CCRSRI

 

15 – 29 Gennaio 2020 – Giornate di mobilitazione internazionale per la liberazione di Ahmad Sa’adat e dei/delle prigionieri/e palestinesi

In questi giorni si sta svolgendo una mobilitazione internazionale, indetta dal 15 al 29 gennaio 2020, a sostegno della liberazione di Ahmad Sa’adat e di tutti i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, organizzata dalla “Campagna per la liberazione di Ahmad Sa’adat”, Samidoun (Rete di solidarietà a sostegno dei prigionieri palestinesi) e altre organizzazioni. Ahmad Sa’adat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), è stato arrestato il 15 gennaio 2002 dalla polizia dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) che rappresenta gli interessi della borghesia palestinese, ed imprigionato sotto la sorveglianza delle autorità USA e britanniche. Successivamente nel 2006 le forze di occupazione israeliane l’hanno rapito e condotto in carcere in Israele per poi condannarlo, il 25 dicembre 2008, a 30 anni di prigione. Per il movimento palestinese Ahmad Sa’adat rappresenta il simbolo della lotta contro il sionismo e l’imperialismo. Per la stessa causa sono attualmente detenuti oltre 5.000 prigionieri palestinesi che continuano a lottare contro le vessazioni subite. Così come Georges Abdallah, militante libanese antimperialista e per la causa palestinese, è prigioniero in Francia dall’ottobre 1984.
Il popolo palestinese in questi anni non ha mai smesso di sostenere Ahmad Sa’adat, Georges Abdallah e tutti i prigionieri, considerandoli parte integrante del movimento di lotta contro l’occupante sionista.
Nell’ambito della mobilitazione indetta dal 15 al 29 gennaio, si stanno svolgendo manifestazioni e iniziative in diverse città del mondo, tra cui Parigi, Bruxelles, Vienna, Tolosa, Berna, Goteborg, Wicklow (Irlanda), Annarbor (USA) e Vancouver. In particolare in Libano, nel corso delle proteste antigovernative tuttora in atto, Georges Abdallah, che ha partecipato nel 1982 alle azioni armate contro alti funzionari della CIA e del Mossad, viene considerato dai manifestanti tra i simboli della rivolta popolare che scuote da mesi il Libano.
Il 25 gennaio 2020 è stata indetta una giornata internazionale di mobilitazione contro la guerra all’ l’Iran, all’insegna della parola d’ordine “USA FUORI DAL MEDIO ORIENTE”, con manifestazioni in moltissime città in tutto il mondo.
Anche in Italia attualmente sono numerosi i rivoluzionari prigionieri che resistono nelle carceri, anche da oltre 30 anni, all’isolamento e alle durissime condizioni carcerarie cui sono sottoposti. Anch’essi sono parte integrante del movimento rivoluzionario e per questo devono essere sostenuti sviluppando una mobilitazione contro i regimi di 41bis e di “Alta Sicurezza” e valorizzando la loro identità politica e il loro percorso rivoluzionario.
Una parte del Movimento in Italia da anni porta avanti la lotta a sostegno del popolo palestinese e ai suoi prigionieri. Tra le varie mobilitazioni, in particolare in occasione della manifestazione del 25 Aprile, a Milano da diversi anni viene contestata la presenza della “brigata ebraica”. A seguito della contestazione del 2018, la magistratura ha indagato 5 compagni con l’accusa di istigazione all’odio razziale e altri reati, fissando la prima udienza del processo il 10/3/2020.
In tal senso è già stato lanciato un appello, a cui noi aderiamo, a mobilitarsi contro questo attacco repressivo, a presenziare fuori e dentro il tribunale in occasione dell’udienza e a partecipare alla contestazione della “brigata ebraica” il prossimo 25 Aprile.

SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI PALESTINESI E AI RIVOLUZIONARI PRIGIONIERI DI TUTTO IL MONDO!

CONTRO IL SIONISMO E L’IMPERIALISMO!

RESPINGERE L’ATTACCO REPRESSIVO CONTRO IL MOVIMENTO DI SOLIDARIETA’ ALLA LOTTA DEL POPOLO PALESTINESE!

Gennaio 2020

Collettivo contro la repressione per un Soccorso Rosso Internazionale (CCRSRI)

 

Giugno 2019

19 GIUGNO – SOLIDARIETA’ A RIVOLUZIONARI/E PRIGIONIERI/E
CONTRO IL 41bis, CONTRO LA TORTURA DI STATO

Da mesi si susseguono mobilitazioni contro la repressione sociale. Repressione che è una costante degli ultimi governi ma che diventa sfacciata con questa coalizione fascio-razzista, con decreti governativi che creano uno stato di segregazione per i proletari immigrati e che legittima la violenza nei loro confronti. Le cronache sono ormai piene di queste aggressioni, ma che sono solo una parte di tutto un sistema di repressione che punta a rompere la resistenza e la solidarietà. Così nei decreti “sicurezza” si criminalizzano picchetti di sciopero e blocchi stradali, resistenza agli sfratti e occupazioni di case. A dimostrazione che, attraverso la canea razzista, si punta ad attaccare tutto il movimento operaio e sociale. È un filo nero, di classe, che lega (appunto) queste varie forme e strumenti repressivi. Dallo sgombero dell’Asilo Occupato di Torino, agli arresti di Trento e dintorni, una ventina di compagne/i anarchiche/i, di varie città, ne subiscono l’applicazione. Fino a quella più aberrante, il regime 41bis. Da sottolineare che sono imputati di azioni di lotta, anche (giustamente) violente, in relazione alla solidarietà, alla resistenza dei migranti segregati nei CPR, o per impedirne il rinvio nei lager libici. Cioè lotta e umanità diventano reati, e lo stigma del “terrorismo” plana come massima condanna.
Dal 29 maggio Anna e Silvia, sottoposte ad un’ennesima forzatura di un regime già di Alta Sicurezza nel carcere de L’Aquila sovrastato dal 41bis, hanno dichiarato sciopero della fame. Seguite da altri 5 compagni a Tolmezzo e Ferrara. Oggi siamo qui in loro sostegno, e più in generale in continuità alla campagna contro questa TORTURA DI STATO, campagna che da anni si articola in vari interventi. Va infatti ricordato che Nadia Lioce e altri due militanti delle BR-PCC vivono questa condizione da 15 anni. Mentre un’altra ventina di militanti BR, in carcere da ben 37 anni, vivono nelle sezioni di Alta Sicurezza, il gradino immediatamente sottostante al 41bis.
Nelle motivazioni giuridiche di un tale accanimento, si può leggere tutto il timore che lo Stato ha di fronte alle possibili sollevazioni popolari (tipo i Gilets Jaunes in Francia) e alla loro congiunzione con le tendenze e organizzazioni rivoluzionarie più conseguenti. Quello che negli anni 70 è diventato il loro incubo, e che oggi nella profondità di una crisi capitalistica che sta devastando società e ambiente, rischia di trasformarsi di nuovo in un movimento rivoluzionario . La stessa resistenza dei/lle prigionieri/e è pur sempre una prova di forza delle nostre ragioni, delle possibilità storiche del movimento di classe.

