Georges Abdallah e Prigionieri Palestinesi

Dichiarazione di Georges Abdallah in occasione di una manifestazione di solidarietà con il popolo palestinese, tenutasi il 22 maggio 2021 a Tarbes (Francia)

Care/i amiche/i, care/i compagne/i,

Voi fate onore al vostro Paese manifestando in strada il vostro forte impegno per l’applicazione del diritto internazionale e la condanna d’ogni forma di colonizzazione.

Voi fate onore al vostro Paese mettendovi a fianco delle masse popolari vittime dei crimini contro l’umanità, della apartheid e dell’oppressione.

Voi fate onore al vostro Paese partecipando alla lotta contro ogni forma di pulizia etnica (con il pretesto dell’ebraizzazione) e schierandovi a fianco delle famiglie palestinesi di Cheikh Jarrah a Gerusalemme Est minacciate in questi giorni d’essere scacciate dalle loro case per essere sostituite da coloni suprematisti.

Voi fate onore al vostro Paese non dimenticando l’embargo criminale imposto a Gaza, in atto senza discontinuità dal 2017. “Se in terra esiste un inferno, è la vita dei bambini di Gaza”, ha detto il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, lasciandosi prendere la mano…

Voi fate onore al vostro Paese non ignorando e non sottostimando la portata delle aggressioni razziste organizzate dai gruppi fascisti a Ramie, Lydda o Haifa, sostenute apertamente dalla polizia israeliana.

Voi fate onore al vostro Paese non cedendo all’infame propaganda dei vari governi imperialisti che condannano la Resistenza contro l’orrore dell’occupazione.

Care/i amiche/i, care/i compagne/i, mentre i popoli del mondo intero, non potendo più contenere la propria collera contro i crimini dell’entità sionista occupante, esprimono la loro solidarietà con il popolo palestinese, le maggiori autorità del vostro Paese ribadiscono, senza pudore, che Israele ha il diritto di difendersi…

Infine, dopo 11 giorni di bombardamenti aerei e fuoco d’artiglieria, gli USA, avendo constatato lo scacco subito in questa criminale offensiva e soprattutto le capacità dimostrate dal popolo palestinese e dalla sua gloriosa Resistenza nella diversità delle sue componenti, hanno “deciso” un cessate il fuoco a partire da ieri…

Certamente, la situazione a Gaza è spaventosa: distruzione di abitazioni, ospedali, infrastrutture, ecc. E le perdite umane ammontano a oltre 242 martiri, fra cui 68 bambini, senza parlare poi dei feriti… Compagni, ciò non toglie che appena pochi minuti dopo il cessate il fuoco, da sotto le macerie delle loro case le masse popolari palestinesi sono uscite in centinaia di migliaia per affermare che l’Intifada popolare in corso prosegue e che la Resistenza continuerà ancora in ogni forma e sempre più intensamente. Il popolo palestinese presente in tutta la Palestina storica oggi è più forte che mai. E’ nella dinamica globale della lotta che i popoli si costruiscono e strutturano il loro spazio nella coscienza collettiva.

Il popolo palestinese sa meglio di chiunque altro che i compromessi e ogni forma di disfattismo conducono esclusivamente alla sua perdita. Solo a Gerusalemme Est, a partire dall’inizio del 2020, 140 famiglie sono state cacciate dalle loro case e migliaia di altre abitazioni sono sotto la minaccia della demolizione. Cheikh Jarrah, Silwan, Khan Al Ahmar sono tutti compresi nella lista.

Compagni e amiche/amici, la resistenza attuata con ogni forma, paga sempre. E’ solo la resistenza a rimettere la causa palestinese al posto giusto, in primo piano a livello regionale e mondiale. Sicuramente, le forze imperialiste, e specialmente gli USA, si rendono conto che i miliardi di dollari spesi da Dayton per formare gli sbirri al soldo dell’occupante alla fine sono serviti a nulla. I militanti del Fath e i militanti di ogni organizzazione in Cisgiordania hanno scandito i nomi dei resistenti di Gaza, impegnandosi sempre più a difendere l’Intifada popolare in atto, a farla finita con ogni forma di bastardaggine disfattista e sbarazzarsi dell’occupante una volta per tutte.

Il “blocco sociale” popolare si forma e struttura nella diversità delle lotte attuali. E l’unità nazionale si realizza sempre a seconda dell’affermarsi dell’espressione di questo “blocco sociale”. Così, la lotta contro l’occupante finisce per avere il sopravvento.

Compagni e amiche/amici, sarebbe forse utile segnalare che la maggioranza dei giovani statunitensi di religione ebraica non si riconosce in questa barbarie perpetrata in nome dell’ebraismo, che tiene a non confondersi con il sionismo. In Francia, l’Unione ebraica francese per la pace (UJFP) ribadisce le sue posizioni molto nette a favore dei diritti nazionali palestinesi, assolutamente contrarie alla colonizzazione rampante della Palestina.

Ciò detto, Compagni, le masse popolari palestinesi coinvolte oggi in questa Intifada possono contare e devono poter fare affidamento sulla vostra mobilitazione contro ogni infame propaganda della borghesia imperialista, specialmente nel vostro Paese. La solidarietà internazionale è un’arma indispensabile, facciamone buon uso!

Insieme, Compagni e amiche/amici, solo insieme vinceremo!

La Palestina vivrà e la Palestina sicuramente vincerà!

A voi tutte e tutti i miei sinceri saluti rivoluzionari.

Georges Abdallah

22 maggio 2021

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Aprile 2021

Lettera di Georges Abdallah dalla carceri francesi, in occasione della Giornata dei Prigionieri Palestinesi

I miei sinceri saluti a tutti coloro che partecipano alle attività di lotta per celebrare la Giornata dei Prigionieri Palestinesi,
Care sorelle, fratelli,
Cari compagni,
La Giornata dei Prigionieri Palestinesi quest’anno si presenta in circostanze eccezionali ed estremamente complesse e difficili, non ultime le ripercussioni del posizionamento sfacciato e inequivocabile della maggioranza dei regimi borghesi arabi nel campo nemico sionista. Questo processo di posizionamento non è nato dal nulla e le sue caratteristiche e le sue basi non hanno messo radici dall’oggi al domani. Piuttosto, è il risultato del corso di quattro decenni, iniziato all’inizio degli anni ottanta del secolo scorso e costato alle masse del nostro popolo, e lo è ancora, molto sangue e distruzione da Beirut a Baghdad, Damasco e Sana’a. Durante questa fase, con il ferro e il fuoco, si è affrontata la borghesia araba “litigiosa”, che in una certa misura si opponeva all’egemonia imperiale. Il “caos non creativo” ha prevalso nelle varie entità del nostro Oriente arabo, e attraverso di esso, sui palestinesi.
L’insistenza a correre dietro al miraggio di soluzioni pacifiche e alle illusioni dei leader fatiscenti fino a giungere ad Oslo e al labirinto dei suoi accordi vergognosi. Leader, che hanno sempre confuso i loro interessi diretti con i diritti storici del nostro popolo, sacrificando spesso questi ultimi sull’altare dei loro benefici immediati legati agli interessi e alle aspirazioni della borghesia alle loro spalle …
Questo processo, con le sue varie fasi, soprattutto le più sanguinose, rientra nel quadro delle implicazioni della crisi strutturale che affligge le fondamenta del sistema globale e fa del mondo arabo un teatro primario per gli effetti delle contraddizioni tra i vari stati imperialisti e le loro risorse nella regione. In questo contesto, cade l’accordo americano e la conseguente promozione dei percorsi di normalizzazione con l’entità sionista, che sono principalmente guidati dalla volontà di liquidare la questione palestinese in tutte le sue dimensioni.
Certo, non è difficile per uno disegnare un quadro oscuro che rifletta parte della realtà a cui è giunta la situazione generale di tutte le forze della rivoluzione palestinese e l’entità del rischio di un’effettiva liquidazione a cui è esposta la questione.
Forse ad alcuni sembra invitante teorizzare le possibilità di successo dell’attuale offensiva imperialista-sionista. Soprattutto l’orrore degli eventi che affliggono le varie entità della nazione araba, consentendo ad alcuni di mascherare tutti gli assiomi storici ed esentare molti anche dal minimo riferimento alla complicità dei regimi reazionari e alla loro incessante ricerca di dirottare ogni movimento di massa con tutti i mezzi, per piegarlo e impedirgli di attecchire e formulare l’alternativa storica alle varie dittature. La borghesia che controlla il collo delle nostre masse nel mondo arabo … Certo, ad alcuni dei mercenari colti della Casa dei Saud e al resto dei principi dei protettorati del Golfo piace persistere nel negare tutte le conquiste del nostro popolo resistente, e lavorare con tutti i mezzi per oscurare ciò che la resistenza armata ha ottenuto in Libano, la Resistenza nazionale libanese e in un certo senso la Resistenza, che è diventata uno scudo protettivo contro l’entità dello stupro sionista, contro le potenze imperialiste dietro ad esso e contro le forze reazionarie arabe.
Non è la prima volta che le masse del popolo palestinese e le loro avanguardie militanti hanno affrontato tentativi di liquidare la loro rivoluzione e la loro causa. L’intera storia della Palestina moderna è un percorso di lotta per un popolo che è riuscito, in un modo o nell’altro, a sventare tutte le cospirazioni per emarginare la sua rivoluzione e distruggere i suoi presupposti storici della liberazione e del ritorno. Le masse del popolo palestinese e a fianco di loro le masse della nostra nazione araba, del nostro mondo islamico e del resto delle persone libere del mondo non possono fare a meno di trionfare. Un percorso storico tracciato e coltivato dai rivoluzionari della Palestina, protetto dal sangue dei martiri giusti, e la cui azione rivoluzionaria ha rafforzato le fiaccole della libertà nelle fortezze della dignità. I nostri saldi eroici prigionieri.
Un percorso di lotta inciso nella coscienza collettiva di tutti i lavoratori del nostro popolo …
Più che mai, siamo chiamati a costruire il Fronte di resistenza rivoluzionario arabo, una vittoria per la Palestina e per tutti i suoi percorsi di lotta, Resistenza …
Nonostante tutte le difficoltà e i sacrifici che richiedono, le masse del nostro popolo palestinese possono superare e far cadere gli ostacoli generati dalle trame e dai piani avversi. Oggi la Palestina è qui, e con il sangue dei suoi bambini, bambine e dei giovani motivati dalla rivolta, è chiamata a disegnare le caratteristiche della fase successiva … Certo, non servirà a molto, cantare slogan vuoti nel loro contenuto, come “la democrazia delle elezioni sotto le lance dell’occupazione” o “disegnare un percorso alternativo” in termini propri delle democrazie imperiali. No, non basta che i militanti di Beirut, Damasco e Amman si alzino per salutare la fermezza delle fiaccole della libertà dei nostri saldi ed eroici prigionieri. E’ diventato necessario ed urgente per le masse dei campi profughi nei paesi prossimi alla Palestina riguadagnare il loro ruolo storico nell’incarnare l’arabismo della Palestina, l’arabismo della sua resistenza e le conseguenze del percorso di Resistenza … È diventato necessario e urgente fare di questo compito, la missione di liberare i prigionieri palestinesi della rivoluzione, un punto di accesso favorevole a “costruire il fronte globale della resistenza araba”. Questo è il “percorso primario”, che le masse dei campi profughi nell’immediata prossimità devono ascoltare e mantenere, vegliando sulla sua cura e la sua realizzazione, trasmettendolo alle avanguardie del nostro popolo, ai/alle combattenti per la libertà e ai/alle militanti…
La reale uscita dai labirinti di Oslo richiede questo … la liberazione dei prigionieri richiede questo … la cessazione dell’effettivo coordinamento della sicurezza richiede questo … la fine della divisione scandalosa richiede questo … non i compromessi… o le trattative… o il trucco di accordi pubblici… o l’adulazione…
Vittoria alle masse e ai popoli in lotta!
Vergogna ai traditori e agli altri arresi!
Abbasso l’imperialismo e i suoi cani da guardia, i sionisti e i reazionari arabi!
Gloria ed eternità ai nostri martiri!
Insieme, compagni, vinceremo e vinceremo solo insieme!
La solidarietà è un’arma, usiamola bene.

Cordiali saluti a tutti voi!
Vostro compagno, Georges Abdallah.

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Da: secoursrouge.org

Aprile 2021

Ogni anno il 17 aprile si celebra la Giornata dei prigionieri palestinesi. Oggi, sono 4.450 i palestinesi imprigionati dall’occupazione israeliana, fra i quali personaggi della sinistra rivoluzionaria come Ahmad Sa’adat, Walid Daqqa o anche Khalida Jarrar. In tale circostanza si sono svolte decine di iniziative in tutto il mondo per chiederne l’immediata liberazione.

  • Bruxelles: Raduno alla stazione centrale, presente una delegazione del Secours Rouge

  • Tolosa: banchetto per la Palestina organizzato dal Collectif Palestine Vaincra

  • Parigi: Raduno per chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici su invito della Campagna unitaria per la liberazione di Georges Abdallah

  • Lione: Raduno a sostegno di Georges Abdallah organizzato dal Collectif 69

  • Tarbes: Raduno organizzato da MJCF e Collectif 65 per la liberazione di Georges Abdallah

  • Berlino: Manifestazione organizzata da varie organizzazioni rivoluzionarie tra cui Samidoun Allemagne

  • Amsterdam: Attacchinaggio per gli studenti palestinesi detenuti e Georges Abdallah

  • Madrid: Raduno organizzato dalla comunità mapuche e Samidoun

  • New-York: iniziativa di solidarietà organizzata da Within our lifetime – United for Palestine

  • Göteborg: Raduno per richiedere la liberazione dei prigionieri palestinesi e Georges Abdallah organizzato da Samidoun e gruppi di solidarietà

  • Stoccolma: Raduno per chiedere la liberazione dei prigionieri palestinesi

  • Manchester: Manifestazione di sostegno ai prigionieri palestinesi, in particolare Ahmad Sa’adat e Khalida Jarrar

  • Campo Al-Arroub (Palestina occupata): Raduno a sostegno dei prigionieri organizzato da Samidoun e FPLP

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Marzo 2021

Dichiarazione di Georges Abdallah in occasione della “Giornata della Terra”

Cari/e compagni/e, cari/e amici/amiche,

Il popolo palestinese commemora ogni anno la “Giornata della Terra”. Sicuramente non solo in ricordo di uno sciopero generale nel 1976 che ha riunito il popolo palestinese dei territori del ’48 contro la confisca della sua terra. Certamente questo sciopero ha suscitato una mobilitazione solidale significativa sia in Cisgiordania che a Gaza e nei diversi campi palestinesi in Libano. Ciò non toglie che l’acquisizione della terra della Palestina, con ogni mezzo da parte degli invasori sionisti, sia cominciata il 19 gennaio 1976 in seguito alla decisione adottata dal governo israeliano di confiscare 25 km2 in Galilea, nei pressi della città di Sakhnin.

L’esproprio del popolo palestinese di tutti i suoi beni in vista della sua distruzione e non solo della confisca di una parte importante della sua terra è connaturato con l’esistenza stessa dell’entità sionista. Non si è mai fermata e mai si fermerà, se non con la dissoluzione/distruzione di questa entità che, in realtà, è solo un’estensione organica dell’imperialismo occidentale.

Lo sciopero generale in questione che si commemora oggi rientra in un lungo processo di lotta il cui centro di gravità si è spostato a seconda degli equilibri di potere in atto nel mondo arabo e soprattutto in questo Machrek arabo. Forse andrebbe ricordato che meno di 10 anni prima, cioè nel 1968, si è svolta la battaglia di Al Karamé e proprio un anno dopo la rivolta dei campi in Libano e gli accordi al Cairo fra il governo libanese e la Resistenza palestinese e 2 anni dopo Settembre Nero e i massacri in Giordania…

E’ in questa dinamica rivoluzionaria in atto che in tale spazio geopolitico della Palestina si ricrea e forma l’identità e l’unità delle masse popolari palestinesi. E’ occorso tempo (1948-1976) ai/alle palestinesi dei territori del ’48 per emergere dall’abisso della Nakba e cominciare a occupare un ruolo di primo piano nella scena politica. Sicuramente affrontare la questione della lotta delle masse popolari palestinesi dei territori del 1948 non è affatto facile per chiunque non viva direttamente in Palestina.

Proprio per questo suppongo che il compagno Adel Samara possa esserci di prezioso aiuto a tale proposito. Spiegarci un poco cosa si sente in questi giorni riguardo al peso del “gangsterismo” e delle bande di trafficanti d’ogni genere, fra l’altro al soldo dei sionisti, che avrebbero evidentemente un impatto sulle principali località e città come, ad esempio, Umm-Al-Fahm.

