahmad Sa’adat, con iniziative nei paesi di tutto il mondo, dal 15 al 22 gennaio. In precedenza, Sa’adat ha emesso un comunicato dalla priģione israeliana con cui incita a partecipare ad azioni internazionali volte a liberare Georges Abdallah, sottolineando il suo ruolo come leader e compagno del Movimento dei prigionieri palestinesi.

TESTO DICHIARAZIONE DI GEORGES ABDALLAH

Giovedì, 10 gennaio 2019

Amici, sorelle e fratelli, compagni:

Celebriamo il 17° anniversario dell’arresto del nostro leader, il prigioniero Ahmad Sa’adat, in circostanze estremamente complesse e politicamente pericolose; non ultime, le ripercussioni della crisi strutturale che sta colpendo i fondamenti dell’ordine mondiale e rendendo il mondo arabo teatro di contraddizioni fra i vari paesi imperialisti e i loro interessi nella regione. E in questo ambito che assistiamo al propagarsi dell’iniziativa USA oggi nota come “accordo del secolo” e all’incitamento a liquidare la causa palestinese in tutti i suoi aspetti.

Questo “accordo del secolo” non spunta da chissà dove e non ha definito i suoi parametri e costruito le sue basi di notte. È piuttosto il risultato di un processo trentennale iniziato nei primi anni del 1990. In tutto questo periodo è proseguito il “caos creativo”, così come continua oggi nel mondo arabo e in particolare nella Palestina occupata. Questo, accentuato dal persistere di una leadership corrotta nella caccia dell’illusione di soluzioni pacifiche. Illusioni durate qualche tempo, poichè questi leader confondono i loro diretti interessi con i diritti storici del nostro popolo. Sono stati in massima parte questi ultimi ad essere sacrificati sull’altare di immediati benefici per un piccolo settore.

Durante questo processo negoziale hanno sempre urlato slogan a conferma del solo processo di resa: “trattative per realizzare le aspirazioni del nostro popolo”, “lo Stato è prossimo all’obiettivo” e “lo Stato è scolpito nella pietra”.

Attualmente, dove possiamo individuare le “conquiste” di questo percorso negoziale? Cosa hanno prodotto per le nostre masse Oslo, i suoi sinistri accordi e le conseguenze? Brevemente, possiamo dire che il “coordinamento della sicurezza” è l’effetto di questo percorso … Forse l’arresto del nostro compagno e leader, il prigioniero Ahmad Sa’adat da parte dell’Autorità Palestinese è uno dei primi obiettivi del “coordinamento della sicurezza” fra questo settore che controlla il processo decisionale palestinese e le autorità dell’entità sionista. Oggi, non è più sconosciuta o nascosta l’importanza del “coordinamento della sicurezza” non solo per l’entità sionista, ma anche per alcuni dirigenti della AP e dei suoi servizi segreti. Pertanto questi ultimi credono si stia facendo tutto per poter confermare e diffondere ulteriormente questo approccio traditore. Malgrado tutte le dichiarazioni fatte pubblicamente, non è mai cessato il “coordinamento della sicurezza” fra gli organi dell’Autorità e le forze d’occupazione.

In ultima analisi, lo scopo principale del “coordinamento della sicurezza” è stato, salvo il suo ruolo attivo nel reprimere ogni forma di resistenza e la lotta armata in particolare, quello di divulgare una cultura del coordinamento. Si elimina il divieto di trattare con il nemico ,traducendolo in qualche modo in un rapporto fra due vicini piuttosto che un rapporto fra occupato e occupante. Tale è il contesto del fallimento dell’Autorità Palestinese nel denunciare i processi di normalizzazione ufficiali arabi. Con questo approccio, la posizione di questa “Autorità Palestinese” consente la pressione di USA e Israele sulla solidarietà a favore dei prigionieri e delle famiglie dei martiri, nonchè nelle azioni compiute contro Gaza e le masse eroiche di Gaza.

In tale contesto siamo testimoni delle misure repressive inasprite oggigiorno nelle carceri sioniste e, contemporaneamente, dell’attacco portato alle istituzioni interessate alla difesa dei prigionieri della rivoluzione palestinese…Tutto questo è altri numerosi fattori devono spingere chi crede nella causa per riaffermare l’importanza del ruolo di questi uomini, donne e bambini ritti sulla “brace nei castelli della dignità”, i nostri eroici e risoluti prigionieri. Ciò evidenzia pure l’esigenza di porre la questione della loro liberazione in testa alle nostre priorità, non solo come solidarietà politica verso di loro – malgrado l’importanza.

Che la posizione della maggioranza della borghesia araba rientri nel campo del nemico sionista ne fa questo compito -Il compito di liberare i prigionieri della rivoluzione palestinese” – come passo importante verso la “costruzione di un fronte generale di resistenza arabo”.

Saluti alla direzione della rivoluzione palestinese, ai nostri eroici e risoluti prigionieri, e al compagno in prima linea leader Ahmad Sa’adat, Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina!

Certo, costruire un fronte generale di resistenza arabo per contrastare la normalizzazione in  tutte le sue forme!

Gloria perenne ai nostri martiri!

Vittoria per le masse e i popoli in lotta!

Vergogna sui traditori e gli arresi!

Contro l’imperialismo e i suoi cani da guardia – i sionisti e i reazionari arabi!

I miei saluti a tutti voi, il vostro amico Georges Ibrahim Abdallah

 

Da https//:Samidoun.net

 

 

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