La LOTTA RIVOLUZIONARIA in Italia ha toccato punte molto alte, ha attaccato i governi e impaurito la classe dominante. La loro risposta fu il terrorismo di Stato – esattamente 50 anni fa gli sgherri dei Servizi Segreti fa massacravano 17 persone a Milano in piazza Fontana – e oggi continuano su quella strada. Carceri speciali, 41bis e lager per i migranti ne fanno parte. Un terrorismo interno che è l’altra faccia della medaglia delle loro guerre imperialiste: una fra tutte, la distruzione della Libia. Questo è un aspetto fondamentale, l’Italia come le altre potenze dominanti è impegnata in diverse invasioni territoriali, fra Medio Oriente, Africa e Asia. Invasioni sempre mascherate con le più oscene motivazioni umanitarie, mentre sono sfacciatamente il proseguo dello storico saccheggio coloniale ai danni della gran parte dei popoli. I disastri sociali provocati si misurano appunto con i milioni di profughi, oltre che con la rovina economica di interi paesi. Basti pensare a Libia, Siria e Yemen. Le nobili finalità di sfruttamento e saccheggio sono il filo conduttore che legano lo stesso peggioramento sociale interno, e la loro esigenza di reprimere e militarizzare le società interne. Guerra esterna e guerra interna, ecco come si può spiegare la terribile involuzione di questi anni, e la degenerazione razzista come mobilitazione reazionaria a loro sostegno. Ed ecco come noi possiamo, al contrario, concepire la lotta: un fronte unico del proletariato oltre le frontiere. La solidarietà, dal mondo del lavoro alla resistenza contro la repressione, con chi viene incarcerato a causa della lotta o perché segregato nell’illegalità della condizione migrante, la solidarietà è la nostra base fondamentale.

In questo senso la lotta contro il 41bis, contro i regimi carcerari speciali, fino ai lager per i migranti, è un’unica lotta. SVILUPPIAMO SOLIDARIETA’ E INTERNAZIONALISMO. FRONTE UNITO PROLETARIO, LOTTA DI CLASSE PER LA RIVOLUZIONE.

Soccorso Rosso Internazionale
ccrsri.wordpress.com
proletaritosri.blogspot.com
Il 19 giugno è diventata una ricorrenza internazionale, simbolo dell’eroica resistenza dei/lle prigionieri/e comunisti/e nelle carceri peruviane culminata nel massacro di circa 300 uomini e donne, militanti del PCP-Sendero Luminoso. Questo avvenne nel giugno 1986, come vile rappresaglia del regime contro la forte avanzata della guerra popolare. Nonostante questa barbarie, le forze rivoluzionarie continuarono a svilupparsi, e ancora oggi tengono vivo il Sendero Luminoso

L’AQUILA, TOLMEZZO, FERRARA: CONTRO IL 41BIS, CONTRO L’ISOLAMENTO, LA LOTTA CONTINUA

Domenica 28 aprile si è tenuto il presidio convocato davanti al carcere di L’Aquila. Un centinaio di compagne/i si sono mossi da diverse città, talvolta con tragitti lunghi e scomodi (la città è un’enclave fra gli Appennini abruzzesi). Ma proprio chi veniva da lontano era anche fortemente motivato poiché le tre compagne qui incarcerate recentemente provengono da Torino e Trento. Silvia Ruggeri e Agnese Trentin fan parte delle due ultime retate repressive, quelle che a partire dal 7 febbraio, e insieme allo sgombero dell’Asilo occupato di Torino, hanno segnato questa fase sia di escalation militarizzante del potere sia di una nuova determinazione di lotta che ha attraversato il movimento e alcuni settori proletari. Finalmente si vedono spunti di nuova e più diffusa combattività, di risposta all’opprimente ondata reazionaria che intossica tanti ambiti sociali. E che tutto ciò sia partito dall’attacco all’Asilo non è un caso, perché attorno ad esso, negli anni, si era costruita una realtà di resistenza e solidarietà nei quartieri circostanti. Perché creava aggregazione e comunità contro i poteri, centrali e locali, che all’opposto diffondono disgregazione e disperazione sociali. Quello che nelle politiche urbanistiche si concretizza nei piani di espulsione dei proletari e gentrificazione.
Così è molto significativo che le imputazioni contro le/i compagne/i traducano in associazione sovversiva e terrorismo lotte e militanza solidale a fianco dei settori proletari più sfruttati e oppressi e contro le strutture militari loro indirizzate, come i CPR. Lottare, attaccare queste strutture diventa un crimine. Impoverire, sfruttare popolazioni intere, deportare, affogare migranti, invece, lo chiamano “gestione dei flussi migratori”, o ancor più cinicamente “cooperazione internazionale”. Il rovesciamento della realtà non ha più limiti, una classe dominante semplicemente criminale e terrorista bolla con tali epiteti chi resiste e lotta, magari per la rivoluzione sociale. I nazisti hanno fatto scuola.
Il fatto è che la loro repressione, diventata forma di governo rispetto ad una realtà sociale sempre più insopportabile per tanta gente, si assimila ad una forma di guerra interna, seppur di bassa intensità. Ma è ciò che loro stessi , ogni tanto, dicono. Come il questore di Torino durante gli scontri di febbraio (per non parlare dell’energumeno del Viminale e delle sue continue istigazioni alla violenza di Stato), oppure come dice e fa il governo francese di fronte al grande movimento di massa in corso. E così la forma di carcerazione inflitta a Silvia, Agnese ed Anna ne è un ulteriore salto di qualità: Alta Sicurezza aggravata, informata dal regime 41bis. È grave per le prime due compagne, appena arrestate, e lo è anche per Anna Beniamino che è stata appena condannata a ben 17 anni. Ed è ancor più grave il trattamento perpetuato ai danni di Nadia Lioce che da 15 anni resiste al 41bis.
Per tutti questi (ed altri) motivi ci siamo mobilitati. E contemporaneamente altri due presidi si son tenuti a Tolmezzo e Ferrara, dove sono stati incarcerati altri 7 compagni anarchici, sempre per le stesse retate. La solidarietà con chi viene incarcerato è non solo un dovere, ma una vera e propria linea di fronte dell’attuale guerra di classe. Non solidarizzarsi con i/le nostri/e prigioniere/i, del campo proletario, significa accettare la sconfitta del movimento. Le differenze politiche, ideologiche e di pratiche di lotta sono comunque interne al nostro campo. E sicuramente le pratiche di lotta rivoluzionaria. La repressione è ormai aspetto inerente a qualsiasi lotta di classe, bisogna affrontarla collettivamente, facendone un’occasione di crescita e maturazione per noi stessi. Le barricate han solo due lati!
Nei vari interventi è stato anche sottolineato il rapporto fra questa militarizzazione interna con quella esterna, con l’impegno imperialista italiano in tante aggressioni “umanitarie” nel mondo. La guerra che loro conducono è contro il proletariato internazionale, fatta dei mille modi con cui occupano, sfruttano, deportano e bombardano. Perciò, ancor più, la nostra dimensione è internazionalista: la resistenza dei/lle nostri/e militanti nelle carceri è in rapporto con quelle in Turchia, Kurdistan, Palestina, India, Irlanda, Grecia, USA … è in rapporto con le lotte rivoluzionarie e di liberazione nel mondo.
Il compagno “vento favorevole” avrà portato al di là delle mura, si spera, queste voci. Nonostante le orribili chiusure in plastica oltre le sbarre, a privare le compagne della vista di un orizzonte, abbiamo colto l’agitarsi di qualche straccio a mò di bandiera, e tanto ci basta.

OLTRE LE MURA LA LOTTA CONTINUA – SOLIDARIETA’ ALLE/AI PRIGIONIERE/I DELLA GUERRA DI CLASSE
FRONTE PROLETARIO E INTERNAZIONALISMO PER LA RIVOLUZIONE

Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale
Collettivo Contro la Repressione per un Soccorso Rosso Internazionale

Primo Maggio 2019

 

Coi prigionieri politici palestinesi
Fino alla vittoria!