Certo qui le masse popolari non sono e non mostrano d’essere indifferenti a ciò che avviene anche in Cisgiordania e a Gaza. Le avanguardie della lotta rivoluzionaria non possono più ignorare la degenerazione di questa direzione borghese a capo della cosiddetta “Autorità Palestinese”, con il pretesto della necessità della salvaguardia dell’ “unità nazionale”. Occorre non smettere di ricordare che il “Blocco sociale” chiamato ad assumere i compiti della rivoluzione si costruisce e si forma nella dinamica della lotta e non basandosi su considerazioni sempre più somiglianti a compromesso…

Respingiamo i compromessi e ogni manovra di camuffamento

Insieme, Compagni, e solo insieme vinceremo.

A voi tutti, Compagni, i miei saluti comunisti!

Il vostro compagno Georges Abdallah

Lannemezan, 30 marzo 2021

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Da: secoursrouge.org

Marzo 2021

Georges Abdallah in sciopero della fame in solidarietà con Dimitris Koufontinas

Sabato 6 marzo, Georges Abdallah farà lo sciopero della fame di un giorno in occasione della Giornata internazionale in solidarietà con Dimitris Koufontinas. Il prigioniero rivoluzionario greco è in sciopero della fame dall’8 gennaio ed è in condizioni di salute molto critiche.

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Da: secoursrouge.org

26 gennaio 2021

Dal 15 al 23 gennaio 2021, la rete Samidoun ha chiamato a una Settimana internazionale di mobilitazione per il rilascio di Ahmad Sa’adat, segretario generale del FPLP imprigionato dall’occupante israeliano. Diverse iniziative si sono svolte in Belgio, Olanda, Germania, Svezia, Francia, Irlanda, Inghilterra, Italia, Svizzera, Tunisia, USA e Palestina. Domenica 24 gennaio, a Parigi una sessantina di persone si è radunata per chiedere il rilascio di Sa’adat ma anche di Georges Abdallah e di tutti i prigionieri palestinesi. Allo stesso tempo, è stato organizzato un banchetto di solidarietà a Tolosa e sono state scattate foto solidali a Ginevra. A Bruxelles si sono fatti diversi manifesti per chiedere il rilascio di Sa’adat e Georges Abdallah.

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Da: Samidoun

18 gennaio 2021

Georges Abdallah: Dichiarazione per l’incontro antimperialista

La seguente dichiarazione è stata inviata da Georges Abdallah, il combattente arabo libanese per la Palestina detenuto nelle carceri francesi da 36 anni, a un incontro antimperialista convocato online dalla “Campagna unitaria per la liberazione di Georges Ibrahim Abdallah”, tenutosi il 15 gennaio 2021. La dichiarazione seguente è tradotta dall’originale francese:

Venerdì 15 gennaio 2021

Cari/e compagni/e, cari/e amici/amiche,

Permettetemi, come inizio di questo breve intervento, di salutare tutti voi da dietro queste sbarre e, soprattutto, accogliere il vostro appello alla mobilitazione delle masse popolari e della loro avanguardia per contrastare meglio i recenti sviluppi ai confini del Paese e nella regione…

Certamente l’Algeria, la nostra Algeria, conserva un posto molto speciale nei nostri cuori e nella nostra memoria collettiva: questo è il caso in tutto il mondo arabo e in parecchi Paesi africani. Ovviamente non siamo più all’inizio degli anni ’70, quando Algeri era la capitale del Terzo Mondo, la città simbolo del Movimento dei Non Allineati; quando vi venivano accolti rivoluzionari da tutto il mondo; il che, all’epoca, ha fatto dire ad Amilcar Cabral: “i cristiani vanno in Vaticano, i musulmani alla Mecca e i rivoluzionari ad Algeri”. Tuttavia, dopo la devastazione di Iraq, Siria, Libia e Yemen, l’Algeria è l’unico Paese arabo a resistere, sebbene, come nel caso di altri Paesi, sia una borghesia di Stato (di tipo particolare) a dirigerlo. Le masse popolari algerine e, dietro di esse, tutte le masse arabe, anche i martiri, sapranno come sollevarsi, avendoci insegnato a farlo in momento molto difficili.

Naturalmente non si può ignorare o sottovalutare la pericolosità e la complessità della situazione, non solo ai confini del Paese, ma anche e soprattutto in tutto il mondo arabo. La capitolazione della borghesia araba in generale e, più in particolare, quella dell’Arabia Saudita, dei protettorati del Golfo e del Marocco (per non parlare di altri) e il loro nudo e crudo allineamento con il campo sionista accentua sempre nettamente la pressione su tutti coloro che in un modo o nell’altro resistono alle richieste degli imperialisti, specialmente dell’imperialismo USA e UE.

Con le attuali condizioni politiche, dove gli effetti della crisi strutturale che scuotono l’intero sistema mondiale s’intrecciano e interagiscono, nessuno spazio geopolitico, anche minimo, sfugge a queste violente ripercussioni … È evidente, compagni, che adempiere oggigiorno ai compiti nazionali e affrontare i molteplici fattori che fanno tremare le fondamenta di varie entità arabe, è più che mai condizionato dalla capacità delle masse popolari e della loro avanguardia di collocare tutti questi fattori nel quadro della crisi globale del sistema mondiale. Quest’ultima cosa è visibile a tutti i livelli, in tutto il mondo.

Compagni, più si sviluppa la crisi e più “i detentori del potere del capitale globalizzato”, cioè i leader di questi Stati imperialisti, questi “funzionari del capitale”, aumentano i loro interventi nelle periferie, aumentano la loro pressione sui popoli oppressi e sottomessi e intonano lodi riguardo ai regimi borghesi in vigore. Recenti sviluppi nella regione sono più che illuminanti in proposito. Certamente, c’è spazio per altri futuri che non la sottomissione ai diktat imperialisti le cui conseguenze dannose possono essere viste in ogni momento, sotto forma della distruzione di intere città e lo smembramento di Stati che protestano un poco, per le processioni di morti, sfollati e costretti a migrare.

Certamente, le masse popolari algerine sono più inclini a resistere che sottomettersi a chiunque, specialmente quando si tratta di un’entità sionista come quella che martirizza il popolo palestinese e cerca con tutti i mezzi di distruggerlo da oltre un secolo … Ben inteso, il popolo saharawi, nel cuore di tutti coloro che lottano per la libertà e la dignità, non può essere lasciato solo di fronte a questo sporco affare di mercanteggiamento con questo o quel potere imperialista …

Compagni, sicuramente è sempre in base alla vostra capacità di contrastare questo intero strato di parassiti intenti nei nostri Paesi a cercare con ogni mezzo di sottomettere la nostra esistenza agli interessi del capitale globalizzato, che le nostre masse popolari vinceranno.

Solidarietà, tutta la solidarietà ai popoli palestinese e saharawi!

Abbasso l’imperialismo e i suoi agenti sionisti!

Abbasso l’imperialismo e i suoi lacché, tutti questi reazionari arabi!

Onore ai martiri e alle masse popolari in lotta!

Il capitalismo è solo barbarie; onore a tutti coloro che vi si oppongono nella diversità del loro impegno!

A tutti voi, i miei saluti rivoluzionari.

Il vostro compagno, Georges Abdallah

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Gennaio 2021

Libertà per i 4500 prigionieri palestinesi nelle carceri sioniste

In occasione della Settimana internazionale per la liberazione di Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi, il 18/1/2021, a Milano, abbiamo partecipato al presidio davanti all’aula bunker del carcere di S. Vittore, organizzato in solidarietà con 22 detenuti processati per le rivolte di marzo 2020.

In un momento di pandemia per il Covid, in cui gli Stati impediscono la libertà di movimento ed ha creato anche in Italia una condizione di  continui contagi nelle carceri e repressione delle rivolte che sono costate 14 morti tra i detenuti, con la nostra presenza abbiamo portato una duplice solidarietà. 

Non è nostra intenzione presentare i prigionieri come vittime ma essere al loro fianco con una solidarietà che sottolinei la loro resistenza e la lotta anticoloniale che continuano a portare avanti. 

Da anni riteniamo la Palestina e la lotta dei palestinesi, non un valore avulso dalla nostra realtà, ma parte integrante della nostra lotta, qui, contro l’imperialismo ed il sionismo, in tutte le sue forme. 

Libertà per tutti i prigionieri, libertà per tutti i compagni, libertà per A. Sa’adat e Georges I. Abdallah! 

19/1/2021

Solidali con la Palestina

2 foto del presidio di Milano

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Gennaio 2021

Mobilitazione internazionale per la liberazione di Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi

Pubblichiamo qui di seguito l’appello lanciato da Samidoun:

Samidoun (Rete di solidarietà ai prigionieri palestinesi)

15-23 gennaio 2021: Settimana internazionale di mobilitazione a sostegno della liberazione di Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi

Libertà per Ahmad Sa’adat

Ahmad Sa’adat, Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, è stato arrestato dall’Autorità Palestinese il 15 gennaio 2002 e imprigionato, sottoposto alla sorveglianza delle autorità USA e britanniche. Durante un violento attacco nel 2006, è stato rapito dalle forze d’occupazione. Ora sta scontando una pena di 30 anni in una prigione Israeliana.

Oggi è essenziale assediare il progetto sionista coloniale razzista, davvero delegittimandolo e sostenendo la lotta del nostro popolo per la liberazione, l’autodeterminazione e il ritorno come via verso una soluzione politica democratica per la Palestina. Il nostro popolo non si piegherà davanti ai governi di “Israele”, compreso l’attuale governo rappresentante la volontà dei colonizzatori e il terrore sionista ultra-estremista. Invito tutte le forze progressiste, per la libertà e la democrazia a sostenere la lotta del nostro popolo con ogni forma di boicottaggio politico, economico, accademico e culturale contro lo Stato occupante, provocando così un costo economico reale alle sue industrie di colonizzazione e insediamento, nonché intensificando le campagne globali per il boicottaggio di tutte le società che sostengono e investono militarmente ed economicamente nell’occupazione”. Ahmad Sa’adat

Mentre ricorre il 12° anniversario della condanna israeliana inflitta a Ahmad Sa’adat, leader della Liberazione nazionale palestinese e della Sinistra internazionale, nonché il 12° anniversario del brutale assalto israeliano a Gaza, “Operazione Piombo fuso”, come Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network esortiamo tutti coloro che sono per la Palestina e per la giustizia in favore del popolo palestinese ad unirsi a noi, fra il 15 e il 23 gennaio 2021, durante una settimana di mobilitazione a sostegno della liberazione di Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi.

Ahmad Sa’adat è il Segretario Generale del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, imprigionato, un leader del movimento di liberazione nazionale palestinese e un simbolo della sinistra internazionale e dei movimenti rivoluzionari. È stato condannato a 30 anni di reclusione in una prigione israeliana il 25 dicembre 2008, dopo essere stato rapito violentemente nel 2006 dalla prigione di Gerico dell’Autorità Palestinese, con l’accusa di aver diretto un’organizzazione vietata e d’ “incitamento”. FPLP, come tutti i partiti politici e le organizzazioni di resistenza palestinesi, è etichettato dalle autorità d’occupazione israeliane come “organizzazione vietata”.

Risorse e contesto sul caso di Ahmad Sa’adat: https://samidoun.net/2020/04/free-ahmad-saadat-imprisoned-leader-of-the-palestinian-liberation-movement

Il 15 gennaio 2021, ricorderemo il 19° anniversario dell’arresto di Sa’adat da parte dell’Autorità Palestinese nel quadro della “cooperazione per la sicurezza” con l’occupazione israeliana, pratica che perdura tutt’oggi, nonostante l’ampio rifiuto palestinese. L’Autorità Palestinese ha rapito Sa’adat e i suoi compagni con falsi pretesti, detenendoli per 4 anni prima che la sua prigione fosse attaccata dall’occupazione israeliana. Questa è solo una delle conseguenze devastanti per i palestinesi, derivanti dal “percorso Madrid-Oslo” e dalla creazione dell’Autorità Palestinese nel quadro del l’ambito del cosiddetto “processo di pace”, risultato in realtà un progetto per “liquidare” la Palestina.

Mentre erano detenuti nella prigione di Gerico dell’Autorità Palestinese, Sa’adat e i suoi compagni sono stati sorvegliati da guardie statunitensi e britanniche, dimostrando con questo che la prigionia era tutt’altro che un esercizio della sovranità palestinese. Alcune di quelle stesse guardie britanniche erano state messe a guardia di prigionieri repubblicani nell’Irlanda del Nord occupata.

Il coinvolgimento diretto di USA e Gran Bretagna nella sua prigionia spiega la ragione per cui l’azione internazionale in questo caso è così necessaria. Il sostegno di USA, Gran Bretagna, Canada, UE, Australia e altri al progetto coloniale israeliano continua a perpetuare l’impunità d’Israele, mentre persiste in confische di terre, demolizioni di case, incarcerazioni di massa, esecuzioni extragiudiziali, pulizia etnica di Gerusalemme, assedio di Gaza e ulteriori crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

Il “progetto di normalizzazione” promosso da USA e suoi partner, soprattutto i regimi arabi reazionari, è un tentativo di legittimare l’illegittimo: il furto della terra palestinese e l’espulsione del popolo palestinese ad opera di regimi reazionari in combutta con l’imperialismo. Schierarsi dalla parte dei prigionieri palestinesi è parte integrante dello scontro con la normalizzazione. Durante questa settimana di mobilitazione, aderiremo all’appello della Campagna globale per il ritorno in Palestina, per agire contro la normalizzazione nel 2021.

Precisiamo anche che i prigionieri del movimento di liberazione palestinese continuano a essere detenuti anche in carceri internazionali, soprattutto Georges Ibrahim Abdallah, imprigionato in Francia da 36 anni nonostante sia liberabile sin dal 1999, e ci uniamo all’appello per la loro liberazione.

Sa’adat è un leader del movimento dei prigionieri palestinesi e del movimento di liberazione nazionale palestinese e rappresenta un simbolo palestinese, arabo e internazionale di resistenza al capitalismo, al razzismo, all’apartheid e alla colonizzazione. Preso di mira per il suo ruolo politico e la chiarezza della visione, non sono riusciti a metterlo a tacere nonostante l’oppressione imposta a lui e ai 4.500 compagni prigionieri politici palestinesi.

Dal 15 al 23 gennaio 2021, aderite al nostro appello collettivo per la libertà di Ahmad Sa’adat e di tutti i prigionieri palestinesi, con mobilitazioni e solidarietà globale per intensificare il boicottaggio di Israele, porre fine agli aiuti e al sostegno per Israele, organizzare la giustizia in Palestina e resistere all’imperialismo e al colonialismo.

Agire!

  1. Organizzare iniziative, mobilitazioni e proteste per chiedere libertà per Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi! Protestate nelle piazze pubbliche e in altri spazi aperti collettivi. Considerato che queste date corrispondono anche all’anniversario del sanguinoso attacco israeliano “Piombo fuso” e a Gaza nel 2008-2009 – vi esortiamo a includere entrambi nella vostra iniziativa. Sappiamo che la vostra capacità di organizzare iniziative in presenza può variare da regione a regione, ma vi consigliamo anche d’organizzare eventi virtuali e proteste online per la Palestina! Scriveteci a samidoun@samidoun.net per informarci sulle vostre iniziative o mobilitazioni.

  1. Aderire alla campagna sui media sociali. Pubblicate una foto o un video con un messaggio che chieda la libertà per Ahmad Sa’adat e i suoi compagni prigionieri palestinesi, usando hashtag #FreeAhmadSaadat. Potete trarre spunto dai nostri manifesti. Inviateci la vostra foto mandando e-mail a samidoun@samidoun.net o contattandoci su Facebook, Twitter o Instagram.

  1. Boicottare Israele! Agite come Ahmad Sa’adat ha indicato sopra: ritenete Israele responsabile delle sue violazioni del diritto internazionale. Non comprate merci israeliane e sviluppate una campagna per porre fine agli investimenti nelle società che traggono profitto dall’occupazione. Aderite ad azioni dirette per sfidare i profittatori della guerra (come la campagna Elbit con Palestine Action) e boicottate società complici come Puma e HP. Costruite il movimento contro la normalizzazione con Israele attuata dai regimi arabi reazionari in combutta con l’imperialismo, partecipando alla campagna della “Campagna globale per il ritorno in Palestina”.

Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi, liberi, libertà per la Palestina dal fiume al mare! 

Libertà per Ahmad Sa’adat

Dichiarazioni e scritti di Ahmad Sa’adat

Risorse e articoli su Ahmad Sa’adat

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Con Georges Abdallah – Contro capitalismo e imperialismo!

