Dichiarazione del rivoluzionario prigioniero Georges Abdallah

Pubblichiamo la dichiarazione di Georges Abdallah, in occasione dell’iniziativa in suo sostegno organizzata il 12/9/2020 a Parigi dalla Campagna unitaria Ile de France.

Cari/e compagni/e, cari/e amici/amiche

in questo tempo di crisi, catastrofi e grandi lotte, il vostro raduno di questa sera mi riempie di forza e mi riscalda il cuore. Certamente, né i grandi spettacoli di compassione con sfumature neocoloniali, né la strategia della tensione con catastrofi sconcertanti, né la repressione civile a colpi di granate di “disaccerchiamento” e tanto meno la repressione bestiale e l’assassinio di manifestanti potrebbero porre fine alla mobilitazione in atto delle masse popolari nel mondo.

Pandemia o meno, blocco associato a bombardamenti intermittenti a Gaza e rastrellamenti quasi giornalieri all’alba in Cisgiordania e altrove, la lotta continua in ogni forma e si afferma con sempre più determinazione e abnegazione. Pur in presenza di martellamento mediatico, disinformazione e altre manipolazioni nulla cambia, la crisi del sistema è di tale entità che le masse popolari, da un Paese all’altro, vengono spinte imperiosamente a tornare al centro dell’attenzione politica. Non potendo più restare indifferenti al peggioramento delle loro precarie condizioni di vita, escono dal torpore come per incanto e chiedono conto a chi si è creduto intoccabile. Improvvisamente inizia a prendere forma davanti a noi una nuova era, e tante speranze cominciano a profilarsi all’orizzonte.

Nei Paesi della sponda sud del Mediterraneo, la protesta non smette di propagarsi e tradursi in rivolte quasi insurrezionali di tipo particolare. Tuttavia, la diversità delle espressioni di questa lotta, così come l’entusiasmo e la determinazione di alcuni settori delle masse popolari, non possono farci dimenticare le vere contraddizioni dentro il movimento. La stratificazione della classe e la sua debolezza strutturale, la generalizzazione della precarietà esistenziale, e soprattutto l’ampiezza del lavoro informale su scala mondiale, specialmente nei Paesi del Sud, fanno sì che la piccola borghesia e le sue varie proposte abbiano un peso notevole a tutti i livelli e non solo rispetto alla leadership politica del movimento, il che consente uno spazio abbastanza grande alla manipolazione da parte delle forze imperialiste e dei loro cani da guardia reazionari.

Resta il fatto che insieme e solo insieme i proletari e le varie componenti delle masse popolari vinceranno. Certamente è un lungo percorso segnato da insidie e contraddizioni e soprattutto lotta ideologica. Sappiamo per certo che i vari movimenti sociali oggi alla ribalta possono vincere solo se riescono a sbarazzarsi delle scorie della borghesia. Ed è allora e solo in quel momento che il “blocco sociale rivoluzionario” adempirà il suo compito di Soggetto della Storia. È nel corso dello sviluppo della lotta che si costruisce l’identità di classe e si precisa il suo ruolo politico. Non dobbiamo mai dimenticare che il blocco storico dei lavoratori si costruisce e prende forma nella dinamica globale della lotta in tutte le sue componenti.

Per questo, Compagni, siamo chiamati a fare sempre il necessario per promuovere i diversi processi di convergenza delle lotte, a livello locale e regionale e ancor più a livello internazionale. Come vedete, Compagni, la borghesia araba, ora in maggioranza mostra apertamente il suo allineamento nel campo del nemico. Ciò che non manca, da un lato, d’incidere sulla lotta delle masse popolari palestinesi e, dall’altro, di affermare il posto speciale della causa palestinese come una delle principali leve della rivoluzione araba. Ovviamente, la lotta all’interno del blocco sociale della rivoluzione dovrebbe smetterla con il tergiversare e altri compromessi della borghesia per poter fronteggiare ogni proposta “liquidazionista”. La Resistenza palestinese ha e dovrà affrontare il “blocco reazionario arabo-sionista” diretto dalle potenze imperialiste. Naturalmente in Libano, la Resistenza, questo traguardo storico, è la linea rossa che va imperativamente mantenuta come indicatore di ciò che è progressista e rivoluzionario e di ciò che non lo è. Qualsiasi richiesta non legata all’affermazione e allo sviluppo della Resistenza può solo essere condannata. Il Libano di Gouraud è morto. Resta da costruire il nostro, che si realizza nel suo orizzonte arabo, con la liberazione della Palestina, consolidando e generalizzando la Resistenza che ha avuto la meglio sull’occupazione e messo in scacco l’aggressione sionista del 2006.

Che mille iniziative di solidarietà fioriscano a favore della Palestina e della sua promettente Resistenza!

Solidarietà, ogni solidarietà ai combattenti della resistenza nelle carceri sioniste e nelle celle d’isolamento in Marocco, Turchia, Grecia, Filippine e altrove nel mondo!

Solidarietà, ogni solidarietà ai giovani proletari dei quartieri popolari!

Solidarietà, ogni solidarietà ai proletari in lotta!

Onore alle masse popolari yemenite in lotta contro le forze imperialiste!

Abbasso l’imperialismo e i suoi cani da guardia sionisti e altri reazionari arabi!

Il capitalismo è solo barbarie, onore a tutti quelli e quelle che vi si oppongono nella diversità delle loro espressioni!

Insieme Compagni, solo insieme vinceremo!

A tutti voi, Compagni/e e Amici/Amiche, i miei più calorosi saluti rivoluzionari.

Il vostro compagno Georges Abdallah