Nelle carceri israeliane, da febbraio, centinaia di prigionieri politici palestinesi sono stati attaccati e feriti dalle guardie carcerarie, in segno di rappresaglia seguita a una rivolta scoppiata durante un trasferimento da una sezione all’altra. Uno dei principali attacchi è avvenuto il 31 marzo con l’impiego di proiettili, granate assordanti e gas lacrimogeni. Circa 90 prigionieri sono stati ammanettati e legati alle loro brande la notte intera.
In risposta a queste irruzioni, oltre 400 prigionieri in varie carceri sono entrati in sciopero della fame a partire dall’8 aprile, rivendicando quanto segue:
– fine dell’isolamento;
– fine delle irruzioni nelle celle;
– miglioramento dell’assistenza medica;
– installazione di telefoni pubblici.
In solidarietà con questa lotta il compagno Georges Abdallah, detenuto in Francia nel carcere di Lannemezan, è entrato in sciopero della fame coinvolgendo oltre 20 prigionieri politici, fra cui una dozzina di baschi.
A sostegno di questa lotta si sono sviluppate mobilitazioni con cortei, presidi, meeting in molti Paesi europei e in Medio Oriente, dimostrando che la solidarietà è internazionale e sempre più forte e non lascia soli i prigionieri politici palestinesi.
Dopo 8 giorni di sciopero della fame, i prigionieri hanno sospeso lo sciopero essendo riusciti a raggiungere alcuni dei loro obiettivi e la revoca di misure repressive imposte loro dall’anno scorso.
I prigionieri politici palestinesi vantano una lunga tradizione di lotta, già in passato si sono battuti strenuamente contro le pesanti condizioni detentive imposte nelle carceri israeliane. Una delle lotte più incisive si è sviluppata nel 2017 e ha visto la partecipazione di oltre 1.500 prigionieri. Anche in quell’occasione Georges Abdallah si è unito alla lotta coinvolgendo numerosi prigionieri politici marocchini, baschi, tunisini fra gli altri.
La lotta dei prigionieri politici palestinesi è parte dell’irriducibile resistenza del popolo palestinese contro il sionismo e l’imperialismo.
Ma le politiche repressive contro chi resiste e combatte l’imperialismo sono praticate dagli Stati imperialisti nel mondo intero. Infatti, sono centinaia i rivoluzionari prigionieri detenuti nelle carceri in Italia, Turchia, Grecia, Europa e India, solo per citare alcuni significativi esempi.
La loro resistenza alle dure condizioni carcerarie va sostenuta in quanto rientra nella lotta più generale del proletariato e dei popoli oppressi contro il capitalismo nella sua fase imperialista.
Costruire e sviluppare la solidarietà di classe internazionale!
Chi dimentica i prigionieri della guerra di classe, dimentica la guerra di classe stessa!
Abbattere il capitalismo!

Collettivo contro la repressione per un Soccorso Rosso Internazionale (CCRSRI)

 

Resoconto della Settimana di mobilitazione internazionale per la liberazione del rivoluzionario prigioniero Georges Abdallah (rinchiuso da oltre 34 anni nelle prigioni francesi)

Report mobilitazione internazionale per Georges Abdallah – ottobre 2018 –

Nell’ambito della Settimana internazionale di mobilitazione in solidarietà verso Georges Abdallah e tutti i prigionieri palestinesi (17-24 ottobre), il Fronte Palestina-dalla solidarietà alla lotta internazionalista, il Collettivo Contro la Repressione per un Soccorso Rosso Internazionale, il Soccorso Rosso Proletario e il Coordinamento lombardo Palestina, organizzano una giornata di lotta in sostegno dei rivoluzionari prigionieri Georges Abdallah, Ahmad Sa’adat e Raja Eghbarieh.

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Il 28 settembre si è concluso il processo contro la militante delle BR-PCC Nadia Lioce con l’assoluzione della compagna. Di seguito il report della giornata di lotta.

Report presidio L’Aquila 28 settembre 2018 (aggiornato)

Il 28 settembre, al Tribunale de L’Aquila, riprenderà il processo contro la militante delle BR-PCC Nadia Lioce, arrestata nel 2003 e sottoposta ininterrottamente in regime di 41-bis dal 2005. 
Anche per questa udienza, alla quale la compagna parteciperà (come sempre) in videoconferenza, è stata indetta una mobilitazione nazionale e sono previsti due presidi a L’Aquila:

  • ore 09.00 davanti al tribunale de L’Aquila
  • ore 14.00 davanti al carcere

Per l’occasione, insieme ai Proletari Torinesi per un Soccorso Rosso Internazionale diffondiamo questo manifesto.

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Oltre alla compagna Nadia Lioce, sempre dal 2005 sono detenuti in 41-bis altri due militanti delle BR-PCC (pure loro arrestati nel 2003 e reclusi nelle carceri di Spoleto e Opera). 

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Report manifestazione per Abdallah – Parigi, giugno 2018 –

Dichiarazione di Georges Abdallah – giugno 2018 –

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In onore del compagno Gianfranco Zoja

Striscioni esposti alle manifestazioni del 25 aprile e del 1° maggio in occasione della mobilitazione nazionale indetta a sostegno della compagna Nadia Lioce processata a L’Aquila il 4 maggio.

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IL 4 MAGGIO TUTTI A L’AQUILA PER IL PROCESSO ALLA COMPAGNA NADIA LIOCE!

In occasione della mobilitazione nazionale indetta per il 4 maggio a L’Aquila -a sostegno della compagna Nadia Lioce sotto processo e per rilanciare la lotta contro il 41-bis, il carcere e la repressione- pubblichiamo questi materiali che abbiamo diffuso nel corso della manifestazione del 25 aprile a Milano: la locandina è stata realizzata insieme ai Proletari Torinesi per il SRI

LOCANDINA 4 MAGGIO

FLYER 4 MAGGIO

VOLANTINO 4 MAGGIO

Diffondiamo questo comunicato, scritto dai Proletari torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale e dal Collettivo Contro la Repressione per il Soccorso Rosso Internazionale, in risposta alle misure repressive seguite alla manifestazione del 24 novembre 2017 tenutasi a L’Aquila in solidarietà alla compagna Nadia Lioce.

31 DENUNCE CONTRO LA SOLIDARIETA’ RIVOLUZIONARIA

Nei mesi di febbraio e marzo sono state emesse finora 31 denunce per la manifestazione di solidarietà con la militante delle BR-PCC Nadia Lioce, sotto processo a L’Aquila, lo scorso 24 novembre.  Processo intentato a Nadia proprio per le proteste che lei ha continuato a effettuare nonostante e contro le terribili restrizioni imposte dal regime carcerario 41bis.  La resistenza, la forza politica e ideologica, ammirevoli, di Nadia come di Roberto Morandi e Marco Mezzasalma (gli altri due compagni delle BR-PCC sottoposti a tale regime) hanno trovato il sostegno di diversi ambiti del movimento antagonista. Sostegno sviluppato da molti anni, e che quel giorno ha visto convergere militanti da nord a sud – da Ivrea a Palermo – in tribunale e fin sotto il carcere di L’Aquila.

Una giornata molto intensa, determinata, che ha espresso un buon livello anche nei contenuti da dare alla mobilitazione contro la repressione in generale.  Gli stessi collettivi e gruppi partecipanti sono significativi di realtà sociali, di lotta, che costantemente fanno fronte a una ridefinizione sempre più autoritaria dello Stato.  E proprio questo si è voluto marcare: l’unità nei fatti che esiste fra diverse istanze della resistenza militante, proletaria che, nella diversità di forme e modi dell’impegno, affrontano lo stesso sistema e portano avanti simili obiettivi di emancipazione politica e sociale.  All’apice di questo confronto stanno le istanze rivoluzionarie più determinate, come le BR-PCC, e le pratiche più terroristiche dello Stato borghese.  Il regime carcerario 41bis ne è la peggior rappresentazione.