Il 24/10/2020 si sono tenute diverse iniziative e azioni a Beirut, Gaza, Ramallah, Bruxelles, Francoforte, Ginevra, Tunisi, Goteborg, Valparaiso (Cile) e in altre città del mondo. Davanti al carcere di Lannemezan, in Francia, dove è rinchiuso il compagno Abdallah, si è tenuta una manifestazione alla quale hanno partecipato più di 600 compagn*, nonostante tutte le restrizioni imposte dall’emergenza Covid-19. Oltre ai vari partecipanti provenienti da diverse località della Francia, ha preso parte al corteo anche una delegazione dell’organizzazione palestinese “Alkarama”. L’iniziativa è stata caratterizzata da diversi interventi, dal lancio di slogan, dall’esposizione di manifesti e striscioni ed è stata effettuata la battitura alla cancellata esterna del muro della prigione.

Georges Abdallah è un rivoluzionario comunista libanese, militante per la causa palestinese, che ha fatto parte del “Fronte Popolare per la liberazione della Palestina” (FPLP) e delle “Frazioni Armate Rivoluzionarie Libanesi” (FARL), arrestato nell’ottobre 1984 a Lione (F), è stato processato e condannato all’ergastolo per le azioni condotte nel 1982 contro il colonello Charles Ray, alto funzionario militare presso l’ambasciata USA in Francia e Yakov Barsimantov, alto esponente del Mossad (Servizio segreto israeliano) presso l’ambasciata sionista a Parigi. Azioni condotte in rappresaglia all’invasione israeliana in Libano e alla guerra di sterminio contro i campi palestinesi (le migliaia massacrate a Sabra e Chatila).

Il compagno, detenuto da 36 anni, da sempre resiste in carcere senza cedere a compromessi, continuando a dare il suo contributo per la causa palestinese e di tutti i popoli oppressi; inoltre partecipa alle lotte dei prigionieri politici di vari Paesi del mondo attraverso lo sciopero della fame, riuscendo a coinvolgere anche i prigionieri detenuti a Lannemezan, ad esempio i militanti baschi. Per questo lo Stato francese continua a tenerlo in carcere, nonostante il compagno Abdallah sia liberabile già dal 1999 secondo la legislazione francese.

Georges Abdallah è divenuto un simbolo della lotta contro l’oppressione imperialista nel Medio Oriente e Maghreb e difatti nelle manifestazioni antigovernative di questi mesi in Libano le masse hanno inneggiato alla sua figura e nei territori occupati sono stati esposti striscioni in suo sostegno come ad esempio “Georges Abdallah è il nostro eroe”.

Il popolo palestinese e le organizzazioni d’avanguardia lo considerano una figura di primo piano nella lotta contro l’imperialismo e il sionismo e anche contro posizioni compatibili con le logiche capitalistiche.

Per noi è importante sottolineare, in questo percorso complesso e di grande valore, l’importanza che Georges Abdallah attribuisce alla lotta di classe quale elemento centrale dello scontro, così come i continui riferimenti alle lotte in Francia degli operai, dei ferrovieri e dei proletari delle banlieues.

In questa fase di crisi sociale devastante dove la repressione è sistematica, sostenere i prigionieri della guerra di classe, quelli/e che portarono e hanno portato a fondo lo scontro nelle fasi precedenti, significa sviluppare il filo rosso della nostra storia e gli elementi di forza per il nostro futuro.

Siamo nello stesso campo di classe, proletario: solidarietà e fronte unito, contro il capitalismo e l’imperialismo!

Ottobre 2020

Collettivo Contro la Repressione per un Soccorso Rosso Internazionale (CCRSRI)

Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale (PT-SRI)

Presidio a Beirut, vicino all’Ambasciata francese

Beirut Georges Abdallah ottobre 2020

Dichiarazione di Georges Abdallah in occasione della manifestazione sotto il carcere di Lannemezan il 24 ottobre 2020

Cari/e compagni/e, cari/e amici/amiche,

All’alba di questo 37° anno di detenzione, eccovi di nuovo riuniti a pochi metri da queste mura abominevoli! Che emozione e che entusiasmo sapervi così vicini, in questo periodo di pandemia, blocco e coprifuoco! Questa mobilitazione di solidarietà nella diversità del vostro impegno mi apporta oggi molta forza e mi riscalda il cuore. Anzi, lungi dal passare inosservata, questa presenza solidale qui non lascia nessuno indifferente; dietro queste mura, crea un’atmosfera molto speciale di risveglio, entusiasmo e umanità. L’eco dei vostri slogan va oltre questo filo spinato e altre torri di guardia, risuona nelle nostre teste e ci trasporta lontano da questi luoghi sinistri.

Compagni, dopo tanti anni di prigionia e altrettanti anni di mobilitazione solidale, eccoci ancora insieme, fortemente risoluti, con immancabile determinazione, di fronte a questo 37° anno che si preannuncia ricco di lotte e speranze.

Certamente voi Compagni non ignorate che è anche grazie a queste diverse iniziative di solidarietà che possiamo resistere in questi luoghi cupi. Anni, lunghissimi anni di prigionia, mi rafforzano nella convinzione che di fronte alla politica di annientamento cui sono soggette le avanguardie rivoluzionarie prigioniere, sia sempre tramite la mobilitazione di solidarietà sviluppata sul terreno della lotta anticapitalista/antimperialista che possiamo fornire il supporto più significativo ai nostri compagni imprigionati, rafforzando così la loro resistenza.

Compagni, in questi tempi di crisi è chiaro che i detentori del potere del capitale cercano con tutti i mezzi di distogliere l’attenzione delle masse popolari dai veri interrogativi posti dalla crisi generale che scuote i pilastri del sistema. In questo periodo di pandemia nulla deve farci dimenticare che stiamo conducendo la lotta contro il Covid 19 nell’ambito del capitalismo, sotto il regno della borghesia, del valore e del profitto. Sappiamo tutti, Compagni, che questa battaglia non sospende la lotta di classe, loro cercano di coprirla con parole di circostanza ..

Occorre capire che chi critica la gestione di questa “crisi sanitaria”, senza combattere il dominio di classe che la ispira, ne complica la comprensione. Va detto che i propagandisti del sistema fanno sempre quanto occorre per deviare la rabbia delle masse popolari, soprattutto in tempi di crisi. I lavoratori, anche i meno politicizzati, sanno fino a che punto il sistema ospedaliero sia disposto a spendere oggi qui in Francia e forse anche molto più che altrove si attui il dominio della finanza sugli ospedali.

Compagni, come vedete, la crisi del sistema si è diffusa dappertutto molto prima della pandemia e peggiorerà ancora durante e dopo. Non occorre essere un esperto per vedere che stanno facendo di tutto per far sopportare alle masse popolari il peso di questa crisi, gettando nella miseria milioni di uomini e donne.

Da un Paese all’altro, le misure raccomandate al servizio del capitale sono quasi sempre identiche: far sostenere ai lavoratori i costi di mantenimento del loro moribondo sistema operativo. È chiaro, Compagni, che queste misure non fanno che amplificare la portata dei sinistri e accentuare ulteriormente la dinamica della crisi.

Compagni, per avanzare nella costruzione dell’alternativa rivoluzionaria appropriata, la convergenza delle lotte è più che essenziale. Il blocco storico dei lavoratori si costruisce e si struttura nella dinamica globale della lotta in tutte le sue componenti. Solo insieme, ed esclusivamente insieme, i proletari e le varie componenti delle masse popolari di questo Paese possono arginare e impedire la crescente importanza di tutti i processi di fascistizzazione in corso. Incoraggiamo sempre più Compagni a attivarsi per i vari processi di convergenza delle lotte a livello locale oltre che regionale e ancor di più a livello internazionale.

Come potete vedere, Compagni, la borghesia araba in maggioranza ora mostra in modo impeccabile il suo allineamento nel campo nemico. Ciò non manca, da un lato, di influenzare la lotta delle masse popolari palestinesi e, dall’altro, di affermare il ruolo speciale svolto dalla causa palestinese come una delle principali leve della rivoluzione araba. La Resistenza Palestinese ha e dovrà affrontare il blocco reazionario arabo-sionista diretto dalle potenze imperialiste.

Ogni giorno la Palestina ci fornisce ogni insegnamento in termini di abnegazione e coraggio di eccezionale significato. Più che mai le masse popolari palestinesi, nonostante tutti i tradimenti della borghesia, assumono il ruolo di vero garante della difesa dei propri interessi. Di fronte all’occupazione e alla barbarie dell’occupante, la prima risposta legittima da esprimere sopra ogni altra cosa è la solidarietà, ogni solidarietà, verso coloro che con il loro sangue affrontano la milizia dell’occupazione.

Le condizioni detentive nelle carceri sioniste stanno peggiorando di giorno in giorno, e come sapete Compagni, per affrontarle, la solidarietà internazionale si rivela un’arma essenziale. Naturalmente le masse popolari palestinesi e le loro avanguardie rivoluzionarie possono sempre contare sulla vostra mobilitazione e la vostra attiva solidarietà.

Che fioriscano mille iniziative di solidarietà a favore della Palestina e della sua promettente Resistenza!

Che fioriscano mille iniziative di solidarietà a favore dei “Fiori” e dei “Leoncini” palestinesi!

Solidarietà, ogni solidarietà ai combattenti della resistenza nelle carceri sioniste e nelle celle d’isolamento in Marocco, Turchia, Grecia, Filippine e altrove nel mondo!

Solidarietà, ogni solidarietà verso i giovani proletari dei quartieri popolari!

Solidarietà, ogni solidarietà ai proletari in lotta!

Solidarietà, ogni solidarietà verso le masse popolari yemenite!

Onore ai martiri e alle masse popolari in lotta!

Abbasso l’imperialismo, i suoi cani da guardia sionisti e altri reazionari arabi!

Il capitalismo non è altro che barbarie, onore a tutti coloro che vi si oppongono nella diversità delle loro espressioni!

Insieme compagni e solo insieme vinceremo!

A tutti voi compagni e amici/amiche i miei saluti rivoluzionari

Il vostro compagno Georges Abdallah

Nota a pié di pagina

Fiori e Leoncini palestinesi”: i/le giovani palestinesi

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Ottobre 2020 – Mobilitazione internazionale per Georges Abdallah

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Settembre 2020

Dichiarazione del rivoluzionario prigionierio Georges Abdallah, in occasione dell’iniziativa in suo sostegno organizzata il 12/9/2020 a Parigi dalla Campagna unitaria Ile de France 

Cari/e compagni/e, cari/e amici/amiche

in questo tempo di crisi, catastrofi e grandi lotte, il vostro raduno di questa sera mi riempie di forza e mi riscalda il cuore. Certamente, né i grandi spettacoli di compassione con sfumature neocoloniali, né la strategia della tensione con catastrofi sconcertanti, né la repressione civile a colpi di granate di “disaccerchiamento” e tanto meno la repressione bestiale e l’assassinio di manifestanti potrebbero porre fine alla mobilitazione in atto delle masse popolari nel mondo.

Pandemia o meno, blocco associato a bombardamenti intermittenti a Gaza e rastrellamenti quasi giornalieri all’alba in Cisgiordania e altrove, la lotta continua in ogni forma e si afferma con sempre più determinazione e abnegazione. Pur in presenza di martellamento mediatico, disinformazione e altre manipolazioni nulla cambia, la crisi del sistema è di tale entità che le masse popolari, da un Paese all’altro, vengono spinte imperiosamente a tornare al centro dell’attenzione politica. Non potendo più restare indifferenti al peggioramento delle loro precarie condizioni di vita, escono dal torpore come per incanto e chiedono conto a chi si è creduto intoccabile. Improvvisamente inizia a prendere forma davanti a noi una nuova era, e tante speranze cominciano a profilarsi all’orizzonte.

Nei Paesi della sponda sud del Mediterraneo, la protesta non smette di propagarsi e tradursi in rivolte quasi insurrezionali di tipo particolare. Tuttavia, la diversità delle espressioni di questa lotta, così come l’entusiasmo e la determinazione di alcuni settori delle masse popolari, non possono farci dimenticare le vere contraddizioni dentro il movimento. La stratificazione della classe e la sua debolezza strutturale, la generalizzazione della precarietà esistenziale, e soprattutto l’ampiezza del lavoro informale su scala mondiale, specialmente nei Paesi del Sud, fanno sì che la piccola borghesia e le sue varie proposte abbiano un peso notevole a tutti i livelli e non solo rispetto alla leadership politica del movimento, il che consente uno spazio abbastanza grande alla manipolazione da parte delle forze imperialiste e dei loro cani da guardia reazionari.

Resta il fatto che insieme e solo insieme i proletari e le varie componenti delle masse popolari vinceranno. Certamente è un lungo percorso segnato da insidie e contraddizioni e soprattutto lotta ideologica. Sappiamo per certo che i vari movimenti sociali oggi alla ribalta possono vincere solo se riescono a sbarazzarsi delle scorie della borghesia. Ed è allora e solo in quel momento che il “blocco sociale rivoluzionario” adempirà il suo compito di Soggetto della Storia. È nel corso dello sviluppo della lotta che si costruisce l’identità di classe e si precisa il suo ruolo politico. Non dobbiamo mai dimenticare che il blocco storico dei lavoratori si costruisce e prende forma nella dinamica globale della lotta in tutte le sue componenti.

Per questo, Compagni, siamo chiamati a fare sempre il necessario per promuovere i diversi processi di convergenza delle lotte, a livello locale e regionale e ancor più a livello internazionale. Come vedete, Compagni, la borghesia araba, ora in maggioranza mostra apertamente il suo allineamento nel campo del nemico. Ciò che non manca, da un lato, d’incidere sulla lotta delle masse popolari palestinesi e, dall’altro, di affermare il posto speciale della causa palestinese come una delle principali leve della rivoluzione araba. Ovviamente, la lotta all’interno del blocco sociale della rivoluzione dovrebbe smetterla con il tergiversare e altri compromessi della borghesia per poter fronteggiare ogni proposta “liquidazionista”. La Resistenza palestinese ha e dovrà affrontare il “blocco reazionario arabo-sionista” diretto dalle potenze imperialiste. Naturalmente in Libano, la Resistenza, questo traguardo storico, è la linea rossa che va imperativamente mantenuta come indicatore di ciò che è progressista e rivoluzionario e di ciò che non lo è. Qualsiasi richiesta non legata all’affermazione e allo sviluppo della Resistenza può solo essere condannata. Il Libano di Gouraud è morto. Resta da costruire il nostro, che si realizza nel suo orizzonte arabo, con la liberazione della Palestina, consolidando e generalizzando la Resistenza che ha avuto la meglio sull’occupazione e messo in scacco l’aggressione sionista del 2006.

Che mille iniziative di solidarietà fioriscano a favore della Palestina e della sua promettente Resistenza!

Solidarietà, ogni solidarietà ai combattenti della resistenza nelle carceri sioniste e nelle celle d’isolamento in Marocco, Turchia, Grecia, Filippine e altrove nel mondo!

Solidarietà, ogni solidarietà ai giovani proletari dei quartieri popolari!

Solidarietà, ogni solidarietà ai proletari in lotta!

Onore alle masse popolari yemenite in lotta contro le forze imperialiste!

Abbasso l’imperialismo e i suoi cani da guardia sionisti e altri reazionari arabi!

Il capitalismo è solo barbarie, onore a tutti quelli e quelle che vi si oppongono nella diversità delle loro espressioni!

Insieme Compagni, solo insieme vinceremo!

A tutti voi, Compagni/e e Amici/Amiche, i miei più calorosi saluti rivoluzionari.

Il vostro compagno Georges Abdallah

Giugno 2020

Dichiarazione di Georges Abdallah durante la manifestazione del 27 giugno 2020 a Parigi contro l’annessione della Cisgiordania, contro l’occupazione sionista e a sostegno della resistenza del popolo palestinese

Care/i amiche/i e Care/i compagne/i,

Nel mezzo di condizioni particolarmente difficili, le masse popolari palestinesi e le loro avanguardie rivoluzionarie si battono senza sosta dalla fine degli anni ’60. L’emergenza e l’affermazione della rivoluzione palestinese contemporanea, in seguito alla sconfitta della borghesia araba e dei suoi vari regimi nel 1967, hanno certamente suscitato l’entusiasmo delle masse popolari e delle forze vive nel mondo arabo, soprattutto in Mashrek (Paesi a est del Cairo e a nord della penisola arabica, n.d.t.)… Tuttavia, i reazionari di ogni sorta non hanno mai voluto, e non possono volerlo, coabitare con questo focolaio rivoluzionario in tale regione e garantire in qualche modo una vera Resistenza all’entità sionista che, sia detto di sfuggita, non è semplicemente uno strumento fra tanti al servizio dell’imperialismo per il saccheggio e il dominio nella regione. È effettivamente uno sviluppo organico dell’imperialismo occidentale. Ecco perché la lotta del popolo palestinese assume nella regione un compito ben più complicato di qualsiasi altra lotta di liberazione nazionale contro il colonialismo tradizionale.

