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Primo Maggio Internazionalista Rivoluzionario

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Novembre 2020

Nove rivoluzionari di origine turca sono stati arrestati il 28 novembre in Grecia con l’accusa d’appartenenza a un’organizzazione terrorista (DHKP-C), di possesso d’esplosivo e armi da fuoco e d’aver pianificato un’azione armata contro il presidente turco Erdogan. Questi deve fare una visita ufficiale in Grecia fra qualche giorno, la prima visita di un  capo di Stato turco dopo 65 anni. Si tratta anche del primo caso di militanti arrestati in Grecia perché accusati d’essere membri del DHKP-C e d’aver programmato un attacco sul suolo greco.

Paesi Baschi. Forze della sinistra indipendentista basca contro la politica di capitolazione.

Sabato 11 marzo, violenti scontri sono scoppiati a Pamplona. In seguito a una manifestazione convocata da “Autodifesa contro la repressione” contro la repressione poliziesca, decine di giovani mascherati hanno lanciato pietre sulle forze dell’ordine, rovesciato e dato alle fiamme cassonetti. A questa manifestazione hanno partecipato forze della sinistra indipendentista basca critiche rispetto alla politica di capitolazione. Quattro persone sono state arrestate, tre di loro originarie di Renteria (periferia di San Sebastian) sono state imprigionate per “disturbo dell’ordine pubblico e terrorismo”. Il quarto dimostrante, un minore, è stato rimesso in libertà.

Solidarietà per Musa Asoglu!

Accusato e poi assolto in Belgio in relazione al famoso “caso DHKP-C” (2005-2009) il rivoluzionario turcoolandese Musa Asoglu non ha finito di essere vessato dagli Stati alleati del regime turco. In questi ultimi anni è stato l’oggetto di una vera e propria caccia all’uomo organizzata dalla CIA in territorio europeo. Su di lui pendeva una taglia di 3 milioni di dollari da parte degli USA, che lo presentano come dirigente del DHKPC, organizzazione rivoluzionaria che ha spesso attaccato gli interessi americani in Turchia, ma anche l’oligarchia turca. Costretto a vivere in clandestinità, Musa Asoglu, ora 55enne, è stato catturato il 2 dicembre 2016 dalla polizia tedesca ad Amburgo. È detenuto nella prigione di Karlsruhe senza aver commesso alcuna infrazione in Germania, unicamente sulla base dei fascicoli de servizi antiterrorismo turchi costruiti su falsità spudorate e presunte “confessioni” estorte sotto tortura. Sostenere Musa Asoglu significa appoggiare la resistenza contro il fascismo in Turchia, denunciare la collaborazione degli organi polizieschi e giudiziari europei con i torturatori di Ankara.

Nuova clip di Skalpel “ACAB”

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Sia in America che in Europa i primi anni ’20 sono anni di crisi e di lotte sociali. Gli scioperi si traducono in scontri violenti in parecchie grandi città degli Stati Uniti, come a Boston. Nel 1920 molti attentati anarchici sono commessi contro i responsabili politici. Gli uffici della banca Morgan a Wall Street sono colpiti da un attentato con un carretto-bomba che provoca 38 morti e 200 feriti. Un’ondata repressiva s’abbatte su anarchici, ma anche su comunisti, socialisti e sindacalisti americani.

In Massachusetts succedono due rapine: la prima in un calzaturificio a Bridgewater il 24 dicembre 1919, l’altra a South Braintree il 15 aprile 1920. Nel corso di quest’ultima sono uccisi il cassiere della manifattura e la sua guardia del corpo. La polizia sospetta subito gli anarchici italiani ed esegue  molti arresti in questo ambito, fra cui Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.

Nicola Sacco, nato nel 1891 in un villaggio dell’Italia meridionale, emigra negli Stati Uniti nel 1908. Operaio ciabattino a Boston nel 1917 va in Messico per evitare l’arruolamento militare. Inizialmente repubblicano, Sacco diviene socialista, poi militante anarchico.
Bartolomeo Vanzetti, nato nel 1888 in Italia settentrionale da una famiglia borghese, s’interessa molto presto di socialismo e in seguito di anarchismo. All’età di 20 anni emigra a New York dove pratica ogni tipo di mestiere. È un militante sindacalista attivo e influente. I due anarchici vengono arrestati vicino a una macchina rubata appartentente un altro anarchico italiano e che la polizia afferma essere la macchina della rapina. Sacco e Vanzetti rifiutano di collaborare con la polizia.

Il primo processo ha inizio il 22 giugno 1920. Un certo numero di testimoni a carico che ha visto la rapina solo da lontano dichiarano aver “riconosciuto” degli italiani. I testimoni a favore degli immigrati italiani sono ignorati, benché forniscano alibi a Vanzetti. Il 16 agosto 1920, Vanzetti è condannato per la prima rapina da 12 a 15 anni di prigione, pur riuscendo Nicola Sacco a provare che quel giorno era in fabbrica.