Così si spiega l’attacco ostinato dello Stato nell’isolare, mettere a tacere, annientare quest* militanti prigionier*.  Perciò la repressione si estende contro le iniziative solidali e di controinformazione.  31 denunce per “manifestazione non autorizzata” sull’ottantina di partecipanti alla protesta.  Intimidazione e deterrente a proseguire nella mobilitazione, che prevede un’altra data importante il 4 maggio 2018, giorno di un’altra udienza processuale per Nadia.

Continuiamo e rafforziamo questa lotta, questa solidarietà. È interesse di tutt* contrastare la repressione ai suoi più alti livelli, perché la loro esistenza ricade e influisce su tutti gli altri, alimentando paura e ricatto.

Facciamo di questa lotta un’occasione di unità, di fronte comune, da far valere poi in tutti i settori dove interveniamo.  La situazione più evidente oggi è il dilagare della violenza contro qualsiasi lotta e contro il proletariato immigrato in particolare: lo squadrismo fascio-razzista è ausiliario a quello poliziesco-istituzionale.

Facciamo fronte comune contro l’intensificazione della repressione e militarizzazione.  È condizione vitale per lo stesso sviluppo delle lotte, per la stessa sopravvivenza di molt* proletar*, di molt* militanti.

 41BIS = TORTURA!  CONTRO IL 41BIS!

DIFENDERE I/LE PRIGIONIERI/E DELLA GUERRA DI CLASSE

RILANCIARE LA SOLIDARIETA’ DI CLASSE E MILITANTE

UNITA’ NELLE LOTTE – UNITA’ CONTRO LA REPRESSIONE

 

Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale

Collettivo Contro la Repressione per il Soccorso Rosso Internazionale

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Pubblichiamo questo manifesto che abbiamo prodotto e diffuso in occasione delle elezioni del 4 marzo.

CCRSRI – MANIFESTO ANTIELETTORALE

IL COMPAGNO AUGUSTO VIEL CI HA LASCIATI.

Vogliamo ricordare anche noi il compagno, diffondendo questa mail giunta alla lista “noalgabbione” e una lettera aperta che Augusto scrisse nel 2015, diffusa su informa-azione.info.

Ciao Tino, un abbraccio.

“Da qualche ora Tino non è più con noi. Come molti sanno era ammalato da un po’, ma no, non ci diamo pace.Tino era un compagno ed un amico al quale non riusciamo a rinunciare.

Speriamo che molti e molte siano presenti al funerale, per questo diamo la notizia per tempo anche se ancora non sappiamo se questo si terrà giovedì o venerdì presso il tempio laico del cimitero di Staglieno a Genova.

Domani daremo ragguagli.

Le ultime parole che gli abbiamo sentito dire sono state “forza Lioce”, poco prima che partissimo per l’Aquila. E con questo abbiamo detto tutto”.

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tratto da http://www.informa-azione.info

Lettera aperta di Augusto “Tino” Viel sul libro “Animali di periferia”

Created 02/02/2015 – 11:11

Riceviamo e diffondiamo una lettera aperta di Augusto “Tino” Viel sul libro “Animali di periferia” di Donatella Alfonso:

Il sottoscritto Augusto Viel,  più conosciuto come Tino, ripudia con piena coscienza il libro “Animali di periferia” di Donatella Alfonso, testo con tanto di prefazione di  Nando Dalla Chiesa, figlio del ben noto generale.
Preciso che non nutro nei confronti di Nando Dalla Chiesa sentimenti di astio particolare dovuti al fatto che suo padre si rese responsabile  della repressione e della morte di tanti compagni.
L’utilizzo dei testi delle interviste di Donatella Alfonso è stata pilotato dal PD e Augusto Viel c’è cascato come un belinone fiducioso della presenza di Mario Rossi e Gino Piccardo che, invece, conoscevano dagli inizi gli intenti della giornalista e del partito.
Già il titolo del libro mi angoscia: Tino non si ritiene un animale, ma un compagno cresciuto nella sua rabbia sociale e rivendica il percorso della XXII ottobre, meteora dirompente contro il potere stragista.
Per finire (ma la vicenda è tutt’altro che finita…….. c’è ancora da dire, questa è solo una ciliegina) voglio ricordare in particolare il compagno Riccardo Dura, vissuto anche lui col sangue agli occhi. Era un mio amico e compagno, c’eravamo conosciuti nel ‘67 nella  sede del gruppo marxista leninista di Genova Pegli. Riccardo, dopo il mio arresto, andava appena poteva a trovare mia madre, sfidando i controlli. Quando è stato massacrato, vigliaccamente nel sonno, mia madre ha pianto come se fosse un suo figlio.
Onore ai compagni  ammazzati in via Fracchia dagli uomini di Carlo Alberto dalla Chiesa.
Per ultimo: Tino non fa paranza con nessun gruppo, va dove si sente di andare.

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24 NOVEMBRE, L’AQUILA: REPORT DELLA MOBILITAZIONE

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A seguito di una battitura di protesta avvenuta nel carcere de L’Aquila circa tre anni fa, la militante delle BR-PCC Nadia Lioce è stata accusata di “disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone” e di “oltraggio a pubblico ufficiale” per aver insultato uno sbirro della Penitenziaria.

Venerdì 24 novembre, sempre a L’Aquila, è ripreso il processo contro la compagna (iniziato nell’estate di quest’anno) la quale, arrestata nel 2003 e detenuta dal 2005 in regime di 41-bis, ha partecipato all’udienza tramite videoconferenza.

In occasione di quest’udienza è stata indetta una mobilitazione nazionale allo scopo di ribadire solidarietà militante intorno alla rivoluzionaria prigioniera e opposizione altrettanto militante al carcere e al 41-bis.

A questa giornata di lotta abbiamo partecipato come Soccorso Rosso Internazionale.

Circa settanta compagn*, provenienti da Ivrea, Biella, Genova, La Spezia, Milano, Bologna, Firenze, Roma, L’Aquila, Napoli, Taranto, sono confluiti davanti al tribunale de L’Aquila.

Nel corso del presidio un consistente numero di compagn* è entrato nell’aula in cui si stava svolgendo il processo, srotolando uno striscione e intonando slogan: una presenza insopportabile per la Corte e i PM, i quali hanno ordinato perciò lo sgombero immediato dell’aula per mano di sbirri e carabinieri.

Nel frattempo, all’esterno del tribunale i compagni e le compagne rimast* hanno mantenuto il presidio e affisso striscioni in solidarietà a Nadia e contro il carcere e il 41-bis, in presenza di un ingente schieramento di sbirraglia varia.

Infine, grazie a RadiAzione, siamo riusciti a diffondere nel corso della mattinata stessa un resoconto dell’iniziativa e diversi aggiornamenti.

L’Aquila, presidio di solidarietà al tribunale per Nadia contro il 41bis

Conclusasi l’udienza, nel corso della quale la compagna ha depositato agli atti un documento-dichiarazione, il presidio si è sciolto.

A quel punto ci si è diretti al carcere in cui la compagna è detenuta per ricostituire lì un secondo presidio e dovendo, anche in questo caso, far fronte a un consistente schieramento di polizia.

Davanti al carcere, attraverso degli altoparlanti, alcun* compagn* hanno avuto modo di portare degli interventi. Come SRI abbiamo quindi colto l’occasione per esprimere solidarietà nei confronti della compagna in termini di classe, militanti, rivoluzionari e internazionalisti.

In contemporanea all’iniziativa de L’Aquila, si è svolto davanti al tribunale di Torino un ulteriore presidio in solidarietà alla compagna sotto processo e contro il carcere e il 41-bis e al quale come SRI abbiamo partecipato.