Sin dai primi anni ’70, la liquidazione della rivoluzione palestinese occupa il programma delle forze imperialiste e loro sicari reazionari regionali. Da allora si susseguono guerre e massacri e le masse popolari li affrontano con mezzi e capacità disponibili … benché la rivoluzione sia stata “tirata per la manica” (e succede anche oggi) fra due poli: l’uno, continuamente alla ricerca di negoziati e concessioni a qualunque costo e l’altro unito alla Resistenza con ogni mezzo e soprattutto la lotta armata. Si è proceduto a innumerevoli battaglie, alcune sono state perse, altre vinte, ma nel complesso e a dispetto delle perdite e degli errori, le masse popolari sono riuscite a consolidare certe conquiste di cui nessuno oggi può contestare la portata strategica.

Il popolo palestinese è sempre presente e la causa palestinese è più che mai viva: un percorso storico i cui contorni sono segnati dal sangue dei/delle rivoluzionari/e palestinesi e dalla dinamica perpetuata da questi Fiori e altri Leoncini della Palestina – sempre luce, fiaccole della libertà, indomabili eroi che resistono, prigionieri nelle carceri sioniste…

In questi giorni tutti ribadiscono il rifiuto dei tristemente celebri accordi di Oslo. Sarebbe forse utile segnalare che queste iniziative, prevedendo qualunque negoziato e a prezzo di concessioni ben lungi da essere trascurabili, intorno al 1974 periodo coincidente con l’apice della lotta palestinese si sono moltiplicate basandosi su un “programma intermedio”, detto “programma su 10 punti”; poi con l’accettazione delle risoluzioni 242 e 338 al trasferimento del Consiglio nazionale nel 1988; e infine con “Oslo” che non è servito né a bloccare la colonizzazione e la confisca della terra palestinese, né a impedire la giudaizzazione sempre più accelerata di Al-Quds (Gerusalemme, n.d.t.) …

Per oltre 27 anni “loro” hanno continuato a nutrire le illusioni rispetto a uno “Stato realmente sovrano” su meno del 22% della Palestina nell’ambito di un progetto di colonizzazione attiva, una colonizzazione di popolamento; le illusioni dei “due Stati” l’uno accanto all’altro come buoni vicini che hanno litigato per un pezzo di terra: le illusioni sulla capacità dell’entità sionista di vivere semplicemente in tempo di pace e a creare altri rapporti con la regione (e non solo con il popolo palestinese) che non si tradurrebbero in interessi di questo “prolungamento organico dell’imperialismo”.

Dal 1993, le masse popolari palestinesi sono state costrette a subire orribili massacri, un assedio genocida e la detenzione di bambini e famiglie intere, per non parlare della demolizione delle case e altri beni, dato che un ceto di compradores ha potuto intravvedervi fiorire i suoi interessi, immaginando la fine del tunnel!!!

Sicuramente non è una faccenda così minima uscire dalle paludi di Oslo, tanto più che gli strumenti repressivi sono essenzialmente legati ai meccanismi della controrivoluzione, al servizio dell’occupante sionista…

Il popolo palestinese e le sue avanguardie combattenti hanno accumulato lungo l’intero loro percorso di lotta esistenziale il necessario per affrontare la sfida e continuare la lotta fino alla vittoria. Le forze della Resistenza nella regione sono talmente potenti che si può dire con fiducia e senza fanfaronate: la vittoria è più che mai attuale. Naturalmente le masse popolari e le loro avanguardie combattenti detenute possono contare sulla vostra solidarietà attiva.

Che mille iniziative solidali fioriscano a favore della Palestina e della sua gloriosa Resistenza!

La solidarietà, tutta la solidarietà a chi resiste nelle prigioni sioniste, e nelle celle d’isolamento in Marocco, Turchia, Grecia, nelle Filippine e altrove nel mondo!

La solidarietà, tutta la solidarietà ai giovani proletari dei quartieri popolari!

Onore ai Martiri e alle masse popolari in lotta!

Abbasso l’imperialismo e i suoi cani da guardia sionisti e altri reazionari arabi!

Il capitalismo è solo barbarie, onore a tutti quelli e quelle che vi si oppongono nella diversità delle loro espressioni!

Compagni insieme e solo insieme vinceremo!

A tutti voi, compagni/e e amici/e, i miei più calorosi saluti rivoluzionari.

Il vostro compagno Georges Abdallah

Lannemezan, 27 giugno 2020

Europa e nel mondo: molte iniziative per il rilascio di Georges Abdallah

Nell’ambito di una nuova Settimana internazionale di mobilitazione per il rilascio di Georges Abdallah dal 15 al 22 giugno, molte iniziative di solidarietà hanno avuto luogo in Francia, precisamente a Parigi, Grenoble, Marsiglia, Bordeaux, Tolosa, Lione, Guingamp, Clermond Ferrand, Tolone, Saint-Étienne, Annecy, Tarbes, Grenay, ma anche a Charleroi (Belgio), Ginevra, Seattle, Monaco, Izmir (Turchia) e Tunisi. In particolare, Secours Rouge ha partecipato a una manifestazione a Ginevra contro il piano di annessione della Cisgiordania con uno striscione per chiedere la liberazione di Georges Abdallah e la sua sezione di Tolosa “ha ridecorato” diversi uffici parlamentari in solidarietà con il comunista libanese detenuto in Francia dal 1984. Inoltre messaggi di sostegno a Georges Abdallah sono giunti anche dalla Grecia, Libano e dalla Patagonia Argentina.

Dal sito “secoursrouge.org”

Libano, 10 aprile 2020

A seguito dei recenti annunci della ministra della Giustizia francese, Nicole Belloubet, che Georges Abdallah è escluso da misure di rilascio previste per diverse migliaia di prigionieri dalle carceri francesi al fine di combattere l’epidemia da COVID-19. La Campagna libanese per la liberazione di Georges Abdallah e diverse organizzazioni di solidarietà (in particolare d’Europa, Palestina e Tunisia) chiamano a mobilitarsi venerdì 10 aprile alle 18 (UTC+1) tramite le reti sociali, con hashtag #FreeGeorgesAbdallah, per chiedere il rilascio immediato di uno dei prigionieri politici più di lunga data in Europa.

1 aprile 2020

Messaggio FPLP – Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina

Le autorità francesi devono liberare immediatamente Georges Abdallah!
Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina chiede alle autorità francesi di:

*liberare il compagno Georges Abdallah, ostaggio nella prigione francese di Lannemezan da oltre 35 anni
*applicare la decisione giudiziaria del Tribunale per l’applicazione delle pene che ha emesso parere favorevole per il suo rilascio
*proteggere Georges Abdallah dall’epidemia di coronavirus che va diffondendosi in modo terribile in Francia ed Europa.

Il FPLP considera le autorità francesi responsabili della vita del nostro compagno Georges Abdallah, visto il loro continuo rifiuto a liberarlo, in particolare su pressioni esercitate da sionisti e USA.
Il FPLP denuncia la decisione del ministro della Giustizia d’escluder la liberazione di Georges Abdallah dal numero di prigionieri passibili di esserlo a causa della pandemia da coronavirus: tale decisione equivale a un’esecuzione sommaria del nostro compagno, mentre sta per avere 70 anni.
Il FPLP esorta tutti gli Uomini liberi nel mondo e ogni organizzazione dei Diritti Umani a condurre una campagna, la più ampia possibile, per fare pressione sulle autorità francesi affinché liberino subito Georges Abdallah.
Il FPLP chiama infine a una partecipazione massiccia alla campagna elettronica che inizierà oggi nel mondo alle ore 20 (di Beirut), diretta nei confronti delle autorità francesi e libanesi affinché sia rilasciato il combattente per la libertà Georges Abdallah – dal momento che le autorità francesi hanno già espresso la propria volontà di liberare altri prigionieri per timore della diffusione dell’epidemia da coronavirus.

Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina

Centro informazione – 1° aprile 2020

tradotto dall’arabo in francese da CRI Rouge

dal sito: liberonsgeorges.samizdat.net

Marzo 2020

Dichiarazione di Georges Abdallah, in occasione di un’iniziativa in sua solidarietà, organizzata il 28/2/2020 dalla Campagna unitaria Ile de France, presso la sede dell’EDMP (Emancipation par la Diffusion des Médias Progressistes), 8 rue Crozatier, 75012 Parigi.

Cari/e compagni/e, cari/e amici/e,
il vostro raduno questa sera al locale dell’Emancipazione mi conforta e riempie di forza ed entusiasmo.
Sicuramente siete consapevoli che riflettere insieme, Compagni, nella diversità dell’impegno, su iniziative appropriate per cambiare il rapporto di forza a favore della liberazione dei rivoluzionari prigionieri qui in Francia o altrove, assume pieno significato solo nella misura in cui s’inizia a riflettere sulle dinamiche generali della lotta attuale, questa lotta che si vede fiorire ovunque negli ultimi tempi, attraverso movimenti di massa popolari di un’ampiezza senza precedenti.
Le centinaia di migliaia di donne, uomini, giovani e meno giovani sottoposte al peggioramento delle loro precarie condizioni esistenziali, sono al centro dell’attenzione da diversi mesi. Nonostante la repressione bestiale praticata dai vari regimi e malgrado le manovre borghesi, la risolutezza e determinazione delle masse popolari rimangono più che mai irremovibili.
Certamente la crisi del sistema non è un caso. Non lascia molto spazio alle illusioni dei riformisti d’ogni sorta.. La crisi del sistema, e non solo la “malvagità” di un tale presidente o di un tal governo, tende a spazzare via ogni conquista sociale. E allo stesso modo, nutre lo spirito combattivo delle masse popolari e le spinge a difendere alcune conquiste sociali conseguite con grandi lotte e alcune vittorie riportate dai movimenti di liberazione …
Stando così le cose, sia nei centri imperialisti che nelle periferie, la borghesia può solo far pagare alle masse i costi per mantenere il proprio sistema moribondo. Nella sua fase avanzata di putrefazione, nessuna via d’uscita dalla crisi è davvero possibile se non distruggendo questo sistema; in altre parole, andando verso il comunismo attraverso la transizione socialista.
Non dobbiamo perdere di vista il fatto che il capitalismo non è solo un sistema economico; l’alienazione del mercato è essenziale per il suo funzionamento … Questo capitalismo globalizzato oggi è solo distruzione e spreco. Distruzione dell’umanità e spreco di risorse.
I vari movimenti sociali al centro dell’attenzione in questi giorni possono vincere solo nella misura in cui riescono a sbarazzarsi delle scorie della borghesia. Ed è in questo momento, e solo in quel momento, che il “Blocco sociale rivoluzionario” svolge il suo compito di Soggetto della Storia … È nel processo della lotta che si costruisce l’identità della classe e chiarisce il suo ruolo politico.
La causa palestinese, in quanto una delle principali leve della rivoluzione araba, rientra pienamente in questa dinamica. Per contrastare ogni proposta “liquidazionista”, la Resistenza palestinese deve e dovrà affrontare il “Blocco reazionario arabo-sionista” guidato dalle potenze imperialiste.
Naturalmente, le masse popolari palestinesi così come le loro avanguardie combattenti detenute possono contare più che mai sulla vostra solidarietà attiva.

Che mille iniziative di solidarietà fioriscano a favore della Palestina e della sua promettente Resistenza!
Possano mille iniziative di solidarietà prosperare a favore dei Fiori e dei Leoncini palestinesi!
Solidarietà, ogni solidarietà ai combattenti della resistenza nelle carceri sioniste e nelle celle d’isolamento in Marocco, Turchia, Grecia, Filippine e altrove nel mondo!
Solidarietà, ogni solidarietà ai proletari in lotta!
Solidarietà, ogni solidarietà alle masse popolari yemenite!
Onore ai martiri e alle masse popolari in lotta!
Abbasso l’imperialismo e i suoi cani da guardia sionisti e altri reazionari arabi!
Il capitalismo è solo barbarie, onore a tutti/e coloro che si oppongono nella diversità delle loro espressioni!
Compagni, insieme e solo insieme vinceremo!
A tutti voi compagni, i miei saluti rivoluzionari.

Il vostro compagno Georges Abdallah

20 gennaio 2020

Presidio presso l’ambasciata libanese di Bruxelles

Alcune decine di manifestanti si sono riuniti il 19 gennaio davanti all’ambasciata libanese a Bruxelles, a sostegno delle lotte del popolo libanese e palestinese, per la liberazione di Georges Abdallah e Ahmad Sa’adat. Il raduno è seguito a un appello internazionale lanciato da SRI, Samidoun e Secours Rouge Arabe per il 19 gennaio, nonché all’appello proclamato per una settimana di azioni solidali a favore di Ahmad Sa’adat. Il militante rivoluzionario libanese Georges Abdallah è detenuto da 35 anni in Francia per aver partecipato ad azioni contro il Mossad e la CIA a Parigi. Oggi è considerato tra i simboli della rivolta popolare che scuote il Libano.

15 – 29 Gennaio 2020 – Giornate di mobilitazione internazionale per la liberazione di Ahmad Sa’adat e dei/delle prigionieri/e palestinesi

In questi giorni si sta svolgendo una mobilitazione internazionale, indetta dal 15 al 29 gennaio 2020, a sostegno della liberazione di Ahmad Sa’adat e di tutti i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, organizzata dalla “Campagna per la liberazione di Ahmad Sa’adat”, Samidoun (Rete di solidarietà a sostegno dei prigionieri palestinesi) e altre organizzazioni. Ahmad Sa’adat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), è stato arrestato il 15 gennaio 2002 dalla polizia dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) che rappresenta gli interessi della borghesia palestinese, ed imprigionato sotto la sorveglianza delle autorità USA e britanniche. Successivamente nel 2006 le forze di occupazione israeliane l’hanno rapito e condotto in carcere in Israele per poi condannarlo, il 25 dicembre 2008, a 30 anni di prigione. Per il movimento palestinese Ahmad Sa’adat rappresenta il simbolo della lotta contro il sionismo e l’imperialismo. Per la stessa causa sono attualmente detenuti oltre 5.000 prigionieri palestinesi che continuano a lottare contro le vessazioni subite. Così come Georges Abdallah, militante libanese antimperialista e per la causa palestinese, è prigioniero in Francia dall’ottobre 1984.
Il popolo palestinese in questi anni non ha mai smesso di sostenere Ahmad Sa’adat, Georges Abdallah e tutti i prigionieri, considerandoli parte integrante del movimento di lotta contro l’occupante sionista.
Nell’ambito della mobilitazione indetta dal 15 al 29 gennaio, si stanno svolgendo manifestazioni e iniziative in diverse città del mondo, tra cui Parigi, Bruxelles, Vienna, Tolosa, Berna, Goteborg, Wicklow (Irlanda), Annarbor (USA) e Vancouver. In particolare in Libano, nel corso delle proteste antigovernative tuttora in atto, Georges Abdallah, che ha partecipato nel 1982 alle azioni armate contro alti funzionari della CIA e del Mossad, viene considerato dai manifestanti tra i simboli della rivolta popolare che scuote da mesi il Libano.
Il 25 gennaio 2020 è stata indetta una giornata internazionale di mobilitazione contro la guerra all’ l’Iran, all’insegna della parola d’ordine “USA FUORI DAL MEDIO ORIENTE”, con manifestazioni in moltissime città in tutto il mondo.

Anche in Italia attualmente sono numerosi i rivoluzionari prigionieri che resistono nelle carceri, anche da oltre 30 anni, all’isolamento e alle durissime condizioni carcerarie cui sono sottoposti. Anch’essi sono parte integrante del movimento rivoluzionario e per questo devono essere sostenuti sviluppando una mobilitazione contro i regimi di 41bis e di “Alta Sicurezza” e valorizzando la loro identita politica e il loro percorso rivoluzionario.

Una parte del Movimento in Italia da anni porta avanti la lotta a sostegno del popolo palestinese e ai suoi prigionieri. Tra le varie mobilitazioni, in particolare in occasione della manifestazione del 25 Aprile, a Milano da diversi anni viene contestata la presenza della “brigata ebraica”. A seguito della contestazione del 2018, la magistratura ha indagato 5 compagni con l’accusa di istigazione all’odio razziale e altri reati, fissando la prima udienza del processo il 10/3/2020.
In tal senso è già stato lanciato un appello, a cui noi aderiamo, a mobilitarsi contro questo attacco repressivo, a presenziare fuori e dentro il tribunale in occasione dell’udienza e a partecipare alla contestazione della “brigata ebraica” il prossimo 25 Aprile.

SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI PALESTINESI E AI RIVOLUZIONARI PRIGIONIERI DI TUTTO IL MONDO!