È nel secondo processo svoltosi a Dedham dal 31 maggio al 14 luglio 1921 che Sacco e Vanzetti sono condannati senza prova alla pena capitale per la rapina omicida di South Braintree. Il giudice Thayer che presiede il tribunale afferma che “I loro principi comportano il crimine” e che “la prova che condannava questi imputatiti era [la loro] coscienza di aver commesso del male”. Gli amici dei condannati, dirigenti sindacali e democratici borghesi di Boston lanciano una campagna che avrà una grande eco. Comitati di difesa vengono creati in tutto il mondo per sensibilizzare l’opinione rispetto a questa ingiustizia. Sarà una delle prime grandi campagne del Soccorso Rosso Internazionale.

Nel novembre 1925 un bandito confessa dalla sua prigione di essere l’autore, con membri di un’altra banda, della rapina di South Braintree, ma il giudice Thayer rifiuta di riaprire il caso: ciò rilancia l’ondata di protesta internazionale. Nel 1926 è confermata la condanna a morte dei due anarchici. Nonostante la grande mobilitazione internazionale e il ripetuto rinvio dell’esecuzione, Nicola Sacco, Bartolomeo Vanzetti e Celestino Madeiros sono giustiziati sulla sedia elettrica nella notte fra il 22 e il 23 agosto 1927 nella prigione di Charlestown, suscitando un’indignazione generale. Il 23 agosto 1977, il governatore del Massachusetts assolve i due uomini e li riabilita ufficialmente.

Numerose opere (fra cui un libro di Howard Fast, autore di Spartacus) sono state dedicate al caso, ma la più celebre è la canzone Here’s to you di Joan Baez, musica di Ennio Morricone, per la colonna sonora originale del film Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo (1971). La canzone riprende le parole stesse di Vanzetti: “Here’s to you Nicola and Bart / Rest forever here in our hearts / The last and final moment is yours / That agony is your triumph ».(Eccovi Nicola e Bart/ sono per sempre nei nostri cuori/ l’ultimo momento finale è vostro/quell’agonia è il vostro trionfo, n.d.t.).

Dopo la pronuncia della sua condanna, Vanzetti infatti aveva scritto al giudice Thayer: “Se questo non fosse accaduto avrei trascorso tutta la vita a parlare all’angolo delle strade a delle persone sprezzanti. Avrei potuto morire sconosciuto, ignorato: un fallito. Questo è la nostra carriera, il nostro trionfo. Mai nella nostra vita avremmo potuto sperare di fare per la tolleranza, la giustizia, la comprensione reciproca degli uomini, quello che facciamo oggi per caso. I nostri discorsi, le nostre vite, le nostre sofferenze sono niente. Ma che ci si privi delle nostre vite, di un bravo ciabattino e di un povere venditore di pesce, è troppo! Questo ultimo attimo è nostro. Quest’agonia è il nostro trionfo”.

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A fine anni 1920, le miniere di carbone rappresentano il secondo settore industriale del Paese, esattamente dopo la metallurgia. Con l’avvento della grande crisi i redditi dei minatori vengono ridotti del 30% in pochi mesi, mentre gli affitti non variano e il prezzo del pane cresce. Al taglio dei salari si aggiungono i licenziamenti: oltre 500.000 disoccupati nel 1932, di cui 200.000 non risarciti… Il 17 maggio 1932, i padroni minerari nel Borinage (area della provincia di Hainaut in Vallonia, n.d.t.) annunciano un’ulteriore diminuzione di salario pari al 5%. È la scintilla per un’ondata di scioperi insurrezionali che finiscono per estendersi ad altri bacini carboniferi, al settore metallurgico e ai trasporti.

I socialisti sconfessano lo sciopero e la repressione è feroce: la gendarmeria carica a colpi di spada, le manifestazioni delle famiglie e i raggruppamenti di oltre 5 persone sono vietati. Infine, viene decretato lo stato d’assedio: auto munite di mitragliatrici controllano i quartieri operai e dirigenti comunisti e sindacalisti rivoluzionari sono imprigionati. Domenica 10 luglio, la gendarmeria carica una manifestazione a Roux e uccide un operaio, Louis Tayenne. Poco a poco, con la complicità dei dirigenti socialisti, i minatori sono isolati e pongono fine allo sciopero alla metà di settembre. La storia di questo sciopero è il soggetto di un film muto “Misère au Borinage” realizzato nel 1934 da Henri Storck e Joris Ivens, divenuto oggi un riferimento cinematografico.

Meno noto è il documentario “Manifestazione per Tayenne” girato l’anno precedente. È pertanto il primo documentario sociale della storia del cinema. Mostra la manifestazione organizzata nel 1933 dal Soccorso Rosso in occasione del primo anniversario dalla morte di Louis Tayenne, dapprima sui luoghi del dramma e poi al cimitero. Questa commemorazione che onora non solo Louis Tayenne, ma tutti i lavoratori morti in difesa degli interessi della loro classe, è avvenuta durante tutti gli anni 1930.