La prossima udienza è stata fissata, sempre al tribunale de L’Aquila, il 4 maggio 2018.

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Contro la tortura dell’isolamento! Solidarietà ai militanti delle BR-PCC in 41-bis!

Venerdì 24 novembre
 
ore 09.00
 
Tribunale de L’Aquila
 
Presidio in solidarietà alla rivoluzionaria prigioniera Nadia Lioce sotto processo

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L’UNICA GIUSTIZIA E’ QUELLA PROLETARIA!

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IL 24/11/2017, A L’AQUILA, RIPRENDERA’ IL PROCESSO CONTRO LA COMPAGNA NADIA LIOCE, DETENUTA IN 41-BIS, ACCUSATA DI AVER INSULTATO UNO SBIRRO DELLA PENITENZIARIA E DI “DISTURBO DELLE OCCUPAZIONI E DEL RIPOSO DELLE PERSONE”A SEGUITO DI UNA BATTITURA DI PROTESTA CHE LA COMPAGNA AVREBBE EFFETTUATO CIRCA TRE ANNI FA DENTRO IL CARCERE DE L’AQUILA. 

LA COMPAGNA, MILITANTE DELLE BR-PCC, DAL 2005 E’ DETENUTA IN 41-BIS, MASSIMO LIVELLO DI COERCIZIONE CARCERARIA CHE PREVEDE ISOLAMENTO TOTALE E PESANTISSIME RESTRIZIONI.        

COSI’ COME LEI, ANCHE ALTRI DUE RIVOLUZIONARI DELLE BR-PCC SONO RISTRETTI  DAL 2005 IN 41-BIS.

L’ACCANIMENTO DELLO STATO CONTRO QUESTI TRE COMPAGNI E CONTRO TUTTI GLI ALTRI RIVOLUZIONARI PRIGIONIERI DETENUTI IN ITALIA IN REGIME DI ALTA SICUREZZA (AS-2), ALCUNI DEI QUALI IMPRIGIONATI DA PIU’ DI 30 ANNI, E’ MOTIVATO DAL FATTO CHE LA LORO LOTTA RAPPRESENTA IL PUNTO PIU’ ALTO DI CONFLITTO CONTRO LO STATO IL QUALE, DI CONSEGUENZA, APPLICA I DISPOSITIVI REPRESSIVI CARCERARI PIU’ ELEVATI, SIA PER SPINGERE I COMPAGNI A RINNEGARE I LORO PERCORSI RIVOLUZIONARI E INDURLI A RICOLLOCARSI NEGLI EQUILIBRI DEL SISTEMA DOMINANTE, SIA COME MONITO, ALL’ESTERNO, PER CHI LOTTA AL DI FUORI DELLE REGOLE IMPOSTE DALLO STATO.    

LA SOLIDARIETA’ CHE DOBBIAMO SVILUPPARE NEI CONFRONTI DEI RIVOLUZIONARI PRIGIONIERI DEVE ESSERE FINALIZZATA A SOTTOLINEARE L’IMPORTANZA DELLA LOTTA RIVOLUZIONARIA CHE I COMPAGNI HANNO CONDOTTO E CHE NON HANNO MAI SVENDUTO E DELLA RESISTENZA CHE TUTTORA ATTUANO, PERCHE’ QUESTO RAFFORZA TUTTI I COMPAGNI CHE OGGI FUORI LOTTANO CON UNA PROSPETTIVA RIVOLUZIONARIA PER ABBATTERE QUESTO SISTEMA CHE CONTINUA A PRODURRE SEMPRE PIU’ SFRUTTAMENTO E PRECARIETA’ PER I PROLETARI.

SOSTENIAMO LA COMPAGNA NADIA LIOCE CON SPIRITO DI LOTTA E DI RESISTENZA, PERCHE’ LA SOLIDARIETA’ E’ LOTTA E RAFFORZA ANCHE I RIVOLUZIONARI PRIGIONIERI.         

SOLIDARIETA’ A TUTTI COLORO CHE NEL MONDO VENGONO REPRESSI PERCHE’ PROTESTANO, LOTTANO E SI ORGANIZZANO CONTRO LA CLASSE DOMINANTE!
ABBATTERE IL CAPITALISMO!

                          Collettivo  Contro la Repressione per il Soccorso Rosso Internazionale                                           ccrsri.wordpress.com

NADIA LIOCE

RISPETTARE L’IDENTITA’ DELLE/I PRIGIONIERI/E RIVOLUZIONARI/E

In occasione della mobilitazione a sostegno di Nadia Lioce, nella sua resistenza contro il 41bis (e degli altri due militanti BR-PCC sottoposti a questo regime detentivo), si sono levate alcune voci in forte contraddizione con la loro identità, con il senso della loro coerenza.

Da un lato rifanno capolino gli arresi e artefici della capitolazione che promossero la “soluzione politica”. Questa proposta, come già si capisce dall’ipocrisia dei termini, ha significato prendere impegno con lo Stato a che non si ripresenti piu’ lotta armata, organizzazione politico-militare, insomma tentativi rivoluzionari. A queste condizioni, molti ex militanti ottennero notevoli benefici di legge. La “soluzione politica” è sempre stata combattuta da chi ha continuato a porsi in una prospettiva di lotta rivoluzionaria, che seppur in considerazione di tempi e contesti differenti, sarà sempre lo sbocco giusto e necessario alla lotta di classe.

Da un altro lato, vengono prese iniziative inappropriate, incoerenti, da parte di gruppi di movimento o di organizzazioni comuniste legali, come la petizione contro il 41bis da rivolgere alle massime autorità statali, fra cui l’emerito presidente della repubblica: il capo dello Stato! Questa iniziativa è uno sgorbio, un’assurdità! Sopratutto se si considera che Nadia Lioce e i suoi compagni non ne vogliono minimamente sapere e che trovano oltraggiosa una tale iniziativa, che l’hanno fatto sapere e che comunque è assolutamente in contrasto con la loro storia, con la loro fermezza, con la loro continuità militante che stanno pagando a caro prezzo.

Purtroppo certi gruppi giustificano ogni cosa con il tatticismo. Mentre un modo rispettoso di praticare il sostegno alle/i militanti imprigionate/i consiste nel difenderli in quanto soggetti vivi nello scontro di classe, proprio nelle loro motivazioni essenziali. E pur non entrando nel merito delle questioni di linea e di organizzazione, ne va difesa la base essenziale e comune a tutte le forze comuniste autentiche: una prassi coerente con la tendenza alla guerra di classe.

Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale

Ottobre 2017


SOLIDARIETA’ RIVOLUZIONARIA A* COMPAGN* ATTACCATI DALL’OPERAZIONE “SCRIPTA MANENT”

Il 16 novembre, a Torino, è iniziato il processo contro 29 compagn* indagat* nell’ambito dell’Operazione “Scripta Manent”.

In occasione dell’udienza si è tenuto, davanti l’aula bunker del carcere “Le Vallette”, un presidio solidale al quale come CCRSRI, insieme ai Proletari Torinesi per il SRI, abbiamo partecipato e che ha visto la presenza di circa un’ottantina tra compagne e compagni.

Un numeroso gruppo di solidali ha poi deciso di entrare in aula per ribadire la propria vicinanza rivoluzionaria verso tutti gli imputati e per sostenere con slogan e applausi i compagni presenti all’udienza -dei quali uno in videoconferenza- nel corso della lettura dei rispettivi documenti.

Terminate le dichiarazioni, i solidali hanno lasciato l’aula intonando slogan e lanciando insulti contro magistrati, sbirri e carabinieri.