CONTRO IL SIONISMO E L’IMPERIALISMO!

RESPINGERE L’ATTACCO REPRESSIVO CONTRO IL MOVIMENTO DI SOLIDARIETA’ ALLA LOTTA DEL POPOLO PALESTINESE!

Gennaio 2020

Collettivo contro la repressione per un Soccorso Rosso Internazionale (CCRSRI)

27 dicembre 2019
La Campagna per la liberazione di Ahmad Sa’adat e la rete Samidoun lanciano un appello a livello internazionale per una mobilitazione, dal 15 al 29 gennaio 2020, a sostegno della liberazione di Ahmad Sa’adat e di tutti i/le prigionieri/e impegnati per la causa palestinese, detenuti nelle carceri israeliane. Ahmad Sa’adat, segretario generale del FPLP (Fronte popolare per la liberazione della Palestina, n.d.t.) è imprigionato da 18 anni e mobilitazioni sono regolarmente condotte a favore della sua liberazione. Un simile appello a mobilitarsi è già stato fatto lo scorso anno.
Appello a mobilitarsi. Ahmad Sa’adat e i prigionieri palestinesi tutti/e liberi/e! 15 – 29 gennaio 2020
GIORNATE INTERNAZIONALI DI MOBILITAZIONE | 15-29 GENNAIO 2020

Libertà per Ahmad Sa’adat
Il Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina è stato arrestato dall’Autorità Palestinese il 15 gennaio 2002 e imprigionato sotto la sorveglianza delle autorità USA e britanniche. Dopo un violento attacco condotto nel 2006, è stato rapito dalle forze d’occupazione. Ora sta scontando una pena detentiva a 30 anni in un carcere israeliano.
Campagna per la liberazione di Ahmad Sa’adat
La Campagna per la liberazione di Ahmad Sa’adat e Samidoun – Rete di solidarietà a sostegno dei prigionieri palestinesi stanno lanciando un appello internazionale affinché ci si mobiliti dal 15 al 29 gennaio 2020 per liberare Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi:
Esortiamo tutti i sostenitori della Palestina e i difensori della libertà del popolo palestinese a unirsi a noi, dal 15 al 29 gennaio 2020 in settimane di mobilitazione per liberare Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.
Ahmad Sa’adat è il Segretario Generale detenuto del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, un leader e un simbolo del Movimento di liberazione nazionale palestinese e un simbolo della sinistra internazionale e dei movimenti rivoluzionari. Il 25 dicembre 2008, è stato condannato a una pena detentiva di 30 anni nel carcere israeliano, con l’accusa d’aver diretto un’organizzazione vietata e d’ “incitamento”. Il FPLP, come tutti i partiti politici e le organizzazioni di resistenza palestinesi, è bollato come “organizzazione proibita” dalle autorità israeliane d’occupazione.
Invitiamo a mobilitarsi a livello internazionale per la libertà di Sa’adat, dei suoi compagni e di tutti i prigionieri palestinesi, perché la loro detenzione è una questione internazionale. Nel caso di Sa’adat e dei suoi compagni, quest’anno si è al 18° anniversario della loro prigionia da parte dell’Autorità Palestinese (AP) sotto il “coordinamento di sicurezza” con l’occupazione israeliana, pratica che oggi perdura – a scapito degli studenti palestinesi e degli organizzatori della resistenza, imprigionati nelle carceri di AP in una situazione “porta girevole” con l’occupazione israeliana.
Mentre erano detenuti nella prigione di Jericho dell’Autorità Palestinese, Sa’adat e i suoi compagni sono stati sorvegliati da guardie USA e britanniche, chiarendo che questa prigione era tutt’altro che un esercizio di sovranità palestinese. Infatti, alcune delle stesse guardie britanniche sono precedentemente servite a sorvegliare i prigionieri repubblicani irlandesi nell’Irlanda del Nord occupata.
Il 13 marzo 2006 – dopo che le elezioni del Consiglio legislativo palestinese (PLC) avevano portato alla nomina al suo interno dello stesso Sa’adat e i sostenitori del “coordinamento di sicurezza” avevano subito grosse perdite, con il blocco vincente di Change and Reform a impegnarsi per liberare i prigionieri politici dell’AP – le forze d’occupazione israeliane hanno attaccato violentemente la prigione di Gerico. Le guardie USA e britanniche se ne sono andate in anticipo in base a un accordo prefissato con le forze d’occupazione, ma le forze occupanti hanno ucciso due guardie palestinesi.
Ahmad Sa’adat è un simbolo della resistenza palestinese, araba e internazionale a capitalismo, razzismo, apartheid e colonizzazione. Preso di mira per il suo ruolo politico e la chiara percezione, rimane un leader del Movimento dei prigionieri palestinesi e della lotta di liberazione nazionale in prigione, impossibile da far tacere nonostante l’oppressione imposta a lui e ai suoi 5.000 compagni prigionieri politici palestinesi. Esorta i sostenitori della giustizia per la Palestina nel mondo a boicottare Israele.
Il suo caso evidenzia il ruolo svolto dall’imperialismo USA e britannico nel sottomettere il popolo palestinese e nel derubare terre palestinesi, nonché il ruolo servile dell’Autorità Palestinese che continua il “coordinamento di sicurezza” con l’occupazione israeliana che ruba terre e risorse palestinesi e di questo vive quotidianamente. Precisiamo anche che i prigionieri del Movimento di liberazione palestinese sono sempre detenuti anche in carceri internazionali, soprattutto Georges Ibrahim Abdallah, detenuto in Francia da 35 anni pur essendo passibile di rilascio dal 1999 e ci uniamo alla richiesta per la loro liberazione.
L’aggressione al popolo palestinese è in corso e va intensificandosi. Palestinesi a Gaza stanno combattendo per rompere l’assedio, rifugiati palestinesi lottano per il loro diritto al ritorno e tutti i palestinesi affrontano confisca delle terre, criminalizzazione, demolizioni della loro casa, prigione di massa ed esecuzione extragiudiziale. L’impunità israeliana è strombazzata dai politici imperialisti, dall’USA al Canada, dalla Germania alla Francia, all’Australia e oltre.
Ahmad Sa’adat e 5.000 prigionieri politici palestinesi sono tenuti prigionieri nelle carceri israeliane con il pieno sostegno e la complicità di questi governi. Sappiamo che è fondamentale internazionalizzare la lotta per la loro liberazione: lottare per liberare i prigionieri palestinesi, costruire la campagna per boicottare Israele e il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni e porre fine agli aiuti e al sostegno in atto che consentono e rafforzano i crimini che Israele commette contro il popolo palestinese da oltre 70 anni.
Unitevi a noi per la Settimana di mobilitazione! Organizzate insieme un’iniziativa, una protesta, un tavolo o una discussione nel vostro comune, campus, nella vostra città o comunità. Sappiamo che lo Stato sionista vuole isolare questi prigionieri palestinesi e metterli a tacere – noi possiamo contribuire aiutare a rompere questo isolamento.
Campagna per liberare Ahmad Sa’adat
Samidoun – Rete di solidarietà ai prigionieri palestinesi
25 dicembre 2019
AZIONE:
1.Organizzate iniziative, azioni e proteste davanti alle ambasciate e ai consolati israeliani nel mondo per sollecitare la libertà per Ahmad Sa’adat. Protestate nelle piazze e in altri spazi comunitari aperti. Si noti che queste date coincidono anche con l’anniversario del sanguinoso attacco israeliano “Cast Lead” (Piombo fuso, n.d.t.) a Gaza nel 2008-2009 – vi esortiamo a includerli entrambi nelle vostre iniziative, dandocene informazioni! Usate questa forma o mandate email a samidoun@samidoun.net
2.Distribuite questo invito alla mobilitazione e intraprendete azioni mediatiche, come la pubblicazione di foto con manifesti richiedenti la libertà di Ahmad Sa’adat e di altri prigionieri palestinesi. Scriveteci a samidoun@samidoun.net o mandateci un messaggio su Facebook.
3.Includete Ahmad Sa’adat e i prigionieri palestinesi nelle vostre iniziative su solidarietà, antirazzismo, antimperialismo e giustizia sociale in Palestina. Portate volantini e manifesti o condividete una dichiarazione di Sa’adat come parte del vostro programma. Informateci su cosa state realizzando, scrivendo a samidoun@samidoun.net o mandandoci un messaggio su Facebook.
Importanti scritti recenti e interviste di Sa’adat (in lingua inglese):
Ahmad Sa’adat: la Palestina sarà liberata dal popolo, non dalle élite
Ahmad Sa’adat: Prigioni, movimento di liberazione nera e lotta per la Palestina
Lettera di Ahmad Sa’adat a Georges Abdallah: “Per noi sei un simbolo e un modello”
Il leader palestinese Ahmad Sa’adat dal carcere: stiamo lottando per democrazia, liberazione e giustizia per tutti
Appello per la mobilitazione da parte di Ahmad Sa’adat: boicottate Israele!

APPELLO A MOBILITAZIONE  

In questo periodo assistiamo a massicci sollevamenti popolari attraverso il mondo. Il denominatore comune di questi sollevamenti è il rigetto delle politiche ispirate e imposte dalle istituzioni imperialiste. Come l’ha scritto il nostro compagno Georges Ibrahim Abdallah (nella sua dichiarazione dal carcere, il 22 giugno 2019): “ Le masse popolari … affermano chiaro e forte che esiste sicuramente un’alternativa per un altro futuro che non la sottomissione ai diktat degli imperialisti e dei loro cani da guardia al potere.”
Il carattere di lotta di classe emerge chiaramente in questi movimenti popolari spontanei, raggiunti da ciò che resta di un ceto medio in via d’estinzione a causa delle crisi economiche successive di questi anni. La crisi del sistema capitalista impatta proprio queste classi popolari che oggi insorgono contro i governanti responsabili dell’impoverimento dei loro popoli, reclamando giustizia sociale e una partecipazione diretta alle decisioni che toccano la propria vita e l’avvenire dei propri figli.
Il movimento di rivolta popolare in Libano ha raggiunto questa stessa dinamica internazionale, caratterizzata dagli stessi obiettivi di cambiamento e libertà, e anche la libertà per i prigionieri politici. Prioritariamente quella per il nostro compagno Georges Ibrahim Abdallah che i nostri compagni del PCL (Partito Comunista Libanese) sostengono con tutte le loro forze, poiché essa s’inscrive nella lotta globale dei popoli contro l’imperialismo, francese nel caso specifico, e i suoi interessi geopolitici ed economici nella regione. Perciò, nel quadro di una giornata di mobilitazione internazionale, facciamo appello a tutte le forze libere a raggiungerci per un raduno unitario per sostenere i nostri compagni in Libano e per esigere, ancora e sempre, la liberazione immediata del nostro compagno ostaggio nelle prigioni francesi da più di 35 anni e questo:

domenica 15 dicembre 2019, alle ore 14, in place de la République à Parigi

Viva la lotta dei popoli per la libertà
Tutto il nostro sostegno ai nostri compagni in rivolta in Libano
Liberate Georges Ibrahim Abdallah

Adesioni:
Soccorso Rosso Arabo
Lobnane Yantafedh (Il Libano si solleva)
Campagna unitaria per la liberazione di Georges Abdallah
Fronte Popolare (Halk Cephesi) – Turchia
Piattaforma Internazionale contro l’isolamento carcerario

Dichiarazione di Georges Abdallah in occasione della manifestazione del 19 ottobre a Lannemezan

Cari/e amici/amiche, cari/e compagni/e,
anni, anni molto lunghi, ed è sempre la stessa emozione e soprattutto la stessa determinazione che fanno eco alla vostra mobilitazione solidale. Oggi, all’alba di questo 36° anno di detenzione, sicuramente non ignorate quale forza ed entusiasmo la vostra manifestazione m’apporti, qui in questi luoghi sinistri.
Al di là di questo filo spinato e delle torrette d’osservazione che ci separano, eccoci sempre insieme, fermamente ritti ad affrontare questo nuovo anno che s’annuncia già ricco di lotte e speranze.
La vostra solidarietà, la vostra mobilitazione nella diversità del vostro impegno, mi riscaldano il cuore … In effetti, per tutti questi decenni trascorsi, non mi sono mai mancate, compagni. Coloro che hanno scommesso sul respiro corto del vostro slancio di solidarietà ne fanno le spese.
Sapete, non è così facile affrontare la quotidianità mortale dietro le sbarre quando sei stato lì da una “breve” eternità. E se si riesca a reggersi in piedi tutto questo percorso, lo è anche, va sottolineato, grazie a queste varie iniziative di solidarietà che avete sviluppato ovunque in questi decenni …
Compagni, è inimmaginabile poter affrontare per anni la politica d’annientamento cui sono sottoposti i rivoluzionari detenuti, senza la mobilitazione della solidarietà assunta soprattutto sul terreno della lotta anticapitalista/antimperialista. È proprio sul terreno di questa lotta che si può e si deve fornire il sostegno più significativo ai nostri compagni prigionieri. Sempre insieme, nella diversità dell’espressione della solidarietà, che si può e si deve far progredire la mobilitazione, assumendo sempre più il terreno della lotta effettivamente in corso.
È certamente all’interno della dinamica generale della lotta attuale che ogni iniziativa di solidarietà consente ai compagni detenuti di trascendere le loro condizioni detentive e far parte effettivamente del movimento come rivoluzionari che operano nelle condizioni speciali che sono loro.
Al mio fianco, qui, i valorosi compagni baschi continuano a resistere e da tanti anni. L’adeguamento delle pene e la “sospensione della pena per motivi medici” vengono loro sistematicamente rifiutati. In appello, è stata da poco respinta la richiesta di libertà condizionale presentata dal compagno Xistor, dopo oltre 30 anni di prigionia! Papon ha approfittato della sospensione della pena per motivi medici. Al contrario, il compagno Ibon Fernandez è ancora in prigione nonostante il suo stato di salute e l’opinione di diversi medici esperti …
Certamente compagni, non occorre soffermarsi a lungo sui vari cavilli giudiziari per spiegare il rifiuto di liberare un particolare prigioniero; è sempre a livello delle autorità politiche che si decide il luogo e il peso del rituale giudiziario, il momento in cui si tratta di prigionieri politici.
Senza cullarmi con dolci illusioni, Compagni per quanto riguarda la mia situazione, c’è ancora “molto” da fare per avviare un risultato favorevole. Come sapete, non basta che lo Stato del Libano “esiga” o piuttosto “richieda” la mia liberazione, occorre ancora che il rapporto di forza realmente esistente possa far capire ai rappresentanti dell’imperialismo francese che la mia detenzione comincia a pesare più delle possibili minacce inerenti la mia liberazione. È solo in questo caso che l’ordine della mia espulsione in Libano non troverà più opposizione. Ecco perché, cari/e amici/amiche e compagni/e, la solidarietà più appropriata che si possa dare a qualsiasi prigioniero rivoluzionario è quella che si sviluppa sempre di più sul terreno della lotta contro il sistema di sfruttamento e dominio.
Cari/e amici/amiche e compagni/e, la componente principale della borghesia araba, in particolare quella dell’Arabia e del Golfo, si è costantemente schierata nel campo del nemico sionista, sotto la guida dell’imperialismo. La causa palestinese attraversa un momento molto difficile. Le masse popolari palestinesi pagano quotidianamente un pesante tributo di sangue e privazioni di ogni tipo.
Non possiamo essere indifferenti alle masse popolari palestinesi e ai combattenti della Resistenza che s’oppongono coraggiosamente alla barbarie della soldataglia sionista e alle orde di coloni, in condizioni particolarmente complicate.
Non possiamo essere indifferenti ai luoghi dei nostri compagni comunisti e dei nostri compagni curdi che affrontano il regime fascista di Erdogan …
Naturalmente le masse popolari palestinesi e le loro avanguardie combattenti prigioniere possono contare più che mai sulla vostra solidarietà attiva.
Che mille iniziative di solidarietà fioriscano a favore della Palestina e della sua promettente Resistenza!
Solidarietà, ogni solidarietà a coloro che resistono nelle carceri sioniste e nelle celle d’isolamento in Marocco, Turchia, Grecia, Filippine e altrove nel mondo!
Solidarietà, ogni solidarietà verso i proletari in lotta!
Onore ai martiri e alle masse popolari in lotta!
Abbasso l’imperialismo e i suoi cani da guardia sionisti e altri reazionari arabi!
Il capitalismo è nient’altro che barbarie, onore a tutti/e coloro che s’oppongono, nella diversità delle loro espressioni!
Compagni insieme, e solo insieme vinceremo!
A tutti voi, compagni/e e amici/amiche, i miei più calorosi saluti rivoluzionari.

