Dichiarazione di Georges Abdallah in occasione della manifestazione del 27/6/2020 a Parigi contro l’annessione della Cisgiordania allo stato sionista e a sostegno della Resistenza palestinese

Care/i amiche/i e Care/i compagne/i,

Nel mezzo di condizioni particolarmente difficili, le masse popolari palestinesi e le loro avanguardie rivoluzionarie si battono senza sosta dalla fine degli anni ’60. L’emergenza e l’affermazione della rivoluzione palestinese contemporanea, in seguito alla sconfitta della borghesia araba e dei suoi vari regimi nel 1967, hanno certamente suscitato l’entusiasmo delle masse popolari e delle forze vive nel mondo arabo, soprattutto in Mashrek (Paesi a est del Cairo e a nord della penisola arabica, n.d.t.)… Tuttavia, i reazionari di ogni sorta non hanno mai voluto, e non possono volerlo, coabitare con questo focolaio rivoluzionario in tale regione e garantire in qualche modo una vera Resistenza all’entità sionista che, sia detto di sfuggita, non è semplicemente uno strumento fra tanti al servizio dell’imperialismo per il saccheggio e il dominio nella regione. È effettivamente uno sviluppo organico dell’imperialismo occidentale. Ecco perché la lotta del popolo palestinese assume nella regione un compito ben più complicato di qualsiasi altra lotta di liberazione nazionale contro il colonialismo tradizionale.

Sin dai primi anni ’70, la liquidazione della rivoluzione palestinese occupa il programma delle forze imperialiste e loro sicari reazionari regionali. Da allora si susseguono guerre e massacri e le masse popolari li affrontano con mezzi e capacità disponibili … benché la rivoluzione sia stata “tirata per la manica” (e succede anche oggi) fra due poli: l’uno, continuamente alla ricerca di negoziati e concessioni a qualunque costo e l’altro unito alla Resistenza con ogni mezzo e soprattutto la lotta armata. Si è proceduto a innumerevoli battaglie, alcune sono state perse, altre vinte, ma nel complesso e a dispetto delle perdite e degli errori, le masse popolari sono riuscite a consolidare certe conquiste di cui nessuno oggi può contestare la portata strategica.

Il popolo palestinese è sempre presente e la causa palestinese è più che mai viva: un percorso storico i cui contorni sono segnati dal sangue dei/delle rivoluzionari/e palestinesi e dalla dinamica perpetuata da questi Fiori e altri Leoncini della Palestina – sempre luce, fiaccole della libertà, indomabili eroi che resistono, prigionieri nelle carceri sioniste…

In questi giorni tutti ribadiscono il rifiuto dei tristemente celebri accordi di Oslo. Sarebbe forse utile segnalare che queste iniziative, prevedendo qualunque negoziato e a prezzo di concessioni ben lungi da essere trascurabili, intorno al 1974 periodo coincidente con l’apice della lotta palestinese si sono moltiplicate basandosi su un “programma intermedio”, detto “programma su 10 punti”; poi con l’accettazione delle risoluzioni 242 e 338 al trasferimento del Consiglio nazionale nel 1988; e infine con “Oslo” che non è servito né a bloccare la colonizzazione e la confisca della terra palestinese, né a impedire la giudaizzazione sempre più accelerata di Al-Quds (Gerusalemme, n.d.t.) …

Per oltre 27 anni “loro” hanno continuato a nutrire le illusioni rispetto a uno “Stato realmente sovrano” su meno del 22% della Palestina nell’ambito di un progetto di colonizzazione attiva, una colonizzazione di popolamento; le illusioni dei “due Stati” l’uno accanto all’altro come buoni vicini che hanno litigato per un pezzo di terra: le illusioni sulla capacità dell’entità sionista di vivere semplicemente in tempo di pace e a creare altri rapporti con la regione (e non solo con il popolo palestinese) che non si tradurrebbero in interessi di questo “prolungamento organico dell’imperialismo”.

Dal 1993, le masse popolari palestinesi sono state costrette a subire orribili massacri, un assedio genocida e la detenzione di bambini e famiglie intere, per non parlare della demolizione delle case e altri beni, dato che un ceto di compradores ha potuto intravvedervi fiorire i suoi interessi, immaginando la fine del tunnel!!!

Sicuramente non è una faccenda così minima uscire dalle paludi di Oslo, tanto più che gli strumenti repressivi sono essenzialmente legati ai meccanismi della controrivoluzione, al servizio dell’occupante sionista…

Il popolo palestinese e le sue avanguardie combattenti hanno accumulato lungo l’intero loro percorso di lotta esistenziale il necessario per affrontare la sfida e continuare la lotta fino alla vittoria. Le forze della Resistenza nella regione sono talmente potenti che si può dire con fiducia e senza fanfaronate: la vittoria è più che mai attuale. Naturalmente le masse popolari e le loro avanguardie combattenti detenute possono contare sulla vostra solidarietà attiva.

Che mille iniziative solidali fioriscano a favore della Palestina e della sua gloriosa Resistenza!

La solidarietà, tutta la solidarietà a chi resiste nelle prigioni sioniste, e nelle celle d’isolamento in Marocco, Turchia, Grecia, nelle Filippine e altrove nel mondo!

La solidarietà, tutta la solidarietà ai giovani proletari dei quartieri popolari!

Onore ai Martiri e alle masse popolari in lotta!

Abbasso l’imperialismo e i suoi cani da guardia sionisti e altri reazionari arabi!

Il capitalismo è solo barbarie, onore a tutti quelli e quelle che vi si oppongono nella diversità delle loro espressioni!

Compagni insieme e solo insieme vinceremo!

A tutti voi, compagni/e e amici/e, i miei più calorosi saluti rivoluzionari.

Il vostro compagno Georges Abdallah

Lannemezan, 27 giugno 2020