FABIO RAVALLI E’ UN MILITANTE DELLE BR-PCC DETENUTO NEL CARCERE DI TERNI.

ARRESTATO NEL 1988, DOPO 30 ANNI DI ISOLAMENTO LA BORGHESIA NON E’ RIUSCITA AD ANNIENTARLO.
IL COMPAGNO NECESSITA DI IMPORTANTI CURE MEDICHE:
il Collettivo Contro la Repressione per un Soccorso Rosso Internazionale e il Collettivo Cordatesa
ORGANIZZANO DOMENICA 29 OTTOBRE AL FOA BOCCACCIO DI MONZA UN BENEFIT A SOSTEGNO DEL COMPAGNO.
IN ALLEGATO LA LOCANDINA DELL’INIZIATIVA.
FABIO RESISTE! FABIO TIENE ALTA LA TESTA!
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In occasione del processo tenutosi contro la compagna Nadia Lioce, come Collettivo abbiamo portato un nostro contributo a sostegno della militante rivoluzionaria nel corso della diretta di Radio Blackout di questa mattina. Qui sotto riportiamo il link.
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Venerdì 15 settembre, a L’Aquila, si terrà un processo contro la compagna Nadia Lioce (detenuta in regime di 41-bis da 12 anni). 
In occasione di questo fatto diffondiamo come Collettivo una nostra locandina, insieme all’appello del Soccorso Rosso Internazionale.
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L’unica giustizia è quella proletaria – Solidarietà alla compagna Nadia Lioce – CCRSRI

Comunicato del CCRSRI sui fatti di Amburgo

Solidarietà ai compagni sotto processo per l’operazione Scripta Manent. Il 5 giugno, presidio a Torino.

Ancora sulla manifestazione di Roma… e non solo.


Come CCRSRI, sabato 25 marzo abbiamo partecipato al corteo contro l’Unione Europea, la NATO e l’Euro che si è tenuto a Roma in occasione del vertice dei 28 capi di Stato e di governo presenti nella Capitale per la celebrazione del 60° anniversario dei Trattati di Roma.
Ancor prima che la manifestazione iniziasse, si apprendeva che alcuni pullman e macchine sui quali viaggiavano circa 160 compagni e compagne diretti a Roma per partecipare al corteo erano stati fermati dalla polizia, per poi essere portati in un C.I.E e sottoposti al fermo preventivo.
Nelle ore successive, si apprendeva che la misura del fermo preventivo aveva colpito centinaia di compagni e compagne, alla quale si devono aggiungere i numerosi fogli di via (24 nella sola giornata di sabato) disposti dalla Questura, oltre a quelli già emessi nelle giornate precedenti, e 2.000 identificazioni.
Qui sotto, diffondiamo un nostro comunicato.

«Oggi è stata una bella giornata per l’Italia e l’Europa»: queste le parole del ministro dell’Interno italiano Minniti, a conclusione della giornata di ieri a Roma che ha visto migliaia di persone manifestare contro l’Unione Europea, la NATO e l’Euro.

Il suddetto ministro, (già noto alle cronache mondane come fedele esecutore delle politiche dei governi D’Alema, poi sottosegretario ai Servizi Segreti dei governi Letta e Renzi e ora artefice delle “politiche soft” di riapertura dei CIE e di raddoppio delle espulsioni per gli immigrati in Italia..), ha però omesso di ricordare che il costo di questa “Grande Bellezza” romana è stato il fermo preventivo in un Centro di Identificazione ed Espulsione e per tutta la durata della manifestazione di 160 compagni/e provenienti da tutta Italia (per lo più da Val di Susa, Torino e Nordest) impedendone di fatto la partecipazione.

Con questo provvedimento di stampo limpidamente fascista, insieme ai numerosissimi fogli di via, il governo e lo stato imperialista italiano hanno inteso tutelare la (pacifica) firma apposta ai trattati dell’Unione, al fine di continuare le (pacifiche) politiche di austerità e di guerra a carico della classe e delle masse popolari indigene e immigrate.

Esprimendo la nostra solidarietà militante e di classe ai/lle fermati/e, ricordiamo l’adagio “Chi semina vento..”

CCRSRI

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Pubblichiamo l’audio dell’intervento completo che, come CCRSRI, abbiamo esposto alla conferenza del 25 febbraio su “Implementazione del modello sionista nello Stato italiano” organizzata dal Fronte Palestina.

https://drive.google.com/file/d/0BySVOGSxpuTYblh3bEV3djdSSm8/view?usp=drive_web

Intervento Villa Pallavicini – Testo dell’intervento

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Il 25 febbraio alla Villa Pallavicini di Milano, il Fronte Palestina ha tenuto un incontro nazionale su “Implementazione del modello sionista nello Stato italiano”, al quale hanno partecipato circa 70 compagni. 

La giornata ha visto la partecipazione anche di Samidoun (network di solidarietà per i prigionieri palestinesi, con sede in Nord America), il cui intervento, tradotto in italiano, verrà presto pubblicato su questo blog.
Come CCRSRI abbiamo partecipato alla giornata con un nostro intervento, del quale riportiamo qui sotto una sintesi.

Non c’è solidarietà al popolo palestinese e alla sua Resistenza, senza solidarietà ai suoi prigionieri!

Ad oggi, nelle carceri sioniste e in quelle dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), risultano detenuti circa 7.000 palestinesi, molti dei quali sottoposti al regime di detenzione amministrativa.