Il vostro compagno Georges Abdallah

Manifestazione presso il carcere di Lannemezan per la liberazione del compagno Georges Abdallah

Report del corteo svoltosi il 19 ottobre 2019

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Nell’ambito del “Mese di mobilitazione internazionale per la liberazione del compagno Georges Abdallah”, detenuto in Francia dal 1984, si è tenuta una manifestazione che ha visto la partecipazione di oltre 5OO tra militanti di diverse organizzazioni e solidali. Il corteo è partito dalla stazione ferroviaria di Lannemezan per raggiungere il carcere. I/le compagni/e di Samidoun (Rete di solidarietà ai prigionieri palestinesi, n.d.t.), del collettivo di Tolosa “Palestine Vaincra” e di una delegazione del Soccorso Rosso Internazionale, (composta da militanti di Bruxelles, Milano e Zurigo) erano alla testa del corteo, seguiti da altri comitati di solidarietà a Georges provenienti da varie città francesi, associazioni solidali con il popolo palestinese e organismi di solidarietà con i prigionieri baschi e catalani. Sono stati scanditi ripetutamente slogan in sostegno di Georges, contro il sionismo e l’imperialismo e per la liberazione della Palestina. Davanti al carcere è stata letta la dichiarazione che Georges ha preparato per l’occasione, che pubblicheremo (tradotta in italiano) appena possibile, e sono stati fatti molti interventi dai gruppi presenti .
Questa manifestazione rappresenta un momento della più ampia mobilitazione internazionale sviluppatasi a ottobre, con cortei, presidi, azioni a Gaza, Beirut, in diverse città francesi come Parigi, Tolosa, Bordeaux, Montpellier, Lille, nonché ad Amburgo, Zurigo, Bruxelles, Ginevra, Goteborg, New York, Tripoli, Montreal, Tunisi, Atene, Milano e in altri Paesi.

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La mobilitazione continua!
Solidarietà con Georges Abdallah e tutti i rivoluzionari prigionieri nel mondo!
Contro il sionismo e l’imperialismo!
Rafforzare ed estendere la solidarietà! Abbattere il capitalismo!

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OTTOBRE – MESE DI MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DI GEORGES ABDALLAH

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3 settembre 2019

Nove prigionieri politici palestinesi sono ancora in sciopero della fame, tra loro il 28enne Hothaifa Halabia di Abu Dis, località vicina a Gerusalemme, affetto da cancro, che non si nutre da 64 giorni, per protestare contro la sua detenzione “amministrativa”. L’occupante rifiuta anche di fissare un limite alla sua detenzione senza accusa né processo. Il prigioniero prevede pure di smettere di bere nei prossimi giorni:
Tarek Qadan, 46 anni, di Arraba vicino a Jenin, in sciopero della fame da 32 giorni, ripetutamente incarcerato dall’occupante e pure sottoposto a detenzione “amministrativa”.
Ahmed Ghannam, 42 anni, anch’egli affetto da cancro, arrestato a inizio luglio, in sciopero della fame da 50 giorni per lo stesso motivo.
Soltan Khalof, 38 anni, di Barqin vicino a Jenin, non si nutre da 46 giorni.
Ismail Ali, di Abu Dis, in sciopero della fame da 40 giorni.
Naser Aljadaaa, 30 anni, di Barkin (Jenin), in sciopero della fame da 25 giorni.
Thaer Hamdan, 21 anni, di Ramallah, in sciopero della fame da 21 giorni.
Fadi Alhrob, 27 anni, di Dora (Hebron), in sciopero della fame da 20 giorni.
Hamam Abo Rahma, 28 anni, di Rima (Ramallah), arrestato pochi giorni prima del suo matrimonio, in sciopero della fame da 8 giorni.

Libano
14 luglio 2019

In occasione del 14 luglio, oltre 100 persone si sono radunate davanti alla residenza dell’ambasciatore francese per chiedere l’immediata liberazione di Georges Abdallah. Esercito e polizia libanesi erano presenti in numero ingente e in modo aggressivo nel tentativo d’impedire la mobilitazione. Ma per oltre un’ora militanti hanno scandito slogan per la liberazione del comunista libanese, a sostegno della liberazione della Palestina e contro l’imperialismo francese. Un messaggio audio di Georges Abdallah è stato trasmesso alla fine della manifestazione. Il comunista Anoir Yassine, ex-prigioniero dell’occupazione sionista per 17 anni e liberato a seguito di uno scambio di prigionieri, ha rilasciato una dichiarazione di sostegno.

Report della manifestazione del 22/6/2019 a Parigi per la liberazione del compagno Georges Abdallah e la sua dichiarazione scritta per l’occasione

Georges Abdallah 35 anni di carcere – 35 anni di Resistenza e Lotta

Il 22 giugno si è tenuta a Parigi la manifestazione nazionale per esigere la liberazione del compagno Georges Abdallah, militante comunista, combattente antimperialista e per la causa palestinese, detenuto dal 1984 nelle carceri francesi. Il compagno, in tutti questi anni non ha mai smesso di rivendicare la propria militanza rivoluzionaria e continua a contribuire alla lotta sia in termini di analisi politica con numerosi comunicati, sia nella pratica con scioperi della fame in solidarietà agli altri prigionieri politici rinchiusi nelle carceri imperialiste.
La manifestazione si è svolta per il quarto anno consecutivo ed è stata organizzata da diversi organismi francesi, all’interno della più generale campagna unitaria per la liberazione di Georges Abdallah, che nel corso degli anni si è sempre più sviluppata anche a livello internazionale. Il corteo di sabato 22, che ha visto la partecipazione di circa 400 persone, ha percorso le strade di un quartiere popolare, scandendo slogans di solidarietà a Georges e di sostegno alla lotta del popolo palestinese e contro l’imperialismo, esponendo molte bandiere rosse e striscioni.
Il SRI ha inviato una folta delegazione composta da decine di compagni, da Belgio, Svizzera e Italia (CCRSRI e PT-SRI) ed erano presenti all’interno dello spezzone anche compagni Kurdi, del “Collectif Palestine Vaincra” di Tolosa e del Soccorso Rosso Arabo.
La manifestazione si è conclusa con la lettura del comunicato (di cui alleghiamo la traduzione) che Georges ha inviato per l’occasione e vari interventi degli organismi presenti.
Contro il capitalismo e l’imperialismo la lotta continua!
Solidarietà a Georges Abdallah e a tutti i rivoluzionari prigionieri!

Collettivo contro la repressione per un SRI (CCRSRI)
Proletari Torinesi – per il SRI (PT-SRI)

25/6/2019

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Dichiarazione di Georges Abdallah in occasione della manifestazione del 22 giugno 2019 a Parigi

(Pubblicata il 23 giugno 2019 in liberonsgeorges.samizdat.net)

“Cari/e compagni/e, cari/e amici/amiche,
in tempi recenti, le masse popolari hanno fatto irruzione nella scena politica, affermandosi più che mai con entusiasmo e determinazione.
Da un Paese all’altro, e soprattutto nei Paesi della periferia sud del Mediterraneo, la protesta non smette di diffondersi e tradursi in rivolte quasi insurrezionali di tipo particolare. A ondate, decine di migliaia o addirittura centinaia di migliaia di donne, uomini, giovani e anziani di diverso orientamento scendono in strada e invadono i luoghi pubblici …
Non riuscendo più a restare indifferenti di fronte all’aggravarsi delle loro precarie condizioni esistenziali, escono dal loro torpore come per magia e chiedono conto a coloro che si son creduti intoccabili. E improvvisamente, va formandosi e strutturandosi una nuova epoca sotto i nostri occhi e tante speranze cominciano a profilarsi all’orizzonte.
Certo, le diverse espressioni caratterizzanti la lotta unitaria, così come l’entusiasmo e la determinazione evidenti delle masse popolari, non possono farci dimenticare le vere contraddizioni presenti nel movimento. La stratificazione della classe e la sua debolezza strutturale, la generalizzazione della precarietà esistenziale e soprattutto l’entità del lavoro informale su scala mondiale, specialmente nei Paesi del sud, fanno che la piccola borghesia e le sue varie proposte abbiano un peso considerevole a tutti i livelli e non solo in termini di leadership politica del movimento.
Ciò ci fa supporre che la transizione già in corso, per un tempo più o meno lungo sia sempre basata sulla capacità delle masse e dei soggetti rivoluzionari che lavorano per la riuscita della lotta contro l’egemonia delle proposte borghesi e per il rafforzamento dell’unità del movimento popolare.
Ovviamente, non è un compito facile …
Naturalmente, questa situazione fa parte della prosecuzione e dello sviluppo di tutte queste proteste e di altre rivolte (“Hirak”) che stanno riguardando il mondo arabo da un decennio.
S’inserisce anche e soprattutto in un contesto internazionale dove le contraddizioni interimperialiste sono esacerbate in una situazione di crisi globale del moribondo sistema capitalistico globalizzato. La perdita di egemonia da parte dell’imperialismo USA a livello mondiale spinge quest’ultimo nella sua fuga in avanti verso una maggiore aggressione nei confronti di altri poli imperialisti e in particolare una maggiore ostilità criminale rispetto a Stati indipendenti, che secondo la sua logica sono troppo contestatori.
Ciò che vediamo in questi giorni, sia nel Golfo rispetto all’Iran e al suo ritiro dell’accordo nucleare, sia in Palestina con la colonizzazione sionista, è solo un’espressione di questa perdita d’egemonia da parte di una superpotenza imperialista.
Quest’ultima d’ora in poi è incapace di gestire le mediazioni tra le varie componenti regionali in Medio Oriente. Si afferma, è costretta ad affermarsi come nemico di tutti i popoli di questa regione. Poco importano a questo proposito le sofferenze che possa causare, le masse popolari finiranno per spodestare tutti questi burattini e altri potentati ai suoi ordini nel Golfo e altrove nel mondo arabo.
Compagni, come vedete oggi, le masse sia in Algeria che in Sudan affermano senza esitazione che esiste sicuramente spazio per altri futuri che non la sottomissione ai diktat degli imperialisti e dei loro cani da guardia al potere.
Compagni, non possiamo essere indifferenti rispetto alle masse popolari palestinesi e ai combattenti della Resistenza che si oppongono coraggiosamente alla barbarie delle soldatesche sioniste e delle orde di coloni, in condizioni particolarmente difficili.
Non possiamo essere indifferenti rispetto ai nostri compagni comunisti e ai nostri compagni kurdi che affrontano il regime fascista in Turchia …
Non possiamo essere indifferenti di fronte ai massacri orchestrati dagli imperialisti attraverso i potentati dell’Arabia Saudita e del Golfo, in Yemen …
Solidarietà, tutta la solidarietà all’Algeria e alle sue masse popolari in lotta!
Solidarietà, tutta la solidarietà al Sudan e alle sue masse popolari in lotta!
Solidarietà, tutta la solidarietà ai resistenti nelle carceri sioniste e nelle celle d’isolamento in Marocco, Turchia, Grecia, Filippine e altrove nel mondo!
Solidarietà, tutta la solidarietà ai giovani proletari dei quartieri popolari!
Onore ai martiri e alle masse popolari in lotta!
Abbasso l’imperialismo, i suoi cani da guardia sionisti e altri reazionari arabi!
Il capitalismo è solo barbarie, onore a tutti/e coloro che si oppongono, nella diversità delle loro espressioni!
Insieme compagni e solo insieme vinceremo!
A tutti voi compagni/e e amici/amiche, i miei più calorosi saluti rivoluzionari.

Il vostro compagno Georges Abdallah”

Dichiarazione di Georges Abdallah in occasione della Giornata internazionale del prigioniero palestinese

Giornata del 17 aprile 2019

Cari compagni/e, cari amici/amiche,
Le condizioni di detenzione dei/delle resistenti palestinesi non cessano di peggiorare nelle carceri sioniste in questi ultimi tempi.
Dall’inizio anno, Gilda Erdan, ministro israeliano della Sicurezza cerca di imporre “una nuova realtà” ai nostri compagni prigionieri, con l’obiettivo di far arretrare o semplicemente annullare i diritti da loro acquisiti con intense lotte negli anni precedenti. Perquisizioni e altre ispezioni generali stanno intensificandosi nei diversi centri detentivi israeliani. Unità speciali repressive pesantemente armate si abbandonano ai peggiori eccessi durante questi vari interventi. Oltre 120 prigionieri feriti a Ketziot durante la repressione delle proteste da febbraio, così come a Offer, nella prigione di Negev e altrove in altre strutture penitenziarie …
Tutto è buono per intimidire e crescere le difficoltà dei nostri compagni, non essendo in grado di stroncarli: confisca degli effetti personali, isolamento, cancellazione del diritto di visita, trasferimento. E molti compagni sono picchiati a ogni intervento compiuto da queste unità repressive. Non parliamo del “Bosta” (ndr: veicolo israeliano con il quale vengono trasferiti i detenuti palestinesi) e di ogni sofferenza specialmente durante i trasferimenti delle nostre compagne.
Per questa situazione, i nostri compagni hanno annunciato il lancio di uno sciopero della fame collettivo nelle carceri israeliane. Dirigenti chiave del movimento dei prigionieri e del movimento di liberazione nazionale nel loro insieme hanno aderito allo sciopero e centinaia di loro hanno previsto di unirsi allo sciopero nei prossimi giorni. Si prevedeva che lo sciopero si sarebbe intensificato proprio oggi il 17 aprile in Palestina e a livello internazionale, Giornata dei/delle prigionieri/e palestinesi. Solo le autorità sioniste hanno ritenuto utile indietreggiare per ora davanti alle potenzialità del movimento, soprattutto rispetto al recente sviluppo della situazione nel mondo arabo, cioè i movimenti promettenti in Algeria e Sudan. Come vedete Compagni, i rivoluzionari, spesso in circostanze particolarmente difficili, cercano con ogni mezzo di dare scacco alle politiche di distruzione a cui sono sottoposti nelle prigioni nemiche. Tuttavia, il risultato di questo confronto, il risultato di questa dura battaglia, dipende sempre dalla mobilitazione solidale delle masse popolari e del fermo impegno delle avanguardie nel campo della lotta in corso.
Nel 1974, la “Conferenza Nazionale Palestinese” ha dichiarato il 17 aprile “Giornata dei Prigionieri Palestinesi”. Questo non era inteso solo a denunciare in quell’occasione la barbarie dell’occupante sionista, non solo a onorare i resistenti prigionieri ricordando alle masse i loro sacrifici e la loro incrollabile volontà di resistere soldatesca sionista. La celebrazione di questa “Giornata dei prigionieri palestinesi” è intesa soprattutto ad affermare forte e chiaro la determinazione a strappare i nostri compagni dalle grinfie dei loro carcerieri criminali. In realtà ripetutamente le avanguardie della lotta rivoluzionaria palestinese hanno assunto questo compito con molto coraggio e abnegazione obbligando il nemico a liberare migliaia di compagni prigionieri senza avere contropartita.
Oggi, Compagni, eccoci qui nuovamente riuniti, anche in Paesi diversi, per celebrare la “Giornata dei prigionieri palestinesi” e soprattutto esprimere la nostra indistruttibile solidarietà verso i/le resistenti nelle prigioni sioniste e la nostra totale fiducia nella determinazione delle avanguardie rivoluzionarie palestinesi e la loro ferma determinazione a fare quanto necessario per strappare i nostri compagni resistenti dalle grinfie dei carcerieri sionisti.
Che mille iniziative di solidarietà fioriscano a favore dei nostri Fiori e Leoncini detenuti nelle prigioni sioniste!
Che mille iniziative di solidarietà fioriscano a favore dei protagonisti delle iniziative per il diritto al ritorno!
Solidarietà, ogni solidarietà ai resistenti nelle prigioni sioniste e nelle celle d’isolamento in Marocco, Turchia, nelle Filippine e altrove nel mondo!
Solidarietà, ogni solidarietà con i compagni rivoluzionari che resistono nelle carceri in Grecia!
Che mille iniziative di solidarietà fioriscano a favore delle masse algerine, sudanesi e yemenite!
Solidarietà, ogni solidarietà per i giovani proletari dei quartieri popolari!
Il capitalismo è solo barbarie, onore a tutti/e coloro che si oppongono nella diversità delle loro espressioni!
Insieme compagni, e solo insieme vinceremo!
A tutti voi, compagni e amici, i miei più calorosi saluti rivoluzionari.

Il vostro compagno Georges Abdallah.

Pubblicato il 19 aprile 2019

Coi prigionieri politici palestinesi
Fino alla vittoria!

Nelle carceri israeliane, da febbraio, centinaia di prigionieri politici palestinesi sono stati attaccati e feriti dalle guardie carcerarie, in segno di rappresaglia seguita a una rivolta scoppiata durante un trasferimento da una sezione all’altra. Uno dei principali attacchi è avvenuto il 31 marzo con l’impiego di proiettili, granate assordanti e gas lacrimogeni. Circa 90 prigionieri sono stati ammanettati e legati alle loro brande la notte intera.
In risposta a queste irruzioni, oltre 400 prigionieri in varie carceri sono entrati in sciopero della fame a partire dall’8 aprile, rivendicando quanto segue:
– fine dell’isolamento;
– fine delle irruzioni nelle celle;
– miglioramento dell’assistenza medica;
– installazione di telefoni pubblici.
In solidarietà con questa lotta il compagno Georges Abdallah, detenuto in Francia nel carcere di Lannemezan, è entrato in sciopero della fame coinvolgendo oltre 20 prigionieri politici, fra cui una dozzina di baschi.
A sostegno di questa lotta si sono sviluppate mobilitazioni con cortei, presidi, meeting in molti Paesi europei e in Medio Oriente, dimostrando che la solidarietà è internazionale e sempre più forte e non lascia soli i prigionieri politici palestinesi.
Dopo 8 giorni di sciopero della fame, i prigionieri hanno sospeso lo sciopero essendo riusciti a raggiungere alcuni dei loro obiettivi e la revoca di misure repressive imposte loro dall’anno scorso.
I prigionieri politici palestinesi vantano una lunga tradizione di lotta, già in passato si sono battuti strenuamente contro le pesanti condizioni detentive imposte nelle carceri israeliane. Una delle lotte più incisive si è sviluppata nel 2017 e ha visto la partecipazione di oltre 1.500 prigionieri. Anche in quell’occasione Georges Abdallah si è unito alla lotta coinvolgendo numerosi prigionieri politici marocchini, baschi, tunisini fra gli altri.
La lotta dei prigionieri politici palestinesi è parte dell’irriducibile resistenza del popolo palestinese contro il sionismo e l’imperialismo.
Ma le politiche repressive contro chi resiste e combatte l’imperialismo sono praticate dagli Stati imperialisti nel mondo intero. Infatti, sono centinaia i rivoluzionari prigionieri detenuti nelle carceri in Italia, Turchia, Grecia, Europa e India, solo per citare alcuni significativi esempi.
La loro resistenza alle dure condizioni carcerarie va sostenuta in quanto rientra nella lotta più generale del proletariato e dei popoli oppressi contro il capitalismo nella sua fase imperialista.
Costruire e sviluppare la solidarietà di classe internazionale!
Chi dimentica i prigionieri della guerra di classe, dimentica la guerra di classe stessa!
Abbattere il capitalismo!

Collettivo contro la repressione per un Soccorso Rosso Internazionale (CCRSRI)

17 aprile 2019

Francia
da : Collectif PALESTINE VAINCRA

Cari compagni,
Da oltre un secolo la lotta del popolo palestinese non ha mai smesso.
In condizioni particolarmente difficili, le masse popolari palestinesi e le loro avanguardie rivoluzionarie sono riuscite a superare i molteplici tentativi di farla finita non solo con le varie espressioni di questo processo di lotta storica – rivolte e rivoluzioni – ma anche e soprattutto con il popolo palestinese in quanto tale.
In effetti, la creazione dell’entità sionista sulle rovine di città e villaggi palestinesi nel 1948 avrebbe potuto porre fine alla storia della Palestina e del popolo palestinese se non ci fosse stata questa indomita resistenza. Di generazione in generazione il popolo palestinese trasmette la torcia della lotta per la sua liberazione.
Sempre nel contesto di questo lungo processo di lotta gli oppressi e gli sfruttati blocchi sociali si ricreano e si affermano nella realtà conflittuale inerente la crisi del capitalismo globalizzato.
Oggi, la Resistenza palestinese attraverso le sue varie espressioni continua a incarnare la risposta più appropriata di fronte alla portata dei crimini perpetrati dall’entità sionista e dai suoi promotori capitalisti e, allo stesso tempo, consente al popolo palestinese di ricrearsi e al blocco sociale antagonista di costruirsi e collegarsi ai movimenti dei proletari e dei popoli oppressi in tutto il mondo.
Come sapete, compagni, nello sviluppo di diverse vie di lotta, i percorsi imboccati da uomini e donne di orizzonte diverso si intersecano sempre prima o poi, andando a formare questo grande fiume che consente all’umanità di navigare verso la sua liberazione.
Naturalmente, compagni, accolgo con favore la vostra iniziativa di solidarietà e mi unisco con tutte le mie forze nella misura in cui le mie condizioni detentive lo consentano.
Per me è un onore condividere questi momenti di lotta con voi e accetto volentieri la vostra proposta e mi considero membro onorario del vostro collettivo “Palestine Vaincra”. Certamente questo collettivo darà un contributo prezioso alla lotta del popolo palestinese.
I miei saluti rivoluzionari a tutti/tutte voi, compagni/e del collettivo ” Palestine Vaincra “.
Vinceremo.

Georges Abdallah
domenica, 31 marzo 2019

11 aprile 2019

Palestina
7 aprile 2019
Centinaia di prigionieri politici palestinesi sono stati aggrediti e feriti questa settimana nella prigione israeliana del Negev in segno di rappresaglia, dopo una rivolta di prigionieri maltrattati dalle guardie carcerarie durante un trasferimento da una sezione a un’altra di questo vasto accampamento di tende nel deserto. Quindi 90 prigionieri politici nella sezione 3 del Negev sono stati ammanettati e legati ai loro letti tutta la notte, senza coperte o altri oggetti personali.
L’amministrazione di questa prigione che detiene 1.300 prigionieri politici illegalmente – dato che Israele non ha il diritto come potenza occupante di trasferire tutta o parte della popolazione occupata sul suo territorio – ha moltiplicato il numero di incursioni punitive contro detenuti dal 19 febbraio 2019, data in cui i prigionieri hanno protestato contro l’installazione di dispositivi di disturbo intorno alle sezioni di questo campo, impedendo le comunicazioni tra i prigionieri. Domenica 31 marzo, uno di questi raid notturni ha visto il degenerarsi della situazione, con due prigionieri a pugnalare i loro aggressori, ferendoli.
È seguito un assalto selvaggio a colpi di proiettili, bombe assordanti e gas lacrimogeni, che ha ferito molti prigionieri, tra cui una dozzina è stata ricoverata al centro medico più vicino. Tra loro Islam Yusri Wishahi e Udayy Adel Salem sarebbero in condizioni critiche. Le punizioni collettive crescono di numero dopo questo fatto: vanno da multe molto pesanti di oltre 50.000 euro per 74 detenuti del Negev e 96 detenuti a Ketziot. Tutte le visite sono state soppresse, in particolare per le famiglie di Gaza, che solo eccezionalmente hanno permesso di far visita ai loro parenti. E un autobus con 23 abitanti di Gaza, autorizzati a rendere visita ai loro parenti detenuti, ha dovuto tornare indietro. Anche il diritto all’ora d’aria è stato revocato e numerosi prigionieri sono stati sottoposti a completo isolamento.

8 aprile 2019
Oggi 120 prigionieri palestinesi sono entrati in sciopero della fame collettivamente nelle carceri israeliane chiedendo la fine della repressione in atto nelle prigioni. Si prevede che tale sciopero s’intensifichi il 17 aprile in Palestina e su scala internazionale, in occasione della Giornata dei prigionieri palestinesi. I prigionieri sono rappresentati da un gruppo di dirigenti simboleggianti tutte le forze politiche fra cui Ahmad Sa’adat dirigente nazionale palestinese e segretario generale di FPLP (Fronte popolare p er la liberazione della Palestina, n.d.t.), detenuto. Lo sciopero è stato lanciato per rinuncia fatta dal Servizio penitenziario d’Israele degli accordi convenuti al fine di attenuare il livello di repressione imposto ai prigionieri.
Nell’ambito della campagna elettorale è aumentata la repressione sui prigionieri palestinesi, compresi invasioni nelle celle da unità repressive pesantemente armate, perquisizioni e sequestri su larga scala (fra cui molti libri), trasferimento di prigionieri da sezione in sezione, addirittura gas lacrimogeni nei reparti penitenziari. Peraltro, le visite dei famigliari sono state interdette per numerosi prigionieri e sono stati installati nelle prigioni dispositivi come le telecamere di sorveglianza e le cosiddette sorgenti di disturbi elettromagnetici.
Le rivendicazioni dei prigionieri includono: l’installazione di telefoni pubblici nelle prigioni per permettere loro di comunicare con le famiglie, la soppressione dei dispositivi di disturbo, la ripresa alla normalità delle visite dei famigliari e l’abolizione di ogni misura repressiva, sanzione e pena imposta ai prigionieri.

Georges Ibrahim Abdallah, in solidarietà con i prigionieri palestinesi, e come aveva già fatto durante i due movimenti di sciopero della fame del 2014 e 2017, inizierà uno sciopero della fame di tre giorni, a partire dall’11/4/2019. Insieme a lui in questo sciopero anche venti co-detenuti, tra cui una dozzina di compagni baschi.

dichiarazione del compagno georges ibrahim abdallah in occasione della settimana di mobilitazione per la liberazione di ahmad sa_adat

Resoconto della Settimana di mobilitazione internazionale per la liberazione del rivoluzionario prigioniero Georges Abdallah (rinchiuso da oltre 34 anni nelle prigioni francesi)

Report mobilitazione internazionale per Georges Abdallah – ottobre 2018 –

Nell’ambito della Settimana internazionale di mobilitazione in solidarietà verso Georges Abdallah e tutti i prigionieri palestinesi (17-24 ottobre), il Fronte Palestina-dalla solidarietà alla lotta internazionalista, il Collettivo Contro la Repressione per un Soccorso Rosso Internazionale, il Soccorso Rosso Proletario e il Coordinamento lombardo Palestina, organizzano una giornata di lotta in sostegno dei rivoluzionari prigionieri Georges Abdallah, Ahmad Sa’adat e Raja Eghbarieh.

Sotto il manifesto diffondiamo una dichiarazione del Segretario Generale del FPLP Sa’adat scritta in occasione della Settimana di mobilitazione.

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Dichiarazione di Georges Abdallah – 21 ottobre 2018

Dichiarazione di Ahmad Sa’adat a sostegno della Settimana internazionale di mobilitazione per la liberazione di Georges Abdallah

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I prigionieri palestinesi del FPLP sostengono la lotta dei prigionieri nelle carceri USA

Comun prig FPLP

da: Secoursrouge.org

7 luglio 2018

In occasione della Festa nazionale francese, 14 luglio, la Campagna per la liberazione di Georges Abdallah a Beirut e il Comitato per la liberazione di Georges Abdallah a Tunisi hanno organizzato una manifestazione davanti le rispettive Ambasciate di Francia.

5 luglio 2018

Oggi il tribunale militare israeliano di Ofer ha prolungato di 4 mesi la detenzione della femminista e parlamentare palestinese membro del FPLP (Fronte popolare per la liberazione della Palestina, n.d.t.), Khalida Jarrar. È sottoposta al regime di detenzione amministrativa, senza accusa né processo, dal 2 luglio 2017.

2 luglio 2018

Il rivoluzionario turco Turgut Kaya è un militante di ATIK (Confederazione dei lavoratori turchi in Europa) ed è prigioniero nelle carceri greche. Lo Stato Turco lo accusa di appartenenza al TKP/ML (Partito Comunista di Turchia/Marxista-Leninista) e ha emesso un mandato d’arresto internazionale. Contro la sua estradizione in Turchia, pronunciata da una corte greca, il compagno ha iniziato 33 giorni fa uno sciopero della fame.
Durante una visita in carcere al Centro penitenziario di Lannemezan, il comunista arabo e combattente per la causa palestinese, Georges Abdallah, ha espresso la sua totale solidarietà a Turgut Kaya.
Georges ha appoggiato questa lotta e più ampiamente quella per la liberazione di tutti i rivoluzionari prigionieri in Grecia, Turchia e altrove.

30 giugno 2018

da: Secoursrouge.org

Oltre 250 organizzazioni si sono unite per chiedere la liberazione immediata di Khalida Jarrar, femminista palestinese, parlamentare di sinistra, detenuta. Fra queste il Soccorso Rosso del Belgio e il Soccorso Rosso Internazionale. Khalida Jarrar è sottoposta a regime di detenzione amministrativa dal 2 luglio 2017. Il 14 giugno 2018 è stata informata del prolungamento della sua detenzione amministrativa di altri 4 mesi, pena che dovrebbe esserle confermata da un tribunale militare israeliano il 2 luglio 2018.

Giornate di mobilitazione sono organizzate dal 30 giugno al 2 luglio 2018, in particolare a New York.

Locandina GIA

Report manifestazione per Abdallah – Parigi, giugno 2018 –

Dichiarazione di Georges Abdallah – giugno 2018 –

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In occasione della manifestazione annuale a sostegno della liberazione di Georges Abdallah, indetta a Parigi per sabato 23 giugno, il SRI vi parteciperà con un delegazione internazionale.

Come lo scorso anno, da Bruxelles il Soccorso Rosso organizza un viaggio per recarsi a Parigi. Non esitate a contattarci per mail o Facebook precisando se disponete di patente o di vettura. Chiediamo pure di contattare le persone impossibilitate a partecipare ma propense a prestare la loro vettura.

Appuntamento a place van Meenen, Saint-Gilles, alle 9:30.

Qui sotto l’Appello della Campagna.

Appello della Campagna Unitaria per la Liberazione di Georges Ibrahim Abdallah – 2018 –

Il compagno Georges Abdallah ha scritto una dichiarazione in occasione dell’iniziativa, tenutasi il 1° marzo 2018 alla Mensa Occupata di Napoli, in solidarietà con i prigionieri palestinesi e con lo stesso Georges. Di seguito il contributo.

Dichiarazione Georges Abdallah – marzo 2018 –

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Anche quest’anno, in molte parti del mondo, si è svolta la settimana internazionale di solidarietà verso il compagno Georges Abdallah. 

In quest’ambito, la Rete di solidarietà per i prigionieri palestinesi Samidoun e il Soccorso Rosso Internazionale hanno indetto una dieci giorni di mobilitazione (dal 14 al 24 ottobre) a sostegno del compagno. 

Il 21, intorno al carcere di Lannemezan (dove il compagno è detenuto), si è tenuto un corteo al quale hanno partecipato più di 400 compagni e nel corso del quale è stata letta una dichiarazione di Georges, scritta dal compagno proprio in occasione della mobilitazione.

Di seguito riportiamo la dichiarazione di Georges e un elenco di alcune iniziative che in suo sostegno si sono tenute in diversi Paesi.

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Berlino, presidio davanti all’Ambasciata francese, 21 ottobre.

Bruxelles, presidio davanti all’Ambasciata francese con 100 compagni, 20 ottobre.

New York, presidio davanti all’Ufficio di rappresentanza francese dell’ONU, 16 ottobre.

Dublino, presidio, 21 ottobre.

Marsiglia, meeting, 19 ottobre.

Bordeaux, meeting, 13-14 ottobre.

Villeneuve, meeting, 17 ottobre.

Tolosa, meeting con 160 compagni, 20 ottobre.

Libano, conferenza, 7 ottobre..

Beirut, Gaza, Ramallah, Chatila e Tunisi, manifestazioni.

Altre mobilitazioni in molte città francesi e anche ad Amburgo, Manchester e Atene.

Dichiarazione di G. Abdallah del 21 ottobre 2017

14-24 ottobre: mobilitazione internazionale a sostegno del compagno Georges Abdallah!

Nell’ambito di una serie di iniziative internazionali a sostegno del rivoluzionario prigioniero Georges Abdallah, il Soccorso Rosso Internazionale Samidoun promuovono e organizzano delle giornate di mobilitazione dal 14 al 24 ottobre.

Qui sotto pubblichiamo un appello scritto dal SRI in occasione della mobilitazione, insieme a un elenco di alcune iniziative solidali che si sono tenute e si terranno in sostegno del compagno e che terremo aggiornato.

Appello SRI

Berlino, presidio davanti all’Ambasciata francese, 21 ottobre.

Bruxelles, presidio davanti al Consolato francese, 20 ottobre.

New York, presidio davanti all’Ufficio di rappresentanza francese dell’ONU, 16 ottobre.

Lannemezan, manifestazione davanti al carcere in cui Georges è detenuto, 21 ottobre.

Dublino, presidio, 21 ottobre.

Marsiglia, meeting, 19 ottobre.

Bordeaux, meeting, 13-14 ottobre.

Villeneuve, meeting, 17 ottobre.

Tolosa, meeting, 20 ottobre.

Libano, conferenza, 7 ottobre.


In occasione della Festa nazionale francese (14 luglio), manifestazioni si sono svolte davanti alle rappresentanze diplomatiche francesi di alcuni Paesi per chiedere la liberazione di Georges Abdallah  (in particolare a Tunisi e Beyrouth).