Da sempre, il popolo palestinese e le Organizzazioni impegnate nella causa di liberazione nazionale rivendicano la solidarietà ai propri prigionieri. Dal punto di vista politico si tratta di un fatto estremamente importante. Nelle carceri d’Israele e in quelle della collaborazionista ANP vengono imprigionati quanti hanno fatto ricorso a pratiche e contenuti oggettivamente di rottura rispetto agli interessi degli oppressori imperialisti e dei loro complici nell’area. Un popolo schierato a difesa dei suoi prigionieri è un popolo schierato a difesa di quelle pratiche e di quei contenuti che, nei fatti, hanno teso ad ostacolare i progetti imperialisti su quelle terre.
Uno degli obiettivi perseguiti dall’imperialismo è il raggiungimento della pacificazione forzata in Palestina, condizione necessaria (anche se certo non sufficiente) per tentare di reimpostare un “ordine” in Medioriente. Contro questi tentativi, la solidarietà del popolo palestinese ai suoi prigionieri continua a imporsi quale spina nel fianco, anche e soprattutto in relazione al carattere di massa e di popolo della repressione sionista e collaborazionista in Palestina.
La Resistenza palestinese, del suo popolo e dei suoi prigionieri, si è sempre caratterizzata in termini antimperialisti. In tal senso, il rivoluzionario prigioniero Georges Abdallah (militante del FPLP prima e delle Frazioni Armate Rivoluzionarie Libanesi poi, detenuto da più di 30 anni nelle carceri francesi) è una delle figure più rappresentative.
Intorno al compagno, nel corso degli anni, si è andata sviluppando una solidarietà sempre più internazionale, coinvolgendo non solo militanti antagonisti in Europa e negli USA ma anche –e soprattutto- le masse popolari in nord Africa e Medioriente.
In tutti questi anni di prigionia, Abdallah ha espresso solidarietà nei confronti della lotta dei popoli oppressi e dei loro prigionieri: ad esempio, dalla Palestina al Kurdistan fino al Maghreb.  Sempre nel segno dell’antimperialismo e dell’internazionalismo, si è schierato a fianco delle lotte dei rivoluzionari prigionieri in tutto il mondo, come dimostra, ad esempio, la sua solidarietà manifestata in sostegno dei compagni turchi detenuti in lotta contro le celle di Tipo F.
Solidarietà nei confronti del popolo palestinese, della sua Resistenza e dei suoi prigionieri è stata espressa anche da parte di diversi rivoluzionari prigionieri in Grecia.
Oltre alla Palestina e ad altre realtà quali i Paesi Baschi, l’Irlanda del Nord, il Kurdistan, etc, anche in altri differenti contesti la solidarietà ai rivoluzionari prigionieri assume un carattere di massa e di popolo: pensiamo, infatti, all’India, alla Turchia e al Perù, Paesi nei quali le Organizzazioni comuniste si fanno carico dell’organizzazione e dello sviluppo della solidarietà verso quanti vengono colpiti dalla repressione per le loro lotte.
In quasi tutti gli Stati del centro imperialista, però, la solidarietà ai rivoluzionari prigionieri deve fare i conti con condizioni molto difficili. Nonostante gli ostacoli, in alcuni di questi Paesi vi sono parti del movimento antagonista che hanno assunto quale parte irrinunciabile della propria lotta anche il sostegno ai propri prigionieri. In tal senso, la Grecia ci offre un importante esempio, dimostrato dalle numerose mobilitazioni durante la lotta contro l’isolamento carcerario (prigioni di tipo C) di qualche anno fa o le manifestazioni e le azioni in queste settimane, in risposta all’arresto del 5 gennaio di 2 militanti dell’Organizzazione Lotta Rivoluzionaria.
Molti palestinesi, baschi, irlandesi, kurdi, indiani, peruviani, etc, detenuti per la loro lotta, sono sottoposti a durissime condizioni di isolamento. Gli Stati ricorrono a questa misura carceraria allo scopo di piegare i prigionieri e annullarne l’identità politica, nel tentativo di utilizzarli per influire in termini controrivoluzionari sullo sviluppo dei processi di liberazione nazionale o di guerra popolare. Ciascuno Stato inserisce la tortura dell’isolamento nel quadro di una strategia più complessiva, che lo vede impegnato nello scontro militare contro le Organizzazioni rivoluzionarie, nella repressione diretta contro i movimenti impegnati nel sostegno ai propri prigionieri e nei tentativi di condizionare alcuni settori delle masse popolari –alternando repressione e riforme- con l’obiettivo di ricondurle a sé o di impedire un loro avvicinamento alle causa di emancipazione.
Anche in altri Paesi del centro imperialista, nel tentativo di contrastare il processo rivoluzionario che si andava sviluppando dalla seconda metà degli anni ’60, gli Stati decisero di ricorrere ad un certo momento alla tortura dell’isolamento, tentando di legittimarla con la logica “dell’emergenza contro il terrorismo” per poi renderla elemento strutturale nella gestione dei più acuti conflitti di classe.
Oltre agli USA, alla Gran Bretagna e alla Germania (per citare solo alcuni dei Paesi nei quali si sono sviluppati regimi di isolamento molto duri), troviamo: in Spagna, i FIES; in Turchia, le prigioni di Tipo F; in Grecia, le celle di Tipo C; etc.
In Italia, superata la fase delle carceri speciali, i vari Governi elaborarono politiche detentive concretizzatesi nell’applicazione dell’art. 90 e, in seguito, nei regimi di Elevato Indice di Vigilanza (EIV) prima e di Alta Sicurezza (AS1-AS2-AS3) poi.
Ad oggi, infatti, sono detenuti in regime di Alta Sicurezza numerosi compagni (Alessandria, Ferrara, Terni, Latina, etc.). Diversi di loro, prigionieri da molti anni, sono militanti di Organizzazioni rivoluzionarie e alcuni, prima di essere posti in AS, sono stati sottoposti all’isolamento previsto dall’art. 90 prima e dall’EIV poi.
A partire dal dicembre del 2002, nel contesto generale della lotta al terrorismo internazionale e in quello specifico della ripresa dell’attività rivoluzionaria in Italia, il 41-bis venne esteso anche ai condannati per terrorismo ed eversione. E’ così che, dal 2005, sono sottoposti continuativamente in regime di 41-bis tre rivoluzionari prigionieri e militanti delle BR-PCC arrestati nel 2003, detenuti a L’Aquila, Spoleto e Opera.
La solidarietà ai rivoluzionari prigionieri di tutto il mondo e ai popoli e alle masse popolari attaccate e  represse per le loro lotte è un dovere irrinunciabile per chiunque intenda porsi sul terreno dell’internazionalismo proletario. Per questa ragione, vogliamo ancora una volta ribadire che non può esistere solidarietà al popolo palestinese e alla sua Resistenza senza solidarietà ai suoi prigionieri!

A fianco dei rivoluzionari prigionieri di tutto il mondo!
A fianco dei popoli e delle masse popolari attaccate e represse per le loro lotte!
Per l’internazionalismo proletario!


15 anni fa, il Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Ahmad Sa’adat, veniva rapito dall’Autorità Nazionale Palestinese per volere di Israele, degli Usa e dei loro alleati. 

8 anni fa, Sa’adat veniva condannato da un tribunale militare sionista a 30 anni di reclusione.

Nelle giornate del 13-14-15 gennaio 2017 si è svolta una mobilitazione internazionale in suo sostegno e in solidarietà a tutti i prigionieri palestinesi.

A Milano, questa mobilitazione è venuta a coincidere con un presidio tenutosi il 14 gennaio sotto il carcere di Opera a sostegno dei detenuti in lotta e, in generale, di quanti ogni giorno nelle carceri di tutta Italia resistono e non si piegano.

Secondo noi, ogni momento di lotta contro il carcere e la repressione dovrebbe includere sempre un riferimento alla situazione internazionale e, quindi, alle lotte dei detenuti e alla resistenza dei rivoluzionari prigionieri nelle varie carceri del mondo. Lotte e resistenze che, spesse volte, si oppongono alla tortura dell’isolamento messa in pratica dagli Stati allo scopo di piegare i prigionieri, annullarne l’identità, estorcere delazioni e fabbricare collaboratori. 

Proprio nel carcere di Opera, ad esempio, è recluso in regime di 41-bis il militante delle BR-PCC Marco Mezzasalma. Il compagno è sottoposto a tale regime di isolamento dal 2005, insieme ad altri due militanti delle BR-PCC, Nadia Lioce e Roberto Morandi, rispettivamente reclusi nelle sezioni a 41-bis delle carceri de L’Aquila e di Spoleto.

Anche in loro sostegno e in solidarietà al compagno Sa’adat e a tutti i prigionieri palestinesi, abbiamo partecipato, insieme al Fronte Palestina, al presidio sotto il carcere di Opera, diffondendo un volantino e affiggendo striscioni (vedere allegati).

CCRSRI

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Segue comunicato degli imputati:
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In solidarietà ai militanti prigionieri dell’Organizzazione rivoluzionaria greca LOTTA RIVOLUZIONARIA, come Collettivo abbiamo prodotto e diffuso un opuscolo e che qui sotto riportiamo in pdf. Se richiesto, provvederemo alla stampa di  ulteriori copie cartacee.
………………………………………………………………………………………………………………..
Allo Spazio Popolare Neruda di TORINO, sabato 11 giugno, ore 17.30:
presentazione e proiezione del video
 
GEORGES IBRAHIM ABDALLAH. UN COMBATTENTE COMUNISTA LIBANESE DETENUTO IN FRANCIA DAL 1984
 
A seguire dibattito
 
Iniziativa organizzata da:
 
CCRSRI; Fronte Palestina-dalla solidarietà alla lotta internazionalista; Riscossa Proletaria per il Comunismo.