Sabato 17 giugno, Parigi, ore 15: manifestazione unitaria per la liberazione di Georges Abdallah.

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Dichiarazione dei prigionieri repubblicani irlandesi in solidarietà con i prigionieri politici palestinesi – maggio 2017 –

In solidarietà ai prigionieri palestinesi in lotta, diffondiamo un nostro contributo. Più sotto, abbiamo anche riportato l’elenco di Paesi e città dove si svolte e si svolgeranno iniziative solidali dal 14 aprile al 27 maggio, tratto dal sito  http://samidoun.net/2017/05/global-schedule-of-events-to-support-palestinian-prisoners-hunger-strike/

A FIANCO DEI PRIGIONIERI PALESTINESI IN LOTTA – maggio 2017 –

Solidarietà Internazionale


Georges Abdallah solidale verso i 10 rivoluzionari prigionieri di ATIK – maggio 2017 –

Lettera di solidarietà da prigionieri anarchici detenuti nella prigione di Korydallos ai prigionieri palestinesi in sciopero della fame – aprile 2017 – da 325nostate.net

Georges Abdallah in sciopero della fame!

Dal 24 aprile, Georges I. Abdallah e’ in sciopero della fame per 3 giorni, in solidarietà con i prigionieri palestinesi. A Georges si sono uniti nello sciopero, nel carcere di Lannemezan, prigionieri marocchini, tunisini, algerini e baschi.

(Samidoun)

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Diffondiamo l’intervento di Georges I. Abdallah, rivoluzionario prigioniero libanese, detenuto da 33 anni, in Francia,  scritto in occasione del “18 marzo”.
La data del 18 marzo fu proclamata dal primo Soccorso Rosso Internazionale (1921-1940) “Giornata Internazionale dei prigionieri politici” e fu scelta in riferimento al giorno di inizio dell’insurrezione della Comune di Parigi.

Dichiarazione di Geoerges Abdallah

Resoconti delle iniziative tenutesi a Stoccarda, Parigi e Bruxelles per il 18 marzo-Giornata dei prigionieri politici rivoluzionari


Qui sotto pubblichiamo l’audio dell’intervento completo che, come CCRSRI, abbiamo esposto alla conferenza del 25 febbraio su “Implementazione del modello sionista nello Stato italiano” organizzata dal Fronte Palestina.

https://drive.google.com/file/d/0BySVOGSxpuTYblh3bEV3djdSSm8/view?usp=drive_web


Il 25 febbraio alla Villa Pallavicini di Milano, il Fronte Palestina ha tenuto un incontro nazionale su “Implementazione del modello sionista nello Stato italiano”, al quale hanno partecipato circa 70 compagni.
La giornata ha visto la partecipazione anche di Samidoun (network di solidarietà per i prigionieri palestinesi, con sede in Nord America), il cui intervento, tradotto in italiano, è qui sotto pubblicato.
Abbiamo deciso di diffondere questo contributo in quanto in esso vengono affrontate questioni a noi più vicine: non solo la solidarietà ai prigionieri palestinesi, ma anche il sostegno a Georges Abdallah, il carattere internazionale della repressione, l’internazionalismo, etc.

Intervento Samidoun


Il 25 febbraio alla Villa Pallavicini di Milano, il Fronte Palestina ha tenuto un incontro nazionale su “Implementazione del modello sionista nello Stato italiano”, al quale hanno partecipato circa 70 compagni. 
La giornata ha visto la partecipazione anche di Samidoun (network di solidarietà per i prigionieri palestinesi, con sede in Nord America), il cui intervento, tradotto in italiano, verrà presto pubblicato su questo blog.
Come CCRSRI abbiamo partecipato alla giornata con un nostro intervento, del quale riportiamo qui sotto una sintesi.

Non c’è solidarietà al popolo palestinese e alla sua Resistenza, senza solidarietà ai suoi prigionieri!

Ad oggi, nelle carceri sioniste e in quelle dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), risultano detenuti circa 7.000 palestinesi, molti dei quali sottoposti al regime di detenzione amministrativa.

Da sempre, il popolo palestinese e le Organizzazioni impegnate nella causa di liberazione nazionale rivendicano la solidarietà ai propri prigionieri. Dal punto di vista politico si tratta di un fatto estremamente importante. Nelle carceri d’Israele e in quelle della collaborazionista ANP vengono imprigionati quanti hanno fatto ricorso a pratiche e contenuti oggettivamente di rottura rispetto agli interessi degli oppressori imperialisti e dei loro complici nell’area. Un popolo schierato a difesa dei suoi prigionieri è un popolo schierato a difesa di quelle pratiche e di quei contenuti che, nei fatti, hanno teso ad ostacolare i progetti imperialisti su quelle terre.
Uno degli obiettivi perseguiti dall’imperialismo è il raggiungimento della pacificazione forzata in Palestina, condizione necessaria (anche se certo non sufficiente) per tentare di reimpostare un “ordine” in Medioriente. Contro questi tentativi, la solidarietà del popolo palestinese ai suoi prigionieri continua a imporsi quale spina nel fianco, anche e soprattutto in relazione al carattere di massa e di popolo della repressione sionista e collaborazionista in Palestina.
La Resistenza palestinese, del suo popolo e dei suoi prigionieri, si è sempre caratterizzata in termini antimperialisti. In tal senso, il rivoluzionario prigioniero Georges Abdallah (militante del FPLP prima e delle Frazioni Armate Rivoluzionarie Libanesi poi, detenuto da più di 30 anni nelle carceri francesi) è una delle figure più rappresentative.
Intorno al compagno, nel corso degli anni, si è andata sviluppando una solidarietà sempre più internazionale, coinvolgendo non solo militanti antagonisti in Europa e negli USA ma anche –e soprattutto- le masse popolari in nord Africa e Medioriente.
In tutti questi anni di prigionia, Abdallah ha espresso solidarietà nei confronti della lotta dei popoli oppressi e dei loro prigionieri: ad esempio, dalla Palestina al Kurdistan fino al Maghreb.  Sempre nel segno dell’antimperialismo e dell’internazionalismo, si è schierato a fianco delle lotte dei rivoluzionari prigionieri in tutto il mondo, come dimostra, ad esempio, la sua solidarietà manifestata in sostegno dei compagni turchi detenuti in lotta contro le celle di Tipo F.
Solidarietà nei confronti del popolo palestinese, della sua Resistenza e dei suoi prigionieri è stata espressa anche da parte di diversi rivoluzionari prigionieri in Grecia.
Oltre alla Palestina e ad altre realtà quali i Paesi Baschi, l’Irlanda del Nord, il Kurdistan, etc, anche in altri differenti contesti la solidarietà ai rivoluzionari prigionieri assume un carattere di massa e di popolo: pensiamo, infatti, all’India, alla Turchia e al Perù, Paesi nei quali le Organizzazioni comuniste si fanno carico dell’organizzazione e dello sviluppo della solidarietà verso quanti vengono colpiti dalla repressione per le loro lotte.
In quasi tutti gli Stati del centro imperialista, però, la solidarietà ai rivoluzionari prigionieri deve fare i conti con condizioni molto difficili. Nonostante gli ostacoli, in alcuni di questi Paesi vi sono parti del movimento antagonista che hanno assunto quale parte irrinunciabile della propria lotta anche il sostegno ai propri prigionieri. In tal senso, la Grecia ci offre un importante esempio, dimostrato dalle numerose mobilitazioni durante la lotta contro l’isolamento carcerario (prigioni di tipo C) di qualche anno fa o le manifestazioni e le azioni in queste settimane, in risposta all’arresto del 5 gennaio di 2 militanti dell’Organizzazione Lotta Rivoluzionaria.
Molti palestinesi, baschi, irlandesi, kurdi, indiani, peruviani, etc, detenuti per la loro lotta, sono sottoposti a durissime condizioni di isolamento. Gli Stati ricorrono a questa misura carceraria allo scopo di piegare i prigionieri e annullarne l’identità politica, nel tentativo di utilizzarli per influire in termini controrivoluzionari sullo sviluppo dei processi di liberazione nazionale o di guerra popolare. Ciascuno Stato inserisce la tortura dell’isolamento nel quadro di una strategia più complessiva, che lo vede impegnato nello scontro militare contro le Organizzazioni rivoluzionarie, nella repressione diretta contro i movimenti impegnati nel sostegno ai propri prigionieri e nei tentativi di condizionare alcuni settori delle masse popolari –alternando repressione e riforme- con l’obiettivo di ricondurle a sé o di impedire un loro avvicinamento alle causa di emancipazione.
Anche in altri Paesi del centro imperialista, nel tentativo di contrastare il processo rivoluzionario che si andava sviluppando dalla seconda metà degli anni ’60, gli Stati decisero di ricorrere ad un certo momento alla tortura dell’isolamento, tentando di legittimarla con la logica “dell’emergenza contro il terrorismo” per poi renderla elemento strutturale nella gestione dei più acuti conflitti di classe.
Oltre agli USA, alla Gran Bretagna e alla Germania (per citare solo alcuni dei Paesi nei quali si sono sviluppati regimi di isolamento molto duri), troviamo: in Spagna, i FIES; in Turchia, le prigioni di Tipo F; in Grecia, le celle di Tipo C; etc.
In Italia, superata la fase delle carceri speciali, i vari Governi elaborarono politiche detentive concretizzatesi nell’applicazione dell’art. 90 e, in seguito, nei regimi di Elevato Indice di Vigilanza (EIV) prima e di Alta Sicurezza (AS1-AS2-AS3) poi.
Ad oggi, infatti, sono detenuti in regime di Alta Sicurezza numerosi compagni (Alessandria, Ferrara, Terni, Latina, etc.). Diversi di loro, prigionieri da molti anni, sono militanti di Organizzazioni rivoluzionarie e alcuni, prima di essere posti in AS, sono stati sottoposti all’isolamento previsto dall’art. 90 prima e dall’EIV poi.
A partire dal dicembre del 2002, nel contesto generale della lotta al terrorismo internazionale e in quello specifico della ripresa dell’attività rivoluzionaria in Italia, il 41-bis venne esteso anche ai condannati per terrorismo ed eversione. E’ così che, dal 2005, sono sottoposti continuativamente in regime di 41-bis tre rivoluzionari prigionieri e militanti delle BR-PCC arrestati nel 2003, detenuti a L’Aquila, Spoleto e Opera.
La solidarietà ai rivoluzionari prigionieri di tutto il mondo e ai popoli e alle masse popolari attaccate e  represse per le loro lotte è un dovere irrinunciabile per chiunque intenda porsi sul terreno dell’internazionalismo proletario. Per questa ragione, vogliamo ancora una volta ribadire che non può esistere solidarietà al popolo palestinese e alla sua Resistenza senza solidarietà ai suoi prigionieri!

A fianco dei rivoluzionari prigionieri di tutto il mondo!
A fianco dei popoli e delle masse popolari attaccate e represse per le loro lotte!
Per l’internazionalismo proletario!


Messaggio solidale di Nikos Maziotis per Georges Abdallah -ottobre 2016

Dal 15 al 22 ottobre 2016 si svolgerà una settimana di mobilitazione internazionale in solidarietà al rivoluzionario prigioniero Georges Ibrahim Abdallah. Nell’ambito di questa settimana di lotta, il 20 ottobre a Milano, si terrà un’iniziativa all’Università Statale. Qui sotto la locandina.

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Il prigioniero palestinese Bilal Kayed, dopo 71 giorni, ha sospeso lo sciopero della fame.

Il Comitato dei prigionieri FPLP esprime solidarietà ai prigionieri Hamas sotto attacco – agosto 2016 –

Comunicato Brigate Abu Ali Mustafa, braccio armato del FPLP – agosto 2016 –

Comunicato FPLP – agosto 2016 –

La lotta per il rilascio di Georges Abdallah

Il 19 giugno, in occasione della Giornata Internazionale del Rivoluzionario Prigioniero (GIRP), si è svolta , a Parigi, un’ importante manifestazione di sostegno al compagno prigioniero Georges Ibrahim. Abdallah. Questa manifestazione è parte della ampia mobilitazione internazionale a sostegno del compagno Georges, che da anni vede impegnate numerose organizzazioni, comitati, organismi, tra cui il Soccorso Rosso Internazionale (SRI).

Più di 300 manifestanti hanno sfilato per le vie di Parigi, scandendo slogan di solidarietà a Georges,esigendone la liberazione senza condizioni. Molti slogan  sono stati lanciati anche in favore della Palestina, contro il sionismo e l’imperialismo. Al termine del corteo, in Place de la Republique, ci sono stati interventi che hanno sottolineato la coerenza politica e la determinazione di Georges Ibrahim. Abdallah, la necessità di collegare le lotte sociali attuali con la solidarietà ai prigionieri politici ed è stato espresso il sostegno ai 7000 prigionieri palestinesi nelle carceri sioniste.

Una quarantina di militanti appartenenti al SRI (sezioni di Belgio, Italia, Svizzera e Turchia) ha partecipato con striscioni e slogan a questa manifestazione.

In contemporanea con questo corteo, il collettivo francese  Coup pour Coup 31, ha visitato in carcere il compagno Georges, che ha salutato con favore la manifestazione di Parigi, considerandola parte del movimento antimperialista e anticapitalista. Ha inteso affermare il proprio sostegno al movimento di lotta contro la “legge sul lavoro”, si è rallegrato della liberazione di Khalida Jarrar e ha dichiarato che la lotta per la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi deve continuare e deve intensificarsi.

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Allo Spazio Popolare Neruda di TORINO, sabato 11 giugno, ore 17.30:
presentazione e proiezione del video
 
GEORGES IBRAHIM ABDALLAH. UN COMBATTENTE COMUNISTA LIBANESE DETENUTO IN FRANCIA DAL 1984
 
A seguire dibattito
 
Iniziativa organizzata da:
 
CCRSRI; Fronte Palestina-dalla solidarietà alla lotta internazionalista; Riscossa Proletaria per il Comunismo.

Locandina GIA 11 giugno Torino

Pubblichiamo la lettera che il 24 ottobre Georges Ibrahim Abdallah ha scritto a tutti i solidali che nel mondo hanno organizzato e partecipato alle iniziative per la giornata internazionale in suo sostegno.

Dichiarazione di Georges Abdallah – Lannemezan, 24 ottobre 2015 – Ottobre 2015.

Pubblichiamo un nostro resoconto (con alcune foto) sulla mobilitazione che si è svolta a Milano, e su tante altre che si sono tenute nel resto del mondo, in solidarietà al rivoluzionario prigioniero Georges Abdallah.

Georges Ibrahim Abdallah. 31 anni di detenzione – 31 anni di resistenza. Ottobre 2015.

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24 ottobre 2015, davanti al consolato francese di Milano, PRESIDIO per Georges Ibrahim Abdallah, a sostegno della Resistenza Palestinese, contro la NATO, Trident Juncture e tutte le guerre imperialiste – ottobre 2015 –

FPLP. Sciopero della fame -agosto 2015-

Dichiarazione di Georges Abdallah letta all’incontro di Marsiglia – 21 marzo 2015 –

Messaggio di Geroges Ibrahim Abdallah sulle lotte popolari in Maghreb – aprile 2011-

Dichiarazione di G.I.A per la Giornata di solidarietà verso i prigionieri palestinesi – marzo 2002 –

Primo testo di solidarietà verso i prigionieri politici turchi in sciopero della fame. G.I.A. – luglio 2001 –

Georges Ibrahim Abdallah: fino a quando? -Collettivo per la Liberazione di Georges Ibrahim Abdallah- febbraio 2015.

Lettere de “La Rete di Solidarietà con la Resistenza Palestinese”, di Dimitri Koufountinas e di Nikos Maziotis in sostegno a Georges Ibrahim Abdallah -febbraio 2015-

Giornata di mobilitazione in solidarietà a tutti i prigionieri palestinesi, ad Ahmad Sa’adat e a Georges Ibrahim Abdallah! -gennaio 2015-

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Il governo francese decide di non liberare Georges Ibrahim Abdallah -Collettivo per la Liberazione di Georges Ibrahim Abdallah- novembre 2014.

Libertà per Georges Ibrahim Abdallah! -COUP POUR COUP 31- ottobre 2014.

Solidarietà al rivoluzionario prigioniero Georges Abdallah! -ottobre 2014-

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VIVA LA RESISTENZA PALESTINESE FINO ALLA VITTORIA! SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI! -settembre 2014-

Dichiarazione di Georges Ibrahim Abdallah al processo del 26 febbraio 1987

FRAZIONE ARMATA RIVOLUZIONARIA LIBANESE. Comunicato sull’esecuzione di Yacov Barsimantov a Parigi. 1982

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