Locandina GIA 11 giugno Torino

Nell’ambito della campagna del Soccorso Rosso Internazionale (SRI) contro il 41-bis e in solidarietà ai rivoluzionari prigionieri, pubblichiamo alcuni materiali:

– il manifesto prodotto dal SRI
– una locandina del CCRSRI
– un volantino, realizzato insieme ai compagni del Collettivo Riscossa Proletaria e diffuso nella giornata di lotta del 16 aprile in occasione del presidio tenutosi sotto il carcere di Cuneo
manifesto sri.jpg
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 Ogni anno, in India, il 15 agosto la borghesia indiana ed il suo Stato celebrano la festa dell’Indipendenza dal colonialismo. Se per i governi di turno questa data rappresenta una ricorrenza per mostrare ancora di più i muscoli, per il movimento rivoluzionario rimane invece occasione per rilanciare la lotta contro il nemico di classe.
Nell’ambito della campagna del Soccorso Rosso Internazionale in solidarietà ai rivoluzionari prigionieri in India e in sostegno al processo rivoluzionario in corso nel Paese, diffondiamo questo nostro contributo.

Sostenere il processo rivoluzionario in India! Solidarietà ai rivoluzionari prigionieri in India! – settembre 2015 –

Solidarietà al compagno Massimo Passamani – settembre 2015 –

In occasione della mobilitazione internazionale promossa dal Soccorso Rosso Internazionale (SRI) in solidarietà al rivoluzionario anarchico prigioniero Marco Camenisch, diffondiamo un nostro Appello.

Appello CCRSRI -giugno 2015-

Il soccorso Rosso Internazionale ad Atene a fianco dei rivoluzionari prigionieri in lotta! -aprile 2015-

In solidarietà ai compagni rinchiusi nel carcere di Ferrara e a sostegno delle lotte dei rivoluzionari prigionieri in Grecia, pubblichiamo questo volantino con due lettere di Kostas Gournas-Dimitri Koufontinas e di NM -marzo 2015-

Scarcerati i compagni Bruno Ghirardi e Vincenzo Sisi -febbraio 2015-

Contro il 41 bis! Sviluppare la solidarietà ai i rivoluzionari prigionieri! -febbraio 2015-

A fianco dei compagni no tav colpiti dalla giustizia borghese! -gennaio 2015-

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Solidarietà al compagno Emilio aggredito dai fascisti – gennaio 2015-

Giornata di mobilitazione in solidarietà a tutti i prigionieri palestinesi, ad Ahmad Sa’adat e a Georges Ibrahim Abdallah! -gennaio 2015-

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Contro le prigioni di Tipo C in Grecia! -gennaio 2015-

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CONTRO IL VERTICE OSCE DI BASILEA! -dicembre 2014-

Solidarietà al rivoluzionario prigioniero Georges Abdallah! -ottobre 2014-

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ULRIKE MEINHOF 7-10-1934 – 7-10-2014. LA LOTTA CONTINUA -ottobre 2014-

VIVA LA RESISTENZA PALESTINESE FINO ALLA VITTORIA! SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI! -settembre 2014-

Solidarietà ai rivoluzionari prigionieri in India -settembre 2014-

Pubblichiamo la dichiarazione politica di Nikos Maziotis letta dal suo avvocato nel corso dell’udienza del 29/1/2013, nel corso del processo a suo carico tenutosi ad Atene.

Introduzione del Collettivo contro la repressione per un Soccorso Rosso Internazionale (CCRSRI)

 Il 16 luglio 2014 ad Atene, nel quartiere di Monastiraki, viene intercettato dalla polizia il compagno Nikos Maziotis, militante di Lotta Rivoluzionaria.  Nel tentativo di sottrarsi all’arresto il compagno ingaggia un conflitto a fuoco colpendo e ferendo un agente di polizia, ma rimanendo a sua volta gravemente ferito. Arrestato insieme ad altri compagni viene ricoverato all’ospedale Evangelismos, sempre ad Atene, e piantonato da decine di poliziotti.  Il 19 luglio, dopo essersi rifiutato di rispondere alle domande del Procuratore e dichiaratosi rivoluzionario, viene portato negli Uffici giudiziari per poi essere rinchiuso nel carcere di Koridallos e qualche giorno dopo essere trasferito presso il carcere di Daviata (Salonicco).   Intorno a lui si è subito manifestata la solidarietà attraverso un presidio organizzato sotto l’ospedale, nonostante la presenza massiccia degli sbirri. Solidarietà che si è espressa anche con alcuni striscioni apparsi per le vie di Atene con la parola d’ordine: «Lo Stato ed il Capitale sono gli unici terroristi. Solidarietà con Nikos Maziotis».
Il compagno Maziotis era stato arrestato nell’aprile del 2010, in relazione alla sua militanza in Lotta Rivoluzionaria. Scontati 18 mesi di carcerazione preventiva aveva giustamente deciso di sottrarsi alle grinfie dello Stato, ritornando nuovamente in clandestinità. E’ un fatto indubbiamente positivo prendere atto della presenza del compagno ad Atene al momento dell’arresto, in quanto dimostra concretamente la sua volontà di continuare la lotta, in piena coerenza con il percorso intrapreso ormai da anni.
La Grecia ha una lunga tradizione di Organizzazioni che hanno combattuto lo Stato, il Capitale e l’Imperialismo. Tra le più importanti possiamo citare Lotta Rivoluzionaria Popolare, 17Novembre, Lotta Rivoluzionaria. Tuttora sono presenti diversi gruppi in attività, che mettono a segno azioni contro Istituzioni politico-economiche e repressive.
Tutto questo avviene nel contesto della più grave crisi sociale, economica e politica che la Grecia e l’Unione Europea vivono dal 2° dopoguerra.
Contro l’attacco della Troika alle condizioni di vita e di lavoro dei proletari e delle masse popolari si sviluppa una risposta sia delle Organizzazioni rivoluzionarie che di alcuni settori della classe operaia, i quali si esprimono con scioperi, occupazioni, assemblee, manifestazioni, etc…            Parte integrante di questo attacco è il colpo che il Governo greco intende sferrare alla resistenza dei prigionieri nelle carceri. E’ proprio di queste settimane, infatti, l’elaborazione di una riforma penitenziaria (sull’esempio di altri Paesi europei) il cui perno consiste nell’isolamento del detenuto, con l’obiettivo di annientare l’identità rivoluzionaria dei prigionieri politici e piegare la volontà di tutti quei prigionieri che in generale lottano.
In Grecia, su circa 12.000 detenuti, più di 4.500 si sono organizzati, lottando contro questa riforma tramite l’attuazione dello sciopero della fame. Anche fuori dalle carceri il movimento di solidarietà si è mobilitato, con manifestazioni, presidi e azioni militanti.Per questo rilanciamo la solidarietà ai rivoluzionari prigionieri, a tutti i prigionieri che lottano e al compagno Maziotis.
In tal senso riproponiamo l’intervento politico del compagno letto dal suo avvocato nell’udienza del 29 gennaio 2013, durante il processo a suo carico tenutosi ad Atene. Il documento costituisce una proposta politica quanto mai attuale nel contesto di crisi del capitalismo e di tendenza generale alla guerra.

Giugno 2014

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SOLIDARIETA’ AI 4 NO TAV -maggio 2014-

La repressione non fermerà la lotta no tav – Terrorista è lo Stato! -maggio 2014-

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RESOCONTO DELLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE CONTRO LA REPRESSIONE TENUTASI IL 22-03-2014 a Berlino -marzo 2014

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Terrorista è lo Stato! -febbraio 2014-

Contro l’intimidazione alla compagna Andi! -gennaio 2014-

Solidarietà ai compagni no tav arrestati -dicembre 2013-

Solidarietà con il compagno Bahar Kimyongur -dicembre 